Extrapieraz 

 

Extrapieraz, Ehtrépira o Extrapierre è una frazione del Comune di Brusson, posta a circa 1390 metri di altitudine lungo il corso dell'Evançon. Si trova a monte di Vollon ed a valle di Corbet, annidata ai piedi della Cima Botta e della possente sagoma rocciosa della Punta Guà; in inverno viene raggiunta dalla nota pista di fondo proveniente da Brusson, mentre nella bella stagione la frazione è meta degli appassionati dell'arrampicata. Ospita infatti una palestra di roccia esposta a sud e sudest, situata su una parete rocciosa alta un centinaio di metri e ben visibile dalla SR45, oltre il torrente.

Da Extrapieraz diparte inoltre il ben noto sentiero 2 per Brusson, via Salomon (02.00 ore, difficoltà E). Lo scenario circostante è altamente suggestivo, permeato dal morbido contrasto tra i (...) boschi pieni di ombra... in un tripudio di luce e di colori, come scrisse nel 1975 Renato Willien, e le slanciate sagome delle vette circostanti che ne chiudono lateralmente l'orizzonte. Affascinante, infine, l'insieme di leggende e di storia che aleggiano tuttora in questa terra, particolarmente percepibili durante le cupe giornate invernali. 

Nell'aprile 2012 l'orologio del campanile di Extrapieraz è stato restaurato e riportato in funzione da una ditta specializzata, per un costo di 3.500 Euro.

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"Fuori dalle pietre"? Storia e leggende 

Nel corso del 2007 un anziano pastore ayassino ebbe occasione di dichiarare a Varasc.it come tutti sapessero dell'antica rovina del primo nucleo abitato di Extrapieraz, sepolto dalla ruina (frana), precisando come, da ragazzi, lui ed i suoi fratelli ricordassero la presenza di macine e ruderi ancora visibili sul luogo del disastro, in via di rimboschimento. E' difatti curioso il toponimo di questo piccolo e lindo villaggio ayassino, che secondo l'abbé Louis Bonin derivava direttamente da Extra petram, au-delà de la pierre. La spiegazione fornita nel 1928 dal dotto sacerdote è semplice. Il paraît qu'autrefois ce village était à une centaine de m. au S. de l'actuel. Ayant été enseveli sous des alluvions, on dut le rebâtir plus haut, c'est à dire sur l'emplacement qu'il occupe aujourd'hui. Inoltre, egli specificò: (...) Des fouilles faites près de l'Oratoire de la Barme auraient mis au jour des pans de muraille, des poutres maîtresses etc. Non loin de là on appelle encore maintenant un terrain, Pré des Maisons.

Anche lo storico Ugo Torra confermò questa antica voce, delineando tuttavia come causa della sciagura dell'abitato primevo una frana, non una esondazione dell'Evançon. (...) E' tradizione che anticamente il villaggio sorgesse di fronte all'attuale, sulla destra della strada risalendo la valle, ai piedi della foresta di Court. Coperto dalle frane fu ricostruito, con l'attuale nome che si spiega da sè, nel posto più sicuro. Torra ricorda, nella fattispecie, la probabile trasposizione in chiave leggendaria dell'antico smottamento: (...) Al disopra della foresta, su un promontorio anticamente chiamato Barmasse (dista dall'abitato quindici minuti) è assiso un grosso pietrone isolato, un masso erratico di micascisto di forse venti metri cubi, che reca incavi di chiara origine glaciologica formanti tre strane impronte verso Extrepiéra. E' la roccia «della strega» e gli incavi sono spiegati come impronte di testa, braccia e mani della strega cattiva, che avrebbe lasciato i segni nell'enorme sforzo di caricarsela sulle spalle per buttarla sul paese. 

Nel 1896, Giovanni Bobba e Luigi Vaccarone descrissero il paese di Estrepiera - m. 1400 - frazione di Brusson, situata sul confine d'Ayaz. Da questa, attraversato il torrente su ponte in legno, staccasi la strada mulattiera che per i casolari della Serva e la cappella di Praz-Charbon conduce alle principali borgate d'Ayaz, Lignod e Antagnod.

Nel 1899, l'abbé Amé Gorret e Giovanni Varale descrissero Extrapieraz nell'opera Guida illustrata della Valle di Challant o d'Ayas. Estrepiera (m. 1400), km. 4 da Brusson, grossa borgata situata in un grazioso bacino, ricco di pascoli e vaste praterie bagnate dall'Evançon, che scorre placido ai piedi di ripidi pendii, ammantati da fitte foreste di conifere. Il libro mostra anche, a pagina 30, una suggestiva fotografia in bianco e nero.

Più scientificamente, Laura e Giorgio Aliprandi identificarono l'antico toponimo Strapira comparso per la prima volta nella Carta degli Stati del Re di Sardegna del De Caroly, nel 1779. Saverio Favre, nella medesima opera, sostenne l'etimologia originaria del paese in Extra Petram. L'autore Del Montechiaro, nel 1940, pubblicò nelle pagine de Augusta Pretoria. Periodico cattolico della Diocesi di Aosta la serie di racconti Le cento leggende dei cento paesi valdostani, riprese in seguito da Tersilla Gatto Chanu: (...) Le streghe stavano bene nei loro antri, nei pressi di Extrepierre, protette dal massiccio Corno Bussola. Meglio ancora sarebbero state senza la vicinanza del paese, abitato da gente fastidiosamente pia. Una di loro decise un giorno di risolvere definitivamente il problema e, staccato dal monte un enorme roccione, se lo caricò in spalla, per seppellirvi sotto il villaggio. Entrambe le fonti concludono sul salvifico ricorso alle campane, nonché sulle tre cavità presenti sulla roccia di Barmasse o Barmasc. Una versione lievemente differente racconta che causa dell'ira delle masche non fu tanto l'osservanza religiosa degli abitanti, quanto la sfida loro lanciata per scommessa da un incauto residente di Extrapieraz, salito appositamente fino al Lago di Bringuez. Occorre notare che, malgrado la leggenda ricordi vagamente quella della perduta cittadina di Felik, manca totalmente la successiva visione cristianizzata (punizione divina su gretti abitanti, rei di troppa avarizia). E' pertanto possibile che una antica frana abbia effettivamente travolto un hameau, portando al prudenziale spostamento dell'intero villaggio. La memoria della catastrofe sarebbe quindi sopravvissuta in chiave magica. 

Ulteriori leggende sono imperniate su Extrapieraz. Secondo Del Montechiaro, il Monte del Diavolo (forse la Cima Botta?) custodirebbe il classico tesoro infernale, vegliato da un mostro a guida di timido vitello, il cui intervento avrebbe quasi fatto perdere nelle tenebre sepolcrali un coraggioso ragazzo di Brusson. Solo cedendo ciò che aveva raccolto, il giovane riuscì a riaccendere la propria lanterna, salvandosi la vita: un evidente ricordo del passato minerario di queste terre, e dei pericoli insiti in tali attività estrattive. Ancora, una giovane promessa sposa di Extrapieraz, come ricordò Giuseppe Bréan ne Il Messaggero Valdostano del 1941, insospettì il proprio fidanzato rifiutandosi di avvicinarsi ad un oratorio. Accortosi dei piedi equini della poveretta, il ragazzo allucinato fuggì chiudendosi nella chiesetta di Nostra Signora del Carmine, che lo protesse fino ai rintocchi dell'Angelus. 

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Oltre la leggenda. Vestigia storiche 

E' ormai opportuno abbandonare le ancestrali e goticheggianti atmosfere di demoni e misteriosi tesori, interventi infernali e minacce stregonesche. Ben più concretamente, Extrapieraz custodisce ancora la Casa Quey, citata da Andrea Zanotto ne Castelli valdostani, ove si legge di un affresco semi cancellato con dicitura "J.B. Quey l'an 1748". L'interno dell'abitazione mostra una porta con architrave a chiglia rovesciata e la data 1694, oltre allo stemma araldico della famiglia, nobile dal 1614, il cui motto è Tacendo Loquor. La storia di questa famiglia ayassina è notevole e poco conosciuta; la descrisse anche, ben più compiutamente, la penna di Ugo Torra. (...) Ciò che più ci interessa è l'ancora ben conservata casa dei nobili Quey, a pochi passi dalla carrozzabile. Oltre alla descrizione, probabilmente ripresa in seguito da Zanotto, egli aggiunse: (...) nel 1854 vi erano ancora armi antiche. I Quey erano originari d'Ayas ed uno dei loro membri fu sindaco in Aosta nel 1552 e membro del Consiglio dei Commessi tre anni dopo. Claudio Quey, fedele soldato per lunghi anni di Emanuele Filiberto e di Carlo Emanuele I, venne ricompensato da quest'ultimo con il titolo nobiliare nel 1614. Uno dei suoi figli, Paolo Emanuele, fu capitano delle milizie di Challant. Lo troviamo a capo delle difese approntate per la guardia del passo «du Mont-Cervin», ossia del Théodule, contro una temuta invasione di Valdesi nel 1689. Un Jean-Antoine Quey fu giudice della baronia di Châtillon nella seconda metà del settecento. 

La piccola frazione custodisce inoltre la bella chiesetta dedicata a Notre Dame des Neiges, la cui storia venne ricostruita da Monsignor Edoardo Brunod. Esistevano anticamente, in Extrepieraz, una cappella e un oratorio, arricchito questo di una indulgenza del Papa Alessandro VI, all'inizio del secolo XVI. La cappella, di cui si ignora la fondazione, era costruita al centro della frazione accanto al campanile che ancora esiste. Nel 1880 la cappella fu interamente ricostruita all'ingresso inferiore della frazione. Nel 1960 venne edificato un nuovo campanile annesso a questa cappella. L'Autore mostrò una immagine dell'altare in legno intagliato, dipinto e dorato, risalente al secolo XIX e contraddistinto un tempo dalle statue della Madonna, del Battista e di San Grato (rubate nel 1973), del Sacro Cuore, di Sant'Antonio da Padova e di San Giuseppe. La campana risale invece al 1525 e reca tuttora la scritta Ave Maria Gratia plena MCCCCCXXV, decorata con piccole immagini stilizzate di San Grato e Sant'Antonio, San Giovanni e della Madonna. Ugo Torra specificò anche la presenza di una campana del 1816, con dicitura Notre Dame de Stropiere de Brusson, nonché di una del 1959. Sempre il Torra, nel 1963, parlò di questa struttura sacra. Anticamente la cappella principale del villaggio si trovava nel suo centro e si vede ancora il suo piccolo campanile dove oggi sono sistemate le scuole. (...) La nuova cappella (1880) si trova all'ingresso del paese. E' peraltro interessante accostare le sue successive frasi ad una antica leggenda ripresa dal Passerin d'Entrèves. Torra scrisse: (...) Un'altra modesta e solitaria cappella (poco più di un oratorio) detta «du Glair» è infossata a nord dell'abitato, nella regione dello stesso nome. E' dedicata a S. Antonio e S. Barbara e sul minuscolo altarino in legno vi sono le statue in legno intagliato dei patroni. Sul davanti si nota un arco pronunciato, segno che una volta la facciata era aperta; si riesce ancora a scorgere la data 1712. La cronaca storica ricorda che questo oratorio esisteva già nel secolo XVI; infatti agli inizi del '500 aveva ottenuto dal Papa Alessandro VI particolari indulgenze. 

Il grande storico valdostano Carlo Passerin d’Entrèves, ne L'oratoire du "glïer" d'Extrepiéraz et sa légende, pubblicato nel 1962, scrisse proprio di questa misteriosa cappelletta. Due anziani, marito e moglie, vennero interrotti nel corso di un aspro litigio da un prodigioso vento, capace di scagliarli incessantemente tra le montagne ayassine. I due, pacificati e comprensibilmente scossi dall'esperienza!, fecero voto di dedicare una cappelletta a Sant'Antonio e Santa Barbara, edificandola appunto ad (...) Extrapierre, vicino al ponte che attraversa l'Évançon.

 

 

 

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