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Testa Comagna o Testa di Comagna

 

Nota: Questa pagina dispone di un tracciato GPS invernale, scaricabile nell'apposita sezione.

 

Posta a sudest del Colle di Joux a 2099 metri di quota ed a N45 44.679 E7 43.344, la massiccia e boscosa Testa Comagna chiude l'alta Val d'Ayas continuando la cresta intervalliva proveniente dal Monte Zerbion e separando la zona di Brusson e Arcesaz dal vicino Comune di Emarese.

Dalla forma arrotondata, la Testa Comagna precede la Cima Botta e nasconde una storia geologica antichissima: sotto di essa corre una faglia oligocenica risalente a circa 30 milioni di anni fa, proveniente da Aosta ed estesa fino al Colle della Ranzola. Questa faglia ha portato in superficie elementi appartenenti alla falda del Monte Rosa, quali graniti di gneiss e di quarzo aurifero. Nella preistoria di Ayas, la Testa Comagna resistette inoltre alla violenta pressione dell'immenso Ghiacciaio dell'Evançon, venendo plasmata nella sua forma attuale e modellando la Val d'Ayas in una decisa strettoia in corrispondenza del millenario maniero di Graines. Dopo questo ostacolo, il Ghiacciaio dell'Evançon ricadeva su Arcesaz, occupando anche la zona di Challand-Saint-Anselme. In varie epoche, lo stesso Ghiacciaio Balteo risalì verso la Valle di Challant, specialmente nella grande glaciazione di Wurm, risalente a 75000-10000 anni or sono, quando sommerse Brusson attraverso e sopra il Colle di Joux.

Nel periodo invernale, la Testa Comagna offre l'opportunità di realizzare un piacevole percorso ciaspolabile, prolungato e quasi costantemente in dolce salita, protetto dai boschi ed usualmente ben tracciato. Tale percorso è il numero 5 proveniente dal Colle Tzécore o Tsécore, elencato in seguito; la salita è possibile anche mediante il più breve ed erto sentiero 1B proveniente dal Col de Joux, che tuttavia presenta alcuni tratti più ripidi e potenzialmente valangosi. Entrambe le vie sono descritte in seguito.

Gli itinerari di salita sono molteplici. La Testa Comagna è anzitutto raggiungibile dai 1616 metri del Colle Tzécore, Zuccore o Tzecore, procedendo in direzione nord (sentiero 5, difficoltà E, 1.30 ore). Alternativamente si può salire in cima a questa panoramicissima vetta dal Colle di Joux in un'ora e quarantacinque minuti, prestando tuttavia attenzione alla mancanza di segnaletica lungo il percorso. In entrambi i casi, la Comagna si conferma come meta eccezionalmente panoramica, adatta per una salita di media difficoltà. Si raccomanda cautela, sul sentiero, per la presenza di ghiaccio nel periodo invernale (come rilevato il 30 dicembre 2018); si è inoltre osservata, nel 2018, la presenza di svariati alberi caduti lungo l'itinerario di salita che, se non complicano la progressione, possono far perdere il sentiero in caso di presenza di neve al suolo.

Primo itinerario: salita dal Colle di Joux

Dal parcheggio del Colle, sul lato ayassino (Comune di Brusson) si cammina brevemente lungo la strada fino al cartello che segnala sia il passo che l'entrata nel comune di Saint Vincent, sul lato sinistro della carreggiata. Proprio prima del cartello inizia la poderale per Somarese, segnalata da due paline montate sul palo delle autolinee SAVDA, con dicitura "1B"per Colle Tzécore e Testa Comagna; sotto la carreggiata, in questo punto, scorre un canaletto. L'intero percorso è stato esaminato il 28 aprile 2012, non evidenziando cambiamenti degni di nota rispetto a quanto notato nelle salite dal Col de Joux del 2006, 2008 e 2010 e 2018.

Prendendo la poderale sterrata sulla sinistra, la si segue per circa cento metri fino a scorgere alla propria destra e più in basso, oltre pochi alberi e prati, l'evidente laghetto artificiale della frazione Pallu, 1625 metri. In corrispondenza del lago, sulla sinistra della carrabile si apre una deviazione nel bosco, poco più di una mulattiera priva di alcuna segnalazione: dopo un tratto iniziale in semipiano nel sottobosco, diviene un vero e proprio sentiero che risale nella folta boscaglia con alcuni tornanti, mantenendo un fondo di terra battuta circondata da erba lussureggiante e rami caduti. Nel bosco, osservando un minimo di silenzio, è possibile scorgere esemplari di fauna maggiore quali camosci e caprioli, se non addirittura cervi adulti. Il sentiero 1B risale in pendenza costante, superando un breve tratto parzialmente lastricato ed affrontando una lunga e più erta salita, caratterizzata da svariati ripidi tornanti all'interno del bosco; poche frecce gialle sugli alberi guidano la salita fino ad un ampio e profondo canale, valangoso nel periodo invernale e protetto in alto da antivalanga lignei (posto indicativamente tra i 1880 ed i 1899 metri di quota). 

Il tratto più erto culmina in una prima radura esposta a nordest, detta "Belvedere" per la sua accentuata panoramicità in questa direzione; si ritorna quindi nel bosco, percorrendo gli ultimi tratti di sentiero in pochi minuti, superando un breve traverso esposto sul lato destro e valangoso in inverno. Si incontra quindi il sentiero proveniente da Somarese, altrettanto ben battuto. Si accede all'ampia e soleggiata dorsale sommitale da nordovest. Qui si trovano gruppi più radi di alberi, prevalentemente conifere, tra cui molti larici schiantati dal fulmine, oltre ad estesi pascoli; nell'aprile 2012 molte piante sono apparse tagliate alla base, eliminando il legname marcescente o recentemente abbattuto durante le tempeste. La vetta è preceduta da un piccolo ma evidente cubo di pietra per rilevamenti geodetici, con incise in bianco le iniziali della Guardia Forestale ed il suo stemma, oltre all'indicazione del nord sull'apposita faccia del cubo. Tutto questo è parimenti inciso su una boccetta affiorante, a pochissima distanza.  

Appena oltre, circa al centro dell'ampia dorsale, sorge invece il monumento della vetta. Risalente al 2002 e dedicato a due bambini di cui riporta le toccanti fotografie, ospita un piccolo altare con Madonnina ed è sovrastato da un'alta croce che riporta la dicitura Bon Jesus Misericorde. Il sentiero prosegue oltre alla volta del Colle Tzecore. Il panorama dalla Testa Comagna è, come preannunciato, sensazionale. A nord-nordest ed immediatamente sotto di essa si stende innanzitutto Brusson, mentre più in alto ed a nord scorgiamo il Corno Bussola (3023), la lontana Gobba di Rollin (3899) ed il Grand Tournalin  (3207 e 3379), oltre al Dent d'Herens (4171). A nordovest notiamo invece il Bianco e l'innevata Tête de Valpelline. A sudovest, il "dente storto" del Mont Avic ed il Barbeston, oltre alla Tersiva; a sud, in basso, il Colle Tzécore o Zuccore (1616, N45 43.674 E7 43.140). A sudest, l'imponente gruppo delle Dame di Challand ed il Monte Nery o Becca Frudiera (3075), a nordest la zona dei Palasina, oltre alla Punta Valfredda (2944), al Bieteron (2764) ed al Corno Vitello (3057), al difficile Ciosé (2647) ed alla Bocchetta di Eclou. Infine, ricordiamo che la salita alla Comagna può essere complicata per i neofiti dalla mancanza di segnaletica: in questo caso è comunque possibile risalire le piste della seggiovia fino al suo arrivo superiore ("Seggiovia Junior, 1999, Tête de Comagne") da cui si procede superando la scarpata artificiale retrostante, inoltrandosi nel bosco su tracce di sentiero seguendo i segni bianchi e rossi della Forestale sugli alberi, fino a scorgere la dorsale sommitale. Risalendola sulla sinistra si interseca il ben tracciato sentiero proveniente da Somarese, giungendo in vetta; ad ogni modo è consigliabile seguire sin dall'inizio l'1B, avendo cura di individuarne l'accesso dalla mulattiera in concomitanza con il laghetto di Pallu.

Secondo itinerario: salita dal Colle Tzecore o Zuccore

Dal Colle Tzécore (ampio valico posto, come anticipato, a 1616 metri e N45 43.674 E7 43.140) si prende il sentiero numero 5 (paline gialle nel prato a nord del colle) che sale in vetta in 1.30 h., difficoltà E. Il tracciato, ben visibile, sale nel bosco in moderata pendenza, ampio e segnalato con vernice gialla (segnalazione RR, con freccia, sul lato sinistra). Si incontrano anche numerosi cartelli bianchi con dicitura "Zona speciale di divieto di caccia alla coturnice", sugli alberi. L'inverno 2017-2018 ne ha fatti cadere alcuni, lungo tutto il percorso, rischiando come premesso di far perdere la traccia in presenza di copertura nevosa al suolo.

Si procede fino ad un poggio panoramico, indicativamente a quota 1996, con notevole vista ad oriente; da qui si piega verso sinistra, uscendo dalla fascia alberata ed incontrando solamente bassi pinastri e qualche larice isolato, fino al monumento di vetta. Dal poggio panoramico di quota 1996 m. si può piegare a destra, brevemente, fino ad accedere ad un'elevazione (1992 m., N45 44.305 E7 43.703) che permette una bella veduta del fondovalle; la roccia esposta è marcata 2 - 3 - 1 - 9. La dicotomia delle quote riportate sulle carte e nel corso del rilevamento GPS del 9 febbraio 2008 non consente di indicarla con certezza come la Punta Tzecore o Zuccore. 

La salita è stata ripetuta sabato 02 gennaio 2010, in presenza di forte vento da ovest che ha portato un sensibile effetto wind-chill. Partiti alle ore 08.11 dal Colle Tzécore, abbiamo raggiunto la vetta della Comagna alle 09.14, ripartendone alle 09.30 e rientrando al valico alle 10.11. Ulteriori salite invernali ad anello, fino al dicembre 2018, non hanno rilevato cambiamenti in merito a quanto segnalato sulla salita dal Colle Tzécore. Si segnala la presenza di ghiaccio (30 dicembre 2018) e l'assenza di neve in cima.

 

Testa Comagna, Culmen Magnum. Un po' di storia

Nel 1899, l'abbé Amé Gorret e Giovanni Varale descrissero la Testa di Comagna nell'opera Guida illustrata della Valle di Challant o d'Ayas. Dal colle si penetra a destra nella folta foresta, scegliendo il passaggio più ovvio ed acconcio, non potendosi in essa indicare alcun sentiero ben segnato, nè essendo possibile, d'altronde, smarrire la giusta direzione, purchè si prosegua sempre in salita per un'orma d'erto sentiero, appena tracciato, che sale dentro un canalone e nel fitto della foresta. 

Nel 1928, l’abbé Louis Bonin fornì svariati aneddoti storici riguardanti la zona della Comagna ed i suoi boschi. (…) Aux époques orageuses du moyen-âge, en temps d’invasions, on tenait là-haut un piquet de soldats dont la mission était d’allumer de grands feux, pour donner l’alarme, quand l’ennemi s’approchait. Non solo: alla voce Grands-Bringues egli specificò Forêt de mélèzes de grande dimension, située à la base de Comagne. C’est là qu’on voit la fameuse Borna des Cristaux, espèce de galerie longue de 7 à 8 m., où l’on a dû faire autr. un essai d’exploitation d’un filon de quarz. Il dotto sacerdote, autore di una delle prime guide turistiche, escursionistiche ed alpinistiche della Vallée de Challand, conosceva profondamente la terra di Brusson. Egli aggiunse infatti, alla voce Kiombes, questa precisazione: On désigne ainsi le terrain qui s’étend au bas de Comagne, sur la r. d. de l’Evançon et vers lequel tombent de nombreuses avalanches (en pat. Kiombe). Affascinante, da un punto di vista archeologico, la conclusione: (…) Dernièrement, en pratiquant des excavations pour le Canal de la Breda, on y a trouvé des ossements humains, un crâne, etc. Infine, due parole lievemente ironiche sul celebreHomme de Comagne: Espèce de gendarme rocheux qui se dresse sur un contrefort de Comagne, en direction W. d’Artsésa. La légende raconte que, dans les claires nuits lunaires, l’Homme de Comagne a l’air de s’entendre (platoniquement sans doute), à travers les silences sidéraux, avec la Femme de Bringuetz, autre bloc de pierre ayant l’apparence d’une femme, situé en face, à quelques Km. de distance sur l’épaule de la Becca de Guà. Infine, nel 1931, Eugenio Fasana citò questa cima in merito alle manovre militari del Battaglione Alpino Morbegno, tenutesi nel lontano 1907, nelle pagine de Il Monte Rosa. Vicende uomini e imprese.

Secondo il volume Brusson, edito nel 1991, ancora nell’Ottocento si estraeva il ferro dalla Testa Comagna (pagina 32).

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