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Ritorno al Castore, 2008 Il 10 agosto 2008, Varasc.it è tornato in vetta al monte Castore, ripetendo nuovamente la bellissima via che dal rifugio Quintino Sella al Felik risale la sinuosa cresta sudorientale. La salita è avvenuta domenica 10 agosto 2008, potendo contare finalmente su tempo perfetto ed ottima visibilità, assenza di vento, cresta ampia e traccia battuta: una perfetta e bellissima escursione d’alta quota. Vai
alla Galleria fotografica - Vai a GPS La nostra salita ha visto impegnate cinque
persone, suddivise in due cordate: il sottoscritto, Selena e Federico
nella prima, Davide “Montanaro” e Manuela nella seconda. La partenza
dal rifugio Sella, nella cui stanza numero 10 avevamo pernottato, è
avvenuta relativamente tardi, alle ore 06.57; per le 09.30, saliti con
passo calmo e qualche sosta fotografica incoraggiata dall’assoluta
assenza di vento, eravamo tutti in vetta. Una salita ineccepibile, che
mi ha visto come primo di cordata, nonché unico componente della nostra
spedizione ad aver già salito questa bellissima Signora: nella salita
al Castore nel 2004 Per me, questa salita ha significato un ritorno
da un vecchio amico, un punto fermo delle mie vacanze alpine. Ormai ne
conosco bene la cresta, i rialzi ed i saliscendi, i tratti più esposti,
lo spazio della vetta; saprei disegnarne probabilmente una versione
convincente su un tovagliolo di carta, ed anche se insieme ai propri
amici è incomparabilmente più bello, saprei tranquillamente salirvi da
solo, senza problemi. Ormai è una vetta che sento di poter chiamare
“amica”, pur senza offenderne la bellezza e la nobiltà con salite
azzardate, stupide bravate o vestiario inadeguato; quest’anno, funesti
incidenti hanno colpito proprio queste cime, e non dimentico il triste
spettacolo offerto dalla moltitudine di cordate in salita verso il
rifugio Regina Margherita. Ben poche picche, cordate da dieci persone,
zainetti scolastici, bastoncini telescopici, e via. Va tutto bene finché
il tempo è bello, la gente tanta, il sole caldo.. Ma si è pur sempre
un un colossale ghiacciaio, e questo va rispettato. Pochi giorni prima,
invece, una bella occasione: è finalmente uscito il mio libro, il
manuale che ho dedicato a queste amate montagne ayassine, Le
Vette della Val d'Ayas. La “prova del nove”, dopo
averne mostrato la mia copia al signor Favre – il gentile gestore del
Sella, rifugio da sempre condotto con la perizia della Victory di
Nelson contro la francese Bucentaure, a Trafalgar – è stata la
salita al Castore nel 2008. Libro in tasca, dimensioni accuratamente
concepite per non impacciare attraverso la stoffa, dati e descrizione
ben congeniati ed attinenti – per quanto sia possibile dipingere, nel
tempo ed a parole, una creatura mutevole e selvaggia come un ghiacciaio.
Due parole sui miei compagni di salita, i miei amici. Federico, mio
concittadino, attualmente il mio abituale compagno di escursioni ed
esplorazione, è venuto con me e Davide il 3 agosto alla Punta Gnifetti
o Signalkuppe, che custodisce il bellissimo rifugio Regina Margherita,
nel cuore del Rosa. Selena, legata in cordata tra me e Federico, è al
suo primo “4000” – spero che il Castore le porti fortuna, essendo
stato anche il mio primo “4000” – ma non lo si direbbe
affatto, perché sale con l’entusiasmo di una ragazzina, il passo e lo
slancio di una atleta, sempre pronta ad impugnare la sua preziosa Canon
per immortalare questa meraviglia.. E perfino me, il che, a mio
avviso, costiuisce uno spreco di spazio sulla scheda di memoria. Con
tante cose stupende ed incredibili che ci circondano, fotografare me è
come dedicare un book fotografico ad un paracarro nel parcheggio di un
autogrill, d’inverno e magari con la nebbia. Davide, “Il
Montanaro”, sale poco più in là insieme a Manuela, ed arriveremo
insieme in vetta – non si lascia nessuno indietro, li aspettiamo
volentieri. E’ aspirante accompagnatore del CAI di Abbiategrasso e
webmaster dell’ottimo sito Lemiemontagne.it;
abbiamo salito insieme moltissime vette, tra cui l’Emilius
all’inizio dell’estate, il Rascias dal rifugio Dondena, la bella Becca
Torché a metà ottobre, e molte altre ancora. Di Manuela,
all’epoca, sapevo ben poco: ci eravamo conosciuti alla Trecare ed
all’Emilius, ove mi era parsa una persona simpatica, aperta, una vera
montanara, nonché amante dei Muse – autori di alcuni brani che
effettivamente incontrano tuttora il mio gradimento. Qui sul Castore,
realizzando questa semplice e perfetta salita, nell’entusiasmo
generale, si può dire che diventiamo tutti una bella squadra, un bel
gruppetto; è un dispiacere dover discendere. Da perfetto idiota!, invece, mi sono
stupidamente avvelenato la giornata con la rabbia dovuta ad altre
vicende.. La bella parete Ovest del Castore, gente che reputavo mia
amica e che non lo era assolutamente, ma cosa contava allora?
Come essere cupi ed arrabbiati su una vetta tanto nobile e possente,
bellissima, panoramica? Non è forse segno di ingratitudine? Era
inutile arrabbiarsi, anche se nei mesi successivi, il menu avrebbe
offerto ben di peggio. Cosiddetti amici persi, e posso
attualmente aggiungere, senza rimpianto. Insulti ed espulsione dal forum
AroundAyas, che pure avevo “tenuto in
piedi” ed in vita con assiduità ed entusiasmo, solo perché dedicato
alla mia amata valle. Lo squallore umano, sotto la strisciante
forma di doppiogiochisti capaci di darmi contro in pubblico, e lesti a
porgere la propria viscida mano in privato. Sì.. C’è stato di tutto,
perfino l’incredibile creazione di una sorta di tribunalino – claque
– giuria – palcoscenico, dopo insulti e beffe, mentre ero
impossibilitato a rispondere perché escluso; il sottile scopo di tanta
deficienza era evidentemente il farmi imbestialire e quindi riabilitarmi
l’accesso al forum, in previsione di un mio evidente scoppio di rabbia
pubblica. Forse ci sarebbe cascato un tonno, forse nemmeno lui.
Sì.. E’ stato un bel rientro, questo, nell’ultimo squarcio
di 2008. Ma penso si debba ogni tanto far pulizia e capire chi resta
incondizionatamente vicino, e chi invece è meglio lasciarsi indietro.
Inoltre, è facile insultare, sfottere e zittire dalla comoda sicurezza
di un lontano Pc..! In conclusione, questa è un’elegia alla
stupidità umana.. Mia compresa, per essere stato amareggiato in quel
radioso giorno sul Castore. Per faccende umane, bassezze, idiosincrasie,
stranezze e squilibri che accompagnano da sempre i rapporto
interpersonali, che contraddistinguono questo strano fenomeno di massa
che è la “gente”. La mia personale stupidità, per aver
lasciato avvicinarsi ambiti che invece avrebbero dovuto restare
rigorosamente distanti: le azioni umane, così spesso futili, stupide,
ridicole e comunque passeggere, e la montagna. Questa consapevolezza mi
ha permesso di crescere, legando ancora una volta un mio percorso a
questa sinuosa cresta, alla sua bellezza divina che, al colle di Felik,
ti fa metaforicamente cadere in ginocchio, antico cavaliere al cospetto
della propria candida Dama. Una morale al termine di questa storia, nata
sotto il sole del 10 agosto e trascinatasi per tanti mesi? Volendo
credere che tutti i racconti possiedano una loro morale, che tutto abbia
un senso compiuto, e credendo fortemente che la montagna insegni… Sì,
qualcosa c’è, e sicuramente; ma siamo esseri umani, ed è difficile
ricordarlo ogni volta. La verità è che la gente va e viene, mentre la montagna resta. E che bisogna sempre fermarsi e fare chiarezza sulle proprie priorità. Perdersi dietro ai falsi amici, alla gentaglia ed all’arroganza dei pavidi, sacrificare forza, volontà di fare e tempo, per seguire le bassezze del tuo prossimo.. O risparmiare la propria energia per qualcosa di nobile e vero. Di puro ed alto. Per la montagna. Arrivederci, Castore, al più presto. Perché come dicevo un tempo, finchè ci saranno buoni amici con cui tornare sulle montagne più amate, le cose non potranno andare tanto male. Vai alla Galleria fotografica - Vai a GPS
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