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Riserva Naturale di Villa

Sospesa tra la bassa Valle di Challand ed il lungo solco della Dora, la Riserva Naturale del Lago di Villa si propone come importante bacino lacustre di bassa montagna, custode di specie floreali e faunistiche rare in Valle d’Aosta. Il suo cuore è costituito dal Lago di Villa, bacino circolare o semi ellissoidale, posto a 820 metri di quota ed a N45 41.108 E7 41.438, in una sorta di conca boscosa e panoramica; una buona visuale d’insieme sul lago è offerta dalla soprastante Quota 965, posta tra Champeille ed il bacino. Circondato da boschi e torbiere, il pacifico laghetto deriva in realtà dalla pressione e dalle incessanti spinte ablative di immani masse glaciali; secondo il glaciologo Novarese, durante la glaciazione wurmiana la superficie del Ghiacciaio Balteo era estesa dalle pendici dell’Avic alla Becca Torché, sommergendo interamente la zona di Montjovet e le alture del Mont Conge, del Saint Gilles, del Mont de Ros, del Mont Obré.

Pour descendre du Château au Lac de Villa, suivre à l’W., à travers le promontoire, un sentier qui va aboutir, en 20 min., à un petit oratoire sur la muletière qui traverse le col,scrisse brevemente l’abate Louis Bonin nel 1928. De là prendre la descente qui mène en quelques min. au Lac, riche de poissons, de joncs et d’algues marines. Aspect sombre et austère. Retour à Villa par la même muletière (1\2 h.),ou bien descendre sur l’autre versant, si on désire visiter l’intéressant Château de S. Germain.Più recentemente, il percorso che risale da Torille è stato descritto da Mario Burgay nella scheda 14 de L'Altra Valle d'Aosta. Fabio Courmoz, nell’eccellente opera Una cartolina da Challant, mostra una cartolina ritraente il Lago de Ville realizzata da Enrico Genta ai primi del Novecento; il medesimo volume mostra svariate altre cartoline caratterizzate dal medesimo soggetto, tra il 1920 ed il 1980. Secondo i dati del Catasto Laghi pubblicati dall'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente, il lago di Villa ha una superficie di 21950 metri quadrati e deriva da uno sbarramento detritico. Possiede fauna ittica e vegetazione a canneti e ninfee ed è privo di immissari ed emissari.

Antica è la storia di questa terra, recente l’avventura della Riserva. Il prezioso Ente è stato creato nel 1992 dal Decreto del Presidente della Giunta Regionale numero 1117, secondo la legge numero 30 del 30 luglio 1991. L’ambiente naturale della Riserva è particolarmente interessante, aperto e piacevole, indicato per brevi escursioni o gite di mezza giornata; la vicinanza del Castello di Villa-Challand, posto a 867 metri di quota in posizione N45 41.089 E7 42.001 ad oriente del lago, rende nettamente più suggestivo il panorama ed il valore storico- paesaggistico della zona. Un termine di paragone relativamente prossimo a questo ambiente può essere rappresentato dalla bella Riserva di Holay, sottostante il suggestivo maniero di Suzey, sopra Pont-Saint-Martin. Una leggenda fa effettivamente riferimento alla fauna ittica del lago, popolato da ciprinidi quali carpe ed alborelle, tinche, scardole e probabilmente pesci gatto. Due pescatori, nel 1918, sarebbero stati terrorizzati nel cuore della notte da una sorta di infernale processione sulle sponde del lago; la leggenda precisa che il fragore venne udito anche da uno dei due pescatori, sordo da tempo. Le paline informative dell’area citano una seconda leggenda, la cui matrice è molto simile al racconto della perduta città di Felik: uomini avidi al punto da cacciare un povero dalla loro mensa, puniti dalla giustizia divina con un diluvio torrenziale che formò il Lago di Villa ove si estendevano i loro fertili terreni. Non solo: un intraprendente subacqueo ante litteram sarebbe stato ucciso dalle placide acque del lago, durante la ricerca degli improbabili tesori ivi sprofondati. Altre varianti sul tema ricordano, al posto della figura del povero, il legionario cristiano San Maurizio. Processioni spettrali e sante catastrofi a parte, esistono due razionali vie di salita al Lago di Villa, entrambe qui elencate; la prima sale da Villa-Challand, la seconda, da Torille

Fauna e flora del bacino di Villa

Vera arca di specie vegetali ed animali, il Lago di Villa ospita la ninfea bianca o Nymphaea alba, oltre al raro poligono anfibio o Plygonum amphibium. Il bacino è custodito da fitte e fruscianti muraglie di Phragmites australis o canneti, oltre a lische (Typha latifoglia), carici e giunchi. Il placido Lago di Villa se ne sta raccolto tra i canneti, scrisse difatti nel 1963 Ugo Torra, osservando la zona dai ruderi del Castello di Villa-Challand. L’area è ricca di salcerella comune o Lythrum salicaria, trifoglio fibrino o Menyanthes trifoliata, mazza d’oro o Lysimachia vulgaris. Questo specchio d’acqua è a sua volta celato da vasti boschi di roverelle (Quercus pubescens) e castagni, pini silvestri e larici, con occasionali betulle, ontani, salici, pioppi, sambuchi; la sponda nordoccidentale del lago rivela addirittura esemplari di orchidee, estremamente singolari in Valle d’Aosta. Il lago ospita perfino la nota Drosera rotundifolia, una pianta carnivora. La fauna locale mostra invece esemplari di anfibi e rettili, tra cui la vipera comune e la natrice dal collare, nonché mammiferi superiori quali cinghiali e volpi, scoiattoli e svariate tipologie di roditori. Si segnala, a tal proposito, un interessante articolo pubblicato nel numero 8 della nota rivista online Environnement.

Da Challand-Saint-Victor al Lago di Villa

La partenza di questo breve itinerario escursionistico, di difficoltà turistica, avviene da Challand-Saint-Victor, posto appena oltre Targnod. Provenendo da Verrès, sulla sinistra, si notano lungo la SR45 le indicazioni per il Castello di Villa, o Chateau Challand; si risale in automobile, su asfalto, ai piedi della frazione di Nabian, fino ad un boscoso rettilineo ove campeggiano una grande palina metallica intitolata "Lac de Villa- Réserve Naturelle"ed un divieto di transito. Sulla destra della strada si aprono alcune piazzole sterrate per il parcheggio, mentre a sinistra si apre, ben evidente ed in presenza di paline informative della serie Parcours découverte, il breve sentiero che porta al Castello di Villa-Challand oppure alla Quota 965. Per scendere al lago occorre semplicemente seguire a piedi la strada che, in discesa e successivamente sterrata, supera Loy e raggiunge le sponde del piccolo bacino, nel bosco; la discesa non richiede che dieci-quindici minuti. Il tratto è percorribile in ogni periodo dell’anno, anche se si segnala in estate la presenza di zanzare; particolarmente segnalato per scolaresche ed attività formative all’aria aperta dedicate ai più giovani, grazie alla presenza del Parcours découverte del Lago di Villa.

Da Torille al Lago di Villa

La salita ha inizio dalla piccola e discosta frazione Torille, posta appena oltre Verrès in direzione Montjovet, sulla S26; la difficoltà è valutabile in E con un tratto in forte e prolungata pendenza, in assenza di sorgenti d’acqua potabile. Il tempo necessario varia dall’ora e tre quarti alle due ore con un passo più calmo; la soddisfazione, i panorami e la varietà ambientale offerti da questo itinerario sono grandi, maggiormente apprezzabili nel periodo invernale o autunnale, quando l’eccessiva calura estiva non infierisce durante il tratto inferiore della risalita. Il dislivello spazia dai 385 metri di Torille agli 820 del lago, per un totale di 435 metri. E’ semplicemente necessario superare Verrès sulla S26, fino a scorgere alla propria destra il piccolo abitato di Torille, preannunciato da una stazione di rifornimento che ospita il bar Gasoline. Oltre tale piazzola si apre, sulla destra, una stradina asfaltata che si allontana dalla S26 lungo le case del paese, tra cui si nota la chiesa di Santa Barbara, in posizione N45 40.626 E7 40.832; alcuni tornanti sterrati protetti da massicciate sul lato sinistro consentono di guadagnare qualche metro di quota, obbligando tuttavia a discrete evoluzioni per parcheggiare la vettura. Si segnala che questa strada, per quanto successivamente ripida, è percorsa da mezzi agricoli, quali trattori, quadricicli e piccoli semoventi per la movimentazione del legname. Vi è effettivamente un divieto di transito bilingue, con le eccezioni previste dalla Legge Regionale numero 17 del 22 aprile 1985. La strada sterrata supera, a quota 416 metri e sulla destra, una palina inerente alla Via Francigena, arrivando quindi alla curva successiva e voltando decisamente verso nord, panoramicissima sulla triade Avic, Revic e Barbeston, nonché sul solco della Dora e sulle infrastrutture circostanti il fiume. Ha inizio il ripido traverso che, senza interruzioni e su fondo di sassi, sale fino ai piedi della bella ed aperta radura di Sérémon, posta a 520 metri di quota ed in posizione N45 40.798 E7 40.877. L’alpe è premessa da un rudere a sinistra della strada, nonché da un imponente e moderno lavoro di canalizzazione in pietra, proveniente da destra; una palina montata su bacheca lignea fornisce il toponimo del luogo. La radura ospita un frutteto in lieve pendenza, che cela alla vista l’alpe, fiancheggiata da un basso e vetusto muretto in sassi che scende fino alla strada; qui si trovano due paline gialle della segnaletica, inerenti al castello di Issogne (1.10 ore, intervallivo 103) ed alla chiesa di Montjovet (1.50 ore, 103). 

La strada, finalmente semipianeggiante, piega a destra sul margine del bosco, ma è opportuno precisare la vicinanza di un magnifico punto panoramico sul solco della Dora. In assenza di cani da pastore è sufficiente piegare a sinistra nel frutteto, verso ovest, raggiungendo una piccola casa a due piani, in rovina ed in pietra chiara, l’architrave superiore crollato verso l’interno, come parte del tetto. Imperdibile il panorama sulla sottostante Torille e sulla sua grande frana, su parte di Verrès ed Issogne, sulle montagne circostanti, tra cui i citati Avic e Revic. Il punto panoramico si trova a N45 40.771 E7 40.783. Rientrando sulla sterrata, si torna verso nord a destra del pascolo di Sérémon, al cui apice sorge un’altra casa in pietra, a tre piani. Subentra un altro tratto molto ripido, nel querceto, risalendo fino all’alpe La Nâche, posta a 673 metri di quota in un’ampia e panoramica radura erbosa; la strada volge ad oriente e prosegue nel prato, due semplici guide carraie tra l’erba. La si abbandona in favore di un sentiero che risale nel bosco verso nordest, partendo dalla piccola cappella protetta da una staccionata posta sul fianco destro delle case dell’alpe, ben restaurate; anche qui si trovano paline per la chiesa di Montjovet ed il castello di Issogne. Ad oriente corrono i rocciosi contrafforti del Mont Saint Gilles e della Quota 965; alle spalle dell’alpe si notano terrazzamenti recentemente sistemati, di buona fattura, adorni di segnaletica 1(in vernice gialla, con freccia) e 103 (in tassello ligneo giallo). Si risale il sentiero diffidando delle frequenti svolte laterali, notando i ben più antichi terrazzamenti ormai inglobati dal bosco; si perviene ad una vecchia condotta in lamiera nera, abbattuta, relegata a supporto del segnavia 1. Si risale a nord nel querceto, raggiungendo uno spiazzo erboso a 754 metri, in posizione N45 41.144 E7 40.968, posto circa 180 metri in linea d’aria a nord di La Nâche e protetto da un basso muretto.

L’ampio spiazzo erboso, sulla sinistra, mostra un muretto in pietra sul quale sono state installate le due paline più volte citate; tutt’intorno, il giovane querceto. Il panorama è notevole, ma l’attrattiva maggiore della zona è ben altra e parla dell’antica frequentazione di questi luoghi, così come i dimenticati terrazzamenti agricoli ricordano un più recente passato di vita d’alpe. Si tratta di un masso coppellato posto sul lato nordorientale del prato, una scura roccia sul cui dorso sono state scavate otto coppelle, di cui tre particolarmente nette e profonde; si precisa che Varasc.it rivendica la paternità della segnalazione pubblica di tale reperto, mettendo a disposizione dei ricercatori eventualmente interessati le fotografie, il rilevamento GPS e gli schizzi delle coppelle, del loro orientamento. Svariate generazioni devono aver considerato importante questo masso, poiché su di esso campeggiano, tra le tante, le incisioni Love You, Poldo grazie, Giovanni, 81 ed un vecchio segnavia giallo, quadrato. In un punto più intricato e panoramico si scorge un’altra roccia evidentemente lavorata dall’uomo, per motivi ignoti. Si prosegue a nordest, sulla destra dell’affioramento, poiché il sentiero fin qui seguito discende verso Montjovet. La nuova deviazione rimonta su una sorta di dorsale molto panoramica sul Monte Zerbion e sugli alpeggi di Barmachande, Reclou e Grand- Hoel, posti lungo la strada che da Montjovet sale al Colle d'Arlaz. Si procede quindi verso oriente, con vetuste e labili tracce gialle e rosse, deviando nel bosco dapprima verso sudest, quindi sud e nuovamente est. Il tracciato descrive in sintesi una grande curva indicativamente rivolta all’alpe Lac (819 metri), abbandonata, nonché alle sagome perfettamente visibili del Corno del Lago e della Becca Torché. Un ultimo rettilineo pianeggiante, su tratto più ampio e ben segnalato, conduce infine alla sponda meridionale del Lago di Villa, in posizione N45 41.108 E7 41.438.

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