Testa Grigia e Monte Pinter

 

Testa Grigia. Storia, letteratura e geologia

Alternativamente definita Tête Grise, Grauhaupt, Groab Hont o Greno, la Testa Grigia è un'imponente cima di 3313 metri che sovrasta l'alta Val d'Ayas e la conca di Champoluc, al disopra dei verdi pianori del monte Crest. Al disopra dell'antico valico del Colle Pinter, la montagna pone un vasto sperone roccioso, definito Monte Pinter, che ospita il noto bivacco Ulrich Lateltin. La peculiarità di questa massiccia formazione consiste nell'essere la singola elevazione maggiore della dorsale tra Val d'Ayas e Valle del Lys, oltre a rappresentarne da sempre una delle mete più blasonate e frequentate; il toponimo, presente anche in zona Plateau Rosa, vuole evocare il naso di un volto stilizzato, visibile a distanza seguendo il rilievo dello spartiacque. Per la sua altezza ed imponenza, la Testa Grigia fu l'inevitabile teatro delle prime ascensioni in Ayas e Valle del Lys. La salì ad esempio il celebre alpinista inglese John Ball, presidente dell'Alpine Club sin dal 1858, che descrisse le proprie avventure in Zermatt in 1845. Peaks, Passes and Glaciers (Londra, 1859): "The Grauenhaupt is the highest point in the range that divides the Val del Lys from the valley of Ayas, and about 10,800 feet above the sea-level. The ascent is in great part a steep scramble, but the view is magnificent, corresponding in some measure with that from the Cramont".

Nel 1899, l'abbé Amé Gorret e Giovanni Varale descrissero la Testa Grigia nell'opera Guida illustrata della Valle di Challant o d'Ayas. (...) e, più vicina, la tentatrice Testa Grigia (Grauhaupt), su cui la sezione Aostana del C.A.I. intende ora erigere una capanna rifugio. (...) Numerose folgoriti sulla vetta. (...) Dal Grauhaupt si può scendere direttamente sul versante di Gressoney, detto Schelbeteberg, lungo la cresta nord, per macereti e nevai, sino ad un pianoro al piede della Testa, donde si divalla a sinistra, per un ripido burrone, detto l'Hunds Pass, o passo del cane, da cui si scende poco discosto dall'abitato della Trinité.

La Testa Grigia fu salita per la prima volta il 7 agosto 1858 dagli alpinisti Delapierre, Laurent, Rignon insieme ai coniugi Pinney, i quali diedero inizio ad un'incessante ripetersi di ascensioni panoramiche che continuano tutt'oggi. Lo stesso Antonio Laurent ne effettuò la prima invernale il 10 gennaio 1864, realizzando allo stesso tempo la prima salita invernale italiana nelle Alpi. Nel 1873 venne salita dal famoso Abate Gorret; nel 1928 l'abbé Louis Bonin la definì Lo Greno, secondo il toponimo più corrente tra le popolazioni francoprovenzali della vallata. La salita venne descritta in modo professionale e completo nel 1896 dagli autori Giovanni Bobba e Luigi Vaccarone. Testa Grigia o Grauhaupt: per la cresta sud - Dal Colle di Pinter seguesi la cresta a nord che porta ad un primo pianoro, ordinariamente coperto di neve, alla base del Monte Pinter. Attraversatosi diagonalmente il pianoro riprendesi a risalire la cresta fin presso la sommità che si afferra girando sul versante di Gressoney - ore 2 - Quest'ultimo tratto di via è alquanto vertiginoso. Gli autori descrissero anche la salita per la cresta nord: da Gressoney-La Trinité per via del ripido burrone detto da quei valligiani l'Hundspass - passaggio del cane - che bisogna infilare per bene, altrimenti la via è sbarrata da scaglioni insuperabili. In ultimo, la salita venne descritta in modo approfondito dal moderno manuale Le Vette della Val d'Ayas, edito nel 2008.

Per quanto ne concerne la geologia, la Testa Grigia è composta da friabili calcescisti e rocce ofiolitiche, vale a dire aggregazioni di gabbri, basalti e serpentiniti originarie dei fondali dell'oceano perduto, la Tetide, la cui espansione cessò nel Cretaceo per soccombere definitivamente in epoca Terziaria alle spinta convergente della zolla africana e della zolla europea. Al Monte Pinter, che chiude la dorsale a sud della vetta, si trovano invece micascisti superficialmente brunastri o color ruggine, originati da antichi paragneiss, a loro volta derivanti dall'orogenesi dell'era paleozoica. Vi si possono incontrare anche gneiss minuti contenenti rocce gabbriche ricristallizzate risalenti al Permiano; magnifica è la vista di questa vetta imponente dalla Gran Cima, a sud, che permette di apprezzarne le particolarità geologiche.

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Testa Grigia. Salita in vetta

Negli anni 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, 2010 e 2011 Varasc.it è tornato in vetta alla Testa Grigia, proponendo in questa pagina sia i percorsi principali di salita, sia le modifiche riscontrate nel corso del tempo lungo i differenti tracciati. 

Il sentiero 11A si propone come una delle due possibilità: partendo dal Crest esso porta ai 2032 metri dell'antico hameau Walser di Cuneaz e, salendo lungo il pittoresco vallone percorso dall'omonimo torrente, giunge alla sella erbosa presso i laghi Pinter, dopo una salita su rocce umide, costantemente assicurate nel corso degli anni (lavori importanti compiuti nel luglio 2007). Da qui si sale fino ai 2776 metri del soprastante Colle Pinter, segnalato dal grande ometto dell'Alta Via, per poi puntare a sinistra verso la Testa Grigia, risalendo dapprima una spalla detritica e quindi l'ampio canale di sfasciumi immediatamente sottostante al Monte Pinter ed al bivacco Ulrich Lateltin. La traccia, molto frequentata nella bella stagione, è ben evidente; si incontrano anche numerose segnalazioni che recano il numero 6. Si tratta di un percorso che richiede nominalmente quattro ore dall'arrivo della funivia che da Champoluc sale al Monte Crest (1979), con un dislivello di 1746 metri da Champoluc. L'acqua è disponibile a Cuneaz, oltre che nei vari ruscelli sul percorso. 

Se si preferisce abbreviare leggermente il tragitto, si può utilizzare invece la funivia per l'alpe Ostafa, che parte dal Crest Moreleté a poca distanza dall'arrivo della funivia proveniente da Champoluc. All'alpe Ostafa (2418 metri), servita da moderna cabinovia chiusa, inizia il panoramico sentiero 12 che, superato un tratto sconvolto dalle frane del 2007, porta dapprima alla sella erbosa sotto i laghi Pinter, poi all'omonimo Colle, in circa un'ora. Come premesso, la vecchia seggiovia per l'Alpe Ostafa, dopo i lavori del 2005, è stata rinnovata ed elevata al rango di cabinovia chiusa, in funzione dai primi giorni di luglio nell'anno 2011. Il dislivello dall'Ostafa alla vetta della Testa Grigia ammonta a 900 metri, il tempo necessario a circa tre ore. Nel mese di luglio 2011, il costo delle due tratte per un adulto (Champoluc-Ostafa) ammontava a 16 Euro, comprensivo di andata e ritorno. Gli impianti sono usualmente aperti nei mesi di luglio ed agosto, più qualche apertura durante i primi weekends di settembre. 

Una terza e più impegnativa, selvaggia via di salita è stata testata da Varasc.it il 5 settembre 2009, con partenza da Chemonal o Tschemonoal, Gressoney-Saint-Jean, in Valle del Lys. La salita ha richiesto quattro ore e si è rivelata, ancorché deserta oltre il magnifico villaggio di Alpenzù, servita da una segnaletica alquanto curata e sempre visibile fino al Colle Pinter. Si raccomanda questo percorso ad escursionisti ben allenati.

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Testa Grigia. Tratto sommitale e vetta 

Spaziosa ed aperta, panoramicissima sui 360°, la vetta presenta alcune comode rocce che servono da sedile, e poco altro. Il terreno è sassoso ma stabile, mentre non vi sono ripari in caso di forte vento. Gli ultimi metri di salita, una volta raggiunto il grande falsopiano tra il Monte Pinter e la vetta della Testa Grigia, richiedono circa 15-20 minuti, affrontando dapprima un evidente rilievo di rocce nerastre su cui spiccano i bolli gialli della segnaletica, e quindi una cresta abrasiva ed esposta che premette la prima catena. La segnaletica è stata migliorata nel corso del 2010; tale tratto, solitamente, mette alla prova il senso dell'equilibrio e la dimestichezza del viandante, e deve essere affrontato con calma, in assenza di ghiaccio o forte vento; bambini e persone non use alla montagna dovrebbero astenersi, o valutare con attenzione la propria capacità di procedere oltre in sicurezza. La cresta si affronta sul profilo superiore, oppure sul lato sinistro (ovest, Val d'Ayas), su un'esile traccia appena accennata sul pendio; si giunge ai piedi di un salto roccioso alto circa un metro e novanta, servito da una vecchia ma robusta catena in due tratte e da comodi scalini naturali.

Segue un ripiano da cui si accede alla nota cengetta, sul lato orientale (Valle del Lys): un percorso lineare, bordato sul lato sinistro da una parete di rocce abrasive da cui è bene guardarsi, che offrono tuttavia appoggio e riparo dal vento. Si perviene all'ultimo tratto, un breve pendio roccioso e scosceso, servito oggi da un moderno cavo d'acciaio, lasco nella sua parte centrale. Il cavo, per una lunghezza di circa 20 metri, è stato posto nell'anno 2005, mentre nell'estate 2007 è stato spezzato dal fulmine durante una tempesta, e rimesso in sede a fine luglio 2007; catena e cavo sono presenti anche nel 2011. In cima, cui si perviene all'uscita del secondo tratto attrezzato, sorgono solo due strutture artificiali: la prima consiste in un massiccio ometto con ciò che resta di un altare abbattibile in metallo ed una piccola, celebre Madonnina metallica, butterata da decenni di fulmini. L'ometto ospitava un tempo il libro di vetta. La seconda struttura, aggiunta nel 2009 su una roccia piana a poca distanza dall'ometto, consiste in un raffinato e moderno tripode: tolto nell'estate 2008, il nuovo modello sostiene la storica campanella del CAI Parabiago, risalente al giugno del 1978, nonché una custodia ermetica a cofanetto per i libri di vetta, accuratamente sopraelevata e protetta dalla neve. 

Il panorama, come anticipato, è notevole: la Testa Grigia si propone come balcone privilegiato sul versante meridionale massiccio del Rosa, e non solo. Dalla Testa Grigia si scorgono anche il Monte Bianco, l'Emilius e la Grivola, oltre a centinaia di cime valdostane e biellesi; svariate panoramiche, girate nel corso degli ultimi anni, si trovano nel canale YouTube di Varasc.it. La discesa richiede cautela, specialmente nel tratto immediatamente sottostante la cima; è bene ricordare, in caso di maltempo o stanchezza, la vicina presenza del bivacco Ulrich Lateltin.

 

 

 

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