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Monte Zerbion

Nota: Questa pagina dispone di due tracciati GPS scaricabili nell'apposita sezione.

 

Il Monte Zerbion (2722 metri, N45 47.285 E7 39.818; altrove, 2719 e 2720) si presenta come un eccezionale e rinomato punto panoramico che domina e chiude l'alta Val d'Ayas, al disopra di Saint Vincent. Frequentato e conosciuto da generazioni di escursionisti, lo Zerbion è la grande piramide color verde scuro che chiude l'alta Ayas a sud, a guisa di ambito balcone sulla valle e sul ghiacciaio: è spesso avvolto da una luce azzurrognola, da cui deriva l'antico toponimo in patois, Mont Pers, ovvero monte azzurro.

Da questa imponente piramide diparte la lunga cresta spartiacque che divide la Valtournenche dalla Val d'Ayas, culminante nel Grand Tournalin. La sua sommità è sormontata dalla grandiosa e candida statua della Madonna, voluta durante l'epoca fascista, che abbraccia Saint Vincent; secondo Mario Aldrovandi è stata costruita in bronzo ed alluminio dallo scultore torinese Bistolfi. Secondo una targhetta posta sul retro della parte inferiore della grande statua, è stata restaurata nel luglio 1993 (Gentem Tuam Servam) dalla Comunità Montana Monte Cervino tramite il Consorzio CIALM. Poco sopra la targhetta si nota, evidente, lo squarcio in corrispondenza del punto di uscita di un fulmine. Ai suoi piedi, sul basamento in pietra, si notano numerose fotografie e piccole lapidi di vittime della montagna. Il basamento fungeva da piccolo rifugio in caso di emergenza; è tutto ciò che resta di un ampio oratorio, cui si fa cenno nel manuale Le Vette della Val d'Ayas. Un articolo storico, dedicato alla Via Crucis ed alle opere sacre presenti sul monte, è stato pubblicato nel numero invernale 2008-2009 della rivista Carnet Val d'Ayas.

Monte Zerbion. Le tre vie di salita

La prima via di salita allo Zerbion avviene dai 1898 metri del parcheggio di Barmasc e richiede tra le 2.30 e le 2.45 ore, 3.10 secondo le nuove paline installate all'inizio del percorso, per un dislivello complessivo di 824 metri. Questa panoramicissima cima è raggiungibile anche dal versante occidentale con un secondo percorso, più precisamente dal Comune di Antey-Saint-André nonché dai 1505 metri di Promiod, con un dislivello totale di 1207 metri; tale itinerario, noto anche nel periodo invernale, è descritto in seguito. Vi è infine una terza possibile salita, dai 1382 metri di Nissod (Châtillon), anch'essa descritta in seguito.

 

Salita al Monte Zerbion da Barmasc, via Colle Portola

La partenza avviene, come premesso, al Barmasc (1898 metri), il pianoro velocemente raggiungibile in automobile da Antagnod. Il percorso parte dall'estremità occidentale del cosiddetto Pian delle Dame: richiede circa 2.45-3.00 ore per escursionisti allenati, malgrado le paline attestino in 3.10 ore il tempo di salita lungo il sentiero 2-intervallivo 105. Il sentiero è ben segnato e conduce con sicurezza, attraverso tratti boscosi, ai piedi del valico del Portola e all'ampia, panoramica cresta intervalliva. L'escursione, panoramica e boscosa lungo il primo tratto, diventa più aerea solo una volta in cresta. Non è consigliabile in caso di ghiaccio o copertura nevosa al suolo.

La parte più impervia e ripida del sentiero termina ai 2410 metri del Colle Portola, dove si trova la statua del Risorto creata da Gabriel Girardi nel 1995. Da lì in poi il sentiero corre in cresta, con fondo in terra battuta e bordo erboso, salendo progressivamente fino a raggiungere e superare i 2600 metri. A nord ed a poca distanza dalla vetta dello Zerbion, dopo l'anticima e lungo l'ampio sentiero di cresta, è stata posizionata nel 2007 una installazione meteo-idrografica consistente in un'asta metallica, dotata di pannello solare. Il palo si trova a quota 2362 metri ed era presente nell'estate 2013, così come nel tardo ottobre 2014 e nel luglio 2016, nonché nell'inverno 2017. A poca distanza vi è un piccolo ma ben evidente affioramento di minerali ferrosi, dal colore rosso intenso.

Il percorso, una volta superato il ristretto valico roccioso del Colle Portola, diviene quasi pianeggiante, in terra battuta e calcescisti friabili, bordato d'erba e panoramicissimo, a tratti molto ventoso. L'ultimo tratto prima della vetta vera e propria può presentarsi lievemente ripido ed a tratti scivoloso, pur essendo servito da un ottimo ed ampio, frequentatissimo sentiero: richiede il superamento di alcuni tratti su balzi rocciosi, pur restando sempre ben battuto ed agevolmente percorribile. Salendo alla vetta si incontra anche una "Via Crucis" in pietra che accompagna nella salita dal Pian delle Dame fino alla vetta stessa. Nel dettaglio, Marcello Salvetta si è occupato dei bassorilievi della Via Crucis dal Barmasc al Colle Portola (anno 1995); Jane Vanderpoel ha realizzato i bassorilievi dei Misteri del Rosario dal Colle Portola alla vetta dello Zerbion (anno 1999); infine, Umberto Sangallo ha realizzato il bassorilievo di Gesù nel Getsemani a Barmasc (2004). Il panorama dello Zerbion è giustamente famoso: il monte domina la vallata di Saint Vincent ed il fondovalle della Val d'Ayas, presentando anche una perfetta esposizione sull'intero massiccio del Rosa.

Nel luglio 2009, lungo l'esile traccia che sembra discendere verso il Picco Belin è stato osservato, nascosto ed attaccato alla roccia, uno strano oggetto composto da tre frammenti di vetro, probabilmente usati come specchi da misurazione a distanza (laser?) o per semplice rifrazione in alcune ore della giornata. L'oggetto, rudimentale, non era più presente nel 2008. Una salita successiva è cominciata al Barmasc alle ore 05.40, raggiungendo la vetta alle 07.30; Varasc.it è tornato al Monte Zerbion nelle prime ore di mercoledì 04 agosto 2010, partendo alle 06.33 dal Barmasc ed arrivando alle 07.23 al Colle Portola, sui sentieri 2 e 105. Per le 08.00 ero in vetta, ripartendone alle 08.22 e rientrando al parcheggio alle 09.10.

La salita del primo agosto 2016 non ha evidenziato alcun cambiamento rispetto a quanto descritto, né le successive salite del 2017 e del 2018.

 

Monte Zerbion. Salita (estiva e invernale) da Promiod

La salita al Monte Zerbion dal versante della Valtournenche è possibile, dapprima per ampi pascoli alpini, quindi per boschi e per un'ampia e lunga cresta erbosa, dal parcheggio di Promiod (1505 metri). Si tratta di una salita semplice e frequentata durante la bella stagione, che d'inverno richiede invece un notevole allenamento e presenta difficoltà alpinistiche, a seconda delle condizioni del terreno, nel tratto terminale; si consiglia dunque di fermarsi all'Anticima, contraddistinta da una piccola ed elaborata croce, presente nel maggio 2015. Il percorso è descritto anche da un tracciato GPS, disponibile nell'apposta sezione di Varasc.it e risalente al 31 maggio 2015. Una nuova salita è avvenuta invece il 17 aprile 2017.

L'abitato è raggiungibile in automobile da Antey-Saint-André, segnalato soprattutto per via del noto camping Dalai Lama, ben visibile sulla destra della carreggiata per chi sale; una volta superato si accede al paese vero e proprio, ove si trova anzitutto un comodo parcheggio. Ci si addentra nell'abitato, superandone la chiesetta e trovando più fontane agibili anche nel periodo invernale; da qui si imbocca un sentiero che porta alla strada sterrata (un breve tratto è stato recentemente asfaltato) corrispondente all'intervallivo 105 ed al sentiero 6, al disopra dei prati che declinano verso il Torrent de Promiod e puntando la ben visibile dorsale spartiacque del Colle Portola.

La strada si biforca più avanti, in corrispondenza di una palina, tra il sentiero 6 per il Monte Zerbion (2.45 ore, E, via Colle Portola) ed il 105; si prosegue lungo quest'ultimo, verso oriente, piegando quindi a sud attraverso alcune grandi radure e toccando dapprima l'alpe Arsine (1844 metri), quindi le baite di Francou, 2021 metri l'inferiore (Francou dèsot). Nel periodo invernale, l'assenza di paline o di segnaletica elevata rispetto al suolo rende difficile capire dove occorre esattamente cessare di proseguire verso sud, lungo la radura; in realtà occorre camminare sempre in avanti, lungo il margine del bosco, raggiungendo un vasto pianoro erboso a quota 1994 metri. Estremamente panoramico sulla zona sottostante, estesa da Saint Vincent a Montjovet, alla Testa Comagna, alla Cima Botta ed alle vette limitrofe, il pianoro ospita una piccola panchina e soprattutto tre paline della segnaletica: una per il Col Portola (1.30 ore, EE, sentiero 12), una per l'abitato di Nuarsaz (45 minuti, EE, sentiero 12) e la terza per lo Zerbion, 1.35 minuti, EE, sentiero numero 7.

Si sale in costante pendenza nel bosco con percorso che, d'inverno, è spesso impercettibile; in realtà vi si incontrano i sentieri 7 e 105. In caso di parziale innevamento si può proseguire a sud (destra) del folto lariceto, ove, su un pendio erboso, si trovano svariati antivalanga realizzati con tronchi di legno. Fuori dalla fascia boscosa si accede alla cresta del Monte Zerbion, l'ampia dorsale erbosa che decade dalla vetta verso ovest, sempre più panoramica ed aperta con il progredire della salita, seguita solamente da qualche raro cippo con labili frecce gialle; a quota 2384 metri sorge la cosiddetta Anticima, un semplice rilievo erboso contornato da qualche bassa pianta e da rose canine, su cui spicca una piccola croce con un Cristo in legno ed una copertura. Da qui la cresta, dopo un ultimo tratto semipianeggiante a quota 2462 metri, si assottiglia notevolmente opponendo, nel periodo invernale, lunghe ed infide cornici nevose; alla propria sinistra si ammira la cresta intervalliva fino al Colle Portola, al Monte Tantané ed al Grand Tournalin, oltre che al Monte Cervino.

La percorrenza di questo ultimo tratto richiede come premesso capacità alpinistiche, l'uso di piccozza e ramponi a seconda delle condizioni del manto nevoso, che comunque si presenta fortemente inclinato ed affilato nei tratti intermedi della cresta. Il consiglio, nel periodo invernale, è di limitare pertanto l'escursione all'Anticima, in posizione N45 47.172 E007 38.816; il proseguimento deve essere valutato con grande attenzione in base alle condizioni del pendio e al proprio allenamento. Successivamente, l'erto pendio risale con pendenza sempre costante fino ai piedi dell'ampio basamento della statua sommitale, raggiungendo la vetta del Monte Zerbion che è premessa da alcuni tratti più ripidi, sempre con sentiero ben segnalato e battuto; poco prima della cima, le grandi rocce della dorsale presentano una profonda ed evidente spaccatura, che è bene ricordare se si intende salire nel periodo invernale.

La salita di Varasc.it del 31 maggio 2015, iniziata alle 7.49 da Promiod, ha visto l'arrivo in vetta alle ore 10.25, con successiva discesa verso il Colle Portola, il contiguo Col du Bière e, sulla sterrata poderale, nuovamente Promiod, per un totale di circa 16 km. Si raccomanda cautela in presenza di neve, vista la pendenza e l'esposizione di alcuni pendii.

La salita del 17 aprile 2017 non ha rilevato differenze rispetto a quanto descritto in questa sezione del sito. Si raccomanda grande cautela, e un'opportuna valutazione della fattibilità della salita, nell'ultimo tratto.

 

Monte Zerbion. Salita da Nissod (Châtillon)

Una via di salita meno nota, più lunga e impegnativa, parte dai 1382 metri di Nissod, nel comune di Châtillon, comportando un dislivello di circa 1340 metri e dalle 3.30 alle 4 ore di cammino. Si tratta di un percorso poco frequentato, che permette di visitare la collina di Châtillon e regala una prospettiva differente dello Zerbion, rispetto alla classica salita da Antagnod e a quella da Promiod. Alcune fonti lo citano in relazione al toponimo di Nouarsaz o Nuarsaz, da non confondere con l’omonimo hameau ad Antey-Saint-André. Si consiglia questa salita in primavera, avendo cura di trovare la cresta superiore sgombra dall'ultima neve, o in autunno (d'estate, l'esposizione la rende troppo calda). Effettuata per la prima volta nel maggio 2018 da Varasc.it, questa salita si è rivelata piacevole, sempre ben segnalata e intuibile, priva di particolari difficoltà e sempre facilmente seguibile.

Come premesso ha inizio a Nissod, raggiungibile in auto su strada asfaltata e ristretta da Châtillon, avendo cura di lasciare la SS26 (per chi viene dall’autostrada, o comunque dalla direzione di Ivrea) al semaforo precedente la galleria oltre la quale si svolta per entrare in Valtournenche. A questo semaforo si curva a destra (nord), seguendo dapprima le indicazioni stradali per “Collina” e, successivamente, per Domianaz e Nissod; si resta sempre sulla strada principale, ignorandone le deviazioni, fino a quest’ultimo villaggio. La strada asfaltata finisce in un piccolo parcheggio con una fontana protetta da una lunga tettoia; sul lato opposto alcune paline citano Fressoney, Pointè, Carte-Chenè, Etavè, Ronc-Devies.

Proprio in fondo alla tettoia della fontana, una palina gialla della segnaletica indica il sentiero 7, Monte Zerbion 2720 m, 3 h 30, difficoltà EE. Tale sentiero è in realtà una delle due alternative, poiché si può anche risalire la strada, ora sterrata, che prosegue alla volta dell’Alpe Devies o Deviaz (1689). In entrambi i casi, si attraversano magnifici e ampi pascoli, ben esposti al sole; si consiglia di seguire all’andata la comoda strada poderale, che permette di guadagnare quota in modo più morbido. A 1734 metri si giunge a Cheney, piccolo villaggio parzialmente in rovina, affacciato sulla Valle Centrale, sul Monte Emilius e su ridenti pascoli; ben evidente, una vecchia e lunga fontana a tre vasche mostra sia le (sbiadite) indicazioni del sentiero 7 che quelle del 107. A poca distanza si nota anche una moderna e grande vasca a cielo aperto per la raccolta idrica, che dal sentiero è posta in asse con le Dame di Challand. Si sale alle spalle della fontana, lungo il sentiero 7 e nel bosco, su una sorta di pista o tratturo; il lariceto è rado, lascia intravedere bene la grande cresta occidentale dello Zerbion e, a tratti, la sua vetta. Sempre seguendo la traccia si arriva al bivio tra il sentiero 12, che proviene dal Col de Joux e va al Col Portola 2414 m (1.45 h, EE) e il 7, Monte Zerbion 2720 m (1.50 h, EE). Si segue ovviamente quest’ultimo, su un tratto relativamente ripido, sempre nel bosco; poco sopra si mette piede su un ampio pianoro, a quota 1991 metri, che da questo punto corre verso nord fino all’alpe Francou, situata sul percorso proveniente da Promiod. Non la si raggiunge, ovviamente; sul bordo della radura si trova, oltre ai ruderi di una probabile panca di legno, una palina con indicazioni per il Colle Portola (1.30 h, ora), per lo Zerbion (1.35 h) nonché del sentiero 12 per Nouarsaz 1704 m (0.45 h, EE).

Si piega a destra, abbandonando il 12 e risalendo lungo il 7 in un fitto lariceto, lo stesso che si supera nel percorso per lo Zerbion proveniente da Promiod. In primavera, in presenza di nevai residui nel bosco, si può cautamente piegare sulla destra, ovvero sul bordo esterno del bosco, risalendolo parimenti in direzione della grande cresta e della vetta dello Zerbion stesso. Superata la fascia boscosa, si mette piede sulle affascinanti e ventose praterie d’alta quota che ricoprono la cresta occidentale del monte; il sentiero è ben marcato, visibile, e procede in linea praticamente retta fino all’Anticima occidentale dello Zerbion, ove si trova la piccola croce già descritta nell’itinerario proveniente da Promiod. I due percorsi, infatti, coincidono ora fino alla vetta, sovrastata dalla grande statua della Madonna.

Per gli amanti della flora d’alta quota, si segnala che il percorso da Nissod è stato effettuato da Varasc.it nel maggio 2018 alla ricerca (coronata da successo) di esemplari di Pulsatilla Montana, Pulsatilla Vernalis e di Bulbocodium vernum.

 

Monte Zerbion. Particolarità geologiche, leggende e toponomastica

Geologicamente parlando, il Monte Zerbion è composto da rocce ofiolitiche, vale a dire aggregazioni di gabbri, basalti e serpentiniti originarie dei fondali dell'oceano perduto, la Tetide, la cui espansione cessò nel Cretaceo per soccombere definitivamente in epoca Terziaria alle spinta convergente della zolla africana e della zolla europea. La parte superiore dello Zerbion è formata da sequenze di calcescisti, mentre la lunga cresta che dalla vetta declina fino alla Testa Comagna è composta da rocce ofiolitiche. Alla base della parete orientale dello Zerbion, infine, abbiamo gabbri metamorfici provenienti dal profondo degli antichi fondali, e caratterizzati da cristalli di pirosseno nero o verde in uno sfondo bianco-giallo di epidoti e albite. La sua cresta meridionale prosegue alla volta del vicino Picco Belin, degradando infine sul Mont Jetire e sulla sottostante Cima Botta.

Il Canonico G. Carrel nel numero 12 del Bullettino del Club Alpino Italiano, 1° semestre 1868 pubblicò il pregevole articolo La Vallée de Valtornenche en 1867, descrivendo il monte con il curioso toponimo di Gerbion (2744m). La cime de Gerbion, point remarquable de la Triangulation Sarde, est située entre Saint-Vincent, Châtillon et Ayas. On la voit d'Aoste. La vue en est très-étendue sur une grande partie de la vallée d'Aoste et même du côté d'Ivrée. L'accès en est très-facile. Il faut près de cinq heures pour monter et presque autant pour descendre. Nel 1899, l'abbé Amé Gorret e Giovanni Varale descrissero lo Zerbion nell'opera Guida illustrata della Valle di Challant o d'Ayas. Il Zerbion servì di punto di triangolazione agli ufficiali dello Stato Maggiore Sardo, per il rilievo della grande carta delle antiche provincie. (...) Presso la cima, in agosto, crescono in gran copia gli edelweiss.

Se sul versante ayassino lo Zerbion è noto con il pacifico toponimo di Mont Pers o monte azzurro, sul lato opposto la sua nomea assunse tinte ben più fosche. In un articolo del 27 agosto 1987, pubblicato su La Stampa, Pierino Daudry ricordò come nei secoli la montagna abbia scaricato infinite frane e valanghe, minacciando i borghi e gli alpeggi ai suoi piedi. Tale abitudine ha generato una lunga serie di toponimi locali che, ancora oggi, ricordano un cupo monito: dal vallone di Roteuss, derivante dal termine locale per il rotolare dei massi, a Perrière (perire), Clapeaz e Clapeon, Tsan-Mort, Tromein e Lereunon, accostato da Daudry al basco larrun, frana. Da tale rovina orografica derivò perfino l'antica leggenda del Kiapey de la soursie, non dissimile da quella inerente a Extrapieraz in Ayas: una storia di adulterio e stregoneria, scoperta dalla moglie tradita, con conseguente fuga e vendetta della soursie o strega, avrebbe portato al crollo della montagna su vigne, pascoli e prati, dando origine all'attuale kiapey o pietraia posta ai piedi dello Zerbion tra Châtillon e Saint Vincent, lungo il Torrent Neyran.

Nel 1962, La Valle del Cervino di Francesco Cavazzaro descrisse lo Zerbion, riferendosi tra l'altro al progetto mai realizzato di costruirvi un colossale impianto sciistico, chiamato Funivie Zerbion e (fortunatamente) abbandonato nel 1989, come descritto in calce a questa pagina. M. Zerbion (m 2722 IGM). Costituisce il pilastro terminale della cresta spartiacque tra Valtornenza e val d'Ayas. Verso S si affaccia come un aereo balcone sulla valle della Dora e guarda verso S. Vincent e Châtillon. Sulla vetta esiste una grande statua della Madonna visibile da lontano. E' in progetto una funivia che dovrebbe raggiungere la vetta partendo da S. Vincent; si potrebbe allora collocare gli ski-lifts sulle pendici di Valtornenza, campo facile e ideale per lo sci. In questo caso il CAI potrà rimpiangere di aver lasciato cadere in rovina il rifugio d'Entrèves.

Il Monte Zerbion nella stampa

La grande statua della Madonna ed il suo basamento, un tempo piccolo riparo non dissimile da quello costruito sulla vetta della Colma di Mombarone nelle Alpi Biellesi, è stata più volte descritta nel corso dei decenni dai giornalisti. Varasc.it, nell'estate 2011, ha curato una breve "rassegna stampa" dedicata, in chiave storiografica, a questa nobile vetta ed alla sua curiosa, famosissima statua sommitale: una colossale, candida figura benedicente posta a picco sul fondovalle.Questa statua venne posta per celebrare il ritorno dei soldati dal fronte della Grande Guerra: tra il 1931 ed il 1932, ottemperando all'antico ex-voto delle valligiane, gli Alpini del maggiore Vincent Gorris riuscirono a portare in quota la grande statua. Il monumento venne inaugurato il 10 settembre 1932, ricordando le imprese del Grappa e del Pasubio; secondo il metro dell'epoca, occorsero ben 81 giornate di uomo, 4 giornate di cavallo, 16 e 1/4 di mulo, per un costo di 1894 Lire. La statua fu suddivisa in cinque pezzi per circa 440 chili, trasportati per un dislivello di 2146 metri. La famiglia di Giuseppe Ravera volle accollarsi le spese per la costruzione del grande basamento, pari a 12.000 Lire; la struttura fu costruita con pietre del Colle Portola e sabbia del torrente Evançon.

Il 13 settembre 1929, La Stampa descrisse la benedizione della statua, avvenuta domenica 8 settembre nella chiesa di Saint Vincent, ad opera del (...) curato rev. arciprete L. Alliod ed alla presenza del reverendo cappellano militare, dottor Edmondo De Amicis. L'egregia opera d'arte, alta cinque metri, del peso di circa dieci quintali, è stata fusa perfettamente nella Fonderia artistica del comm. Fumagalli.

Il 30 agosto 1933-Anno XI, La Stampa descriveva Il pellegrinaggio dei valdostani alla Madonna della Neve: (...) la colonna interminabile di combattenti e di valligiani che si snoda da Antagnod, lungo la mulattiera del monte, per poter giungere domattina all'alba sulla vetta o partecipare ad una manifestazione di fede e di pietà, che avrà luogo dinanzi alla statua della bianca Madonna delle Alpi, opera pregevolissima del senatore Leonardo Bistolfi. In testa alla colonna cammina S. E. mons. Francesco Imberti, Vescovo di Aosta. L'articolo narra come i fondi della prima raccolta, crica 30.000 Lire, vennero depositati nel 1928 presso il Crédit Valdotaine, (...) qualche mese prima che l'Istituto bancario fallisse, di guisa che il generoso contributo della popolazione e dei villeggianti di Saint Vince sfumò completamente. Ma l'anno seguente le offerte e le oblazioni per la erezione della statua furono così cospicue da superare di gran lunga il fabbisogno. Dinanzi al sacrario, mons. Imberti celebrerà domattina all'alba la messa da campo, mentre, stretti attorno alla Madonna, Combattenti, Camicie nere, valligiani e villeggianti eleveranno canti di amore e di gratitudine per propiziare i migliori eventi alla Patria fascista.

Il primo agosto 1981 si celebrò il cinquantenario dell'elevazione della grande statua, con una messa officiata da don Silvio Perruquet di Châtillon e da don Aldo Hosquet di Saint Vincent, alla presenza di ben 400 persone. Il 29 luglio 1982, in occasione del cinquantenario della posa, il vescovo di Aosta, monsignor Ovidio Lari, volle celebrare una solenne messa sulla vetta del monte insieme ai parroci di Ayas, Saint-Vincent e Châtillon. Proprio la parrocchia di Châtillon trasmise l'evento in diretta dall'emittente locale Radio Saint Pierre, diffondendo l'appello alla pace lanciato dal prelato. Undici anni più tardi, a fine luglio 1993, la statua del 1932 venne restaurata per volere della Comunità Montana Monte Cervino, su progetto dell'architetto Felice Verthuy; si ricorse a resine protettive per la superficie esterna della Madonna. 

Il 12 agosto 1999, La Stampa pubblicò il trafiletto Via Crucis in pietra, dedicato all'opera ed alla figura della scultrice olandese Jane Vanderpoel. Ha lavorato sei mesi con compressore e scalpello sotto un tettuccio in un'area di Chameran. E adesso il suo lavoro è pronto e sistemato lungo il sentiero che sale fino ai 2900 metri del Monte Zerbion. Secondo l'articolo, l'idea è nata grazie a Celestino Noussan, mentre la scultrice ha realizzato disegni di Gabriele Girardi su grandi lose, spesse circa 8 cm e pesanti ben 300 chili l'una, incise per una profondità media di 5 cm. Nel 1998 vennero posti in quota i cinque Misteri gaudiosi e, nell'estate 1999, i cinque Misteri gloriosi, dopo la benedizione avvenuta nella chiesa parrocchiale di Châtillon.

Le Funivie Zerbion. Un progetto fallito

Nel giugno 1989, svariate testate annunciarono il definitivo fallimento al progetto Funivie Zerbion, presieduto da Mario Borgio e volto in origine a fornire di impianti sciistici la zona di Saint-Vincent e Châtillon, già descritto (come premesso all'inizio della pagina) nel volume La Valle del Cervino del 1962. L'annuncio venne dato, dopo sei anni di tentativi, dall'assessore Renato Faval, principalmente per ragioni orografiche che portarono ad unanimi pareri negativi da parte dei tecnici interpellati. Secondo La Stampa (nell'articolo Zerbion addio. Niente sci a St. Vincent, 28 giugno 1989), in particolare, il progetto sarebbe stato bocciato perché giudicato dalla Regione (...) scarsamente funzionale alle esigenze di riqualificazione economico-turistiche della zona, oltre a comportare (...) forti trasformazioni negative in un'area di grande pregio ambientale. Secondo più articoli, la motivazione alla base del progetto risiedeva nel pesante calo di presenze turistiche nel periodo invernale; il comprensorio avrebbe coinvolto sette comuni.

 

Questa pagina è rispettosamente dedicata a Pier Giorgio Perucca, Carlo Fjou, Roger Obert, Ettore Grappein, Piero Bethaz, Corrado Vuillermoz, caduti sul Lyskamm Orientale il 17 settembre 1985.

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