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Testa Grigia e Monte Pinter
La Tête Grise, o Grauhaupt - Groab Hont o Greno, è l'imponente cima di 3313 metri che sovrasta Champoluc sulla destra, dietro e naturalmente sopra al monte Crest: facile da individuare per la sua totale mancanza di vegetazione e per la sua sommità a forma di pinna, è così chiamata perché a ben guardare ha una certa somiglianza con un volto umano stilizzato. Si tratta della cima più alta tra quelle che separano la Val d'Ayas da Gressoney, ed è una tra le mete più conosciute e frequentate di Ayas; per chi manca di immaginazione, la sommità della vetta rappresenterebbe il naso dell'ipotetico volto. Per la sua altezza ed imponenza, la Testa Grigia fu l'inevitabile teatro delle prime ascensioni in Ayas e Valle del Lys: così scrisse l'inglese John Ball, presidente dell'Alpine Club dal 1858, descrivendo le proprie avventure alpinistiche in Zermatt in 1845. Peaks, Passes and Glaciers (Londra, 1859): "The Grauenhaupt is the highest point in the range that divides the Val del Lys from the valley of Ayas, and about 10,800 feet above the sea-level. The ascent is in great part a steep scramble, but the view is magnificent, corresponding in some measure with that from the Cramont". Questa cima fu salita per la prima volta il 7 agosto 1858 dagli alpinisti Delapierre, Laurent, Rignon e dai coniugi Pinney, i quali diedero inizio ad un'incessante ripetersi di ascensioni panoramiche che continuano tutt'oggi. Lo stesso Antonio Laurent ne effettuò la prima invernale il 10 gennaio 1864, realizzando allo stesso tempo la prima salita invernale italiana nelle Alpi. Nel 1873 venne salita dal famoso Abate Gorret; nel 1928 l'abbé Louis Bonin la definì Lo Greno. Viene naturalmente descritta in modo approfondito dal manuale Le Vette della Val d'Ayas, edito nel 2008. La Testa Grigia è composta da friabili calcescisti e rocce ofiolitiche, vale a dire aggregazioni di gabbri, basalti e serpentiniti originarie dei fondali dell'oceano perduto, la Tetide, la cui espansione cessò nel Cretaceo per soccombere definitivamente in epoca Terziaria alle spinta convergente della zolla africana e della zolla europea. Al Monte Pinter, che chiude la dorsale a sud della vetta, si trovano invece micascisti superficialmente brunastri o color ruggine, originati da antichi paragneiss, a loro volta derivanti dall'orogenesi dell'era paleozoica. Vi si possono incontrare anche gneiss minuti contenenti rocce gabbriche ricristallizzate risalenti al Permiano; magnifica è la vista di questa vetta imponente dalla Gran Cima, a sud. Si ricorda che, per quanto concerne gli anni 2009 e 2009, gli aggiornamenti più dettagliati sono raccolti in calce a questa pagina. Vai alla Galleria Fotografica - Vai a GPS Testa Grigia. Salita in vetta Negli anni 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2007, 2008 e 2009 Varasc.it è tornato in vetta alla Testa Grigia. Il sentiero 11A si propone come una delle due possibilità: partendo dal Crest esso porta a Cuneaz e, salendo lungo il pittoresco vallone percorso dall'omonimo torrente, giunge alla sella erbosa presso i Pinter. Da qui, si sale facilmente fino ai 2776 metri del Colle Pinter per poi puntare a sinistra verso la Testa Grigia. Si tratta di un percorso che richiede nominalmente quattro ore, forse un po' di meno nel caso di escursionisti allenati. Se si preferisce abbreviare leggermente il tragitto, si può utilizzare invece la funivia per l'Alpe Ostafa, da dove parte il facile sentiero in costa (numero 12) che porta prima alla sella erbosa sotto i laghi Pinter, poi all'omonimo Colle. Occorre tuttavia precisare che nell'estate 2005 tale impianto è stato smontato per rinnovo delle strutture. Ecco a voi, ad ogni modo, il resoconto dell'ascesa, effettuata sabato 28 agosto 2004 con condizioni meteorologiche ottimali. Partito alle ore 07.20 da Champoluc, ho raggiunto alle 07.45 il piccolo paese di Frantzé, per poi arrivare al Crest Moreleté alle 08.00. La seggiovia per l'Alpe Ostafa è stata recentemente rinnovata ed elevata al rango di cabinovia. Vai alla Galleria Fotografica - Vai a GPS Sbarcato all'Ostafa per le 08.55 ho immediatamente imboccato il sentiero numero 12 che mi ha portato sulla sella erbosa presso i Pinter per le 09.30, senza particolari problemi. Si tratta infatti di un sentiero in terra battuta, contornato da prati, che dopo l'iniziale salita resta quasi completamente in piano.Alle 10.00 ho raggiunto il Colle Pinter, pittoresco come sempre, dopo essermi lasciato gli omonimi laghi sulla destra: da notare che, volendo, si può raggiungere Gressoney St. Jean in tre ore e mezza. Secondo la carta, si impiega invece circa un'ora e mezza per la sommità della Testa Grigia. Dal Colle si sale verso sinistra: il sentiero è ora l'11A, sempre ben marcato. Il tratto iniziale è facile e permette presto di scorgere tutti e tre i laghi Pinter, con il Perrin più avanti, sullo sfondo. Presto però diviene più ripido, specialmente quando piega deciso verso destra: siamo ormai sotto la sommità della cresta a sud della vetta, e, alzando lo sguardo, possiamo distinguere parte del ripetitore bianco che ci sovrasta. Il Bivacco Ulrich Lateltin è esattamente lì, ancora invisibile. Dopo aver valicato alcune basse rocce frastagliate, di colore grigio chiaro, che ostruiscono il sentiero, siamo ormai quasi arrivati all'ampio pianoro che costituisce il dorso centrale della cresta a sud della vetta. Resta tuttavia da affrontare uno dei punti più duri dell'intera impresa: un breve imbuto roccioso, cosparso di sfasciumi ferrosi piuttosto instabili, oltrepassato il quale si è in cresta. Questo imbuto non è particolarmente difficile: il sentiero continua ed è ben battuto, e si è anche riparati dagli improvvisi colpi di vento che invece riprenderanno sopra. Il vero problema è che, per la particolare conformazione verticale del passaggio, è facilissimo che chi vi precede smuova roccette e pietrame, creando piccole frane sul sentiero. In questi casi, occorre pazientare ed accordare all'escursionista i cinque minuti scarsi che occorrono per valicare l'imbuto. Superato l'ostacolo, eccoci all'inizio di un vasto pianoro che conserva il colore rossastro delle roccette appena lasciate. Si tratta di un piano appena inclinato verso sinistra, dove infine declina bruscamente lungo i ripidi pendii visibili da Champoluc; è cosparso di pietrame piatto e stabile, ed è un piacere dopo tanta attenzione negli spazi ristretti di un sentiero d'alta montagna. Ci si può riposare per qualche istante, allentando magari il controllo sui ragazzini; inoltre il panorama è stupefacente, anche se il bellissimo ghiacciaio a nord è ancora celato dalla vetta, ormai molto più vicina. Alle nostre spalle, ecco un sentiero perfettamente in piano, ben delineato e segnalato, che corre indietro lungo le ultime propaggini del Monte Pinter (3132 metri), vale a dire della cresta a sud- sudest della vetta principale: conduce al Bivacco Ulrich Lateltin, un'ampia struttura grigia da venti posti letto, da tenere presente in caso di maltempo. Seguendo il dorso centrale della cresta si punta lievemente verso la sinistra, con una bella panoramica sulla sottostante vallata di Gressoney e sui magnifici Lyskamm. La cresta termina davanti all'ultimo bastione roccioso che custodisce la vetta: qui troviamo la prima delle due ferrate, in realtà non necessaria, tra due rocce spioventi sul sentiero che non costituiscono una difficoltà. Si sale brevemente tra rocce grigiobluastre, aiutandosi spesso con le mani. Quassù i bastoni e le racchette telescopiche non sono più un ausilio, bensì un impaccio: si è infatti soliti lasciarle appena sotto l'ultimo bastione di roccia, per ritrovarle al ritorno. Il tracciato punta quindi verso destra, e diviene il celebre "punto esposto" ricordato da tutti quelli che hanno conquistato la Testa Grigia: una decina di metri in piano sotto una cengia rocciosa che obbliga i più alti a camminare piegati, una lievissima discesa tra rocce affioranti, quindi si ritorna a sinistra in un punto più riparato ed ombroso. Siamo ora esattamente dieci metri sotto la vetta: paradossalmente, questo è il punto più difficile di tutti, ed occorre una particolare attenzione. Il sentiero termina infatti, lasciandoci davanti a quella che sembra una parete verticale piuttosto difficile e molto esposta: in questi frangenti, la domanda che viene naturale porsi è Come farò a scendere? Quest'ultima parte più aerea, in realtà, presenta alcuni buoni appigli, rocce solide che sporgono dalla parete. Occorre procedere con calma, valutando con attenzione la consistenza dei punti in cui poggeremo i piedi e tenendoci ben attaccati alla parete, che comunque non è mai verticale. Si passa lateralmente per quattro o cinque metri, salendo di un paio, poi si ritorna più a sinistra: si valicano le ultime rocce e quindi si spunta ai piedi della vetta. Pochi secondi, ed è fatta: il terreno torna solido ed il panorama mozzafiato che si presenta scaccia ogni residuo di apprensione. Eccomi arrivato in vetta, alle ore 11.20. Vai alla Galleria Fotografica - Vai a GPS La vetta presenta alcune comode rocce che
servono da sedile, e poco altro. Il terreno è sassoso ma stabile, lo
spazio modesto: in caso di grande affollamento, infatti, molti
preferiscono effettuare solo una rapida puntata alla vetta per poi
pranzare con calma sulla cresta sottostante, a sud. Un'avvertenza: non
è affatto un luogo riparato. Non vi sono ripari di sorta. Il
panorama, come anticipato, è incredibile: potrete godere di un
balcone privilegiato sul versante meridionale massiccio del Rosa, e non solo. Dalla Testa
Grigia si scorgono anche il Bianco, l'Emilius e la Grivola. Volendo, potete ammirare
immediatamente questo panorama grazie alla sezione "360°"
dell'ottimo www.vdaoutdoor.it.
La vetta ospita un piccolo pilastro con statuetta metallica della
Madonna, rivolta ai ghiacciai a Nord, alla cui base si trova il
piccolo scomparto con il libro di vetta. C'è anche un tripode con
campana, installata dal gruppo CAI di Parabiago nel giugno 1978, al
quale è stata recentemente saldata una cassetta metallica
probabilmente volta a contenere il medesimo libro: tuttavia, è
perennemente piena d'acqua piovana. La
discesa va effettuata con molta prudenza, specialmente nel tratto
immediatamente sottostante la vetta: occorre prestare molta attenzione
e non lasciarsi impressionare dal vuoto sottostante, restando comunque
fedeli all'obbligo morale di cedere il passo agli eventuali
escursionisti impegnati a loro volta nelle ultime fasi dell'ascesa.
Anche l'imbuto roccioso sottostante il Lateltin è da percorrersi con
altrettanta prudenza, soprattutto per non smuovere detriti che
potrebbero cadere ed offendere chi sta salendo. Personalmente,
sono tornato per le 13.00 al Colle Pinter; per le 13.10 ero ai
bellissimi laghi, dove mi sono concesso una pausa. Entro le 14.25 ero
ad Ostafa, alle 14.53, al Crest. Relazione
della salita al Testa Grigia, estate 2005: dettaglio importante Nonostante
possa sembrare un'inutile ripetizione di quanto detto sopra, urge
aggiornare questo discorso con nuovi dati. Le montagne, infatti,
cambiano, in questo caso per mano dell'uomo. E' stato aggiunto un
lungo mancorrente, costituito da un unico cavo d'acciaio, che copre i
circa venti metri in linea d'aria dell'ultimo tratto sottostante la
vetta. Il cavo consente di percorrere con maggiore sicurezza il
tragitto terminale dalla cosiddetta "cengia" soprastante la
valle di Gressoney fino alla vetta vera e propria. Aggiornamento Testa
Grigia, 28 luglio 2007 Dopo la salita di Varasc.it alla Testa Grigia (N45 49.849 E7 47.200), sabato 28 luglio 2007, si riporta che è avvenuta la sostituzione del precedente cavo metallico sottostante la vetta, sul lato orientale, con un secondo cavo d'acciaio, del tutto simile al precedente. Non vi sono quindi modifiche di sorta nell'itinerario per il bivacco Lateltin (N45 49.373 E7 47.463) e per la vetta. Si segnalano invece lavori in corso nel tratto di sentiero 11A immediatamente sottostante i laghi Pinter (N45 49.006 E7 46.839, lago maggiore) ed il Colle omonimo (N45 49.170 E7 47.246). Parimenti, si traversano fronti franosi anche lungo il sentiero 12, a metà strada tra Ostafa ed il colle. L'itinerario è stato integrato con ometti e non presenta comunque alcuna modifica. La salita del 28 luglio ha richiesto tre ore esatte da Ostafa alla vetta, passando per il bivacco, due ore il ritorno. In seguito ad alcuni eventi occorsi in tale data, si raccomanda caldamente di non scegliere questa vetta quale meta per gruppi troppo numerosi ed eterogenei in quanto ad attitudine, allenamento e capacità, in particolare per quanto concerne i più giovani - scolaresche, colonie, oratori etc. Aggiornamento di domenica 26 luglio 2009. Nuovo treppiede per la campanella del 1978 Varasc.it
è tornato in solitaria alla Testa Grigia sabato 25 luglio 2009. Partito
alle ore 08.15 dal Crest, dopo aver constatato l'esorbitante prezzo
della corsa per Ostafa
(19 Euro), ho raggiunto Cuneaz alle 08.24 ed il Colle Pinter alle 08.45,
superando grandi nevai estesi fin quasi al nuovo tratto attrezzato con
scalini e corde. Per le ore 10.55 ero in vetta, dopo aver attraversato
altri nevai e zone gelate in minor pendenza, lungo la
"schiena" che corre dal Monte Pinter alla vetta. Ripartito
alle 12.00 ho toccato alle 12.17 il bivacco
Ulrich Lateltin ripartendone alle 12.37 e raggiungendo alle 13.13 il
maggiore dei Pinter, ancora parzialmente gelato. Se in occasione della
terza salita di "pulizia" alla Testa Grigia di sabato 30
agosto 2008 si era notata la scomparsa del treppiede e della
campanella del CAI Parabiago, con la presenza di tre nuovi fori dotati di
innesti di plastica color verde brillante, in data 25 luglio 2009 si
è potuto confermare il ritorno della "storica" campanella del
1978. Come da tempo premesso dai gentili soci del CAI Parabiago, la
campana è ora sorretta da un treppiede in metallo leggero, completo di
sostegno sopraelevato per il cofanetto contenente i libri di vetta. Si
è invece constatata la posa a terra della Madonnina, i cui bulloni,
apparentemente corrosi dalla ruggine, si vedono sull'ometto sommitale. Sabato 05 settembre 2009 la Testa Grigia è stata raggiunta da Chemonal, appena oltre Gressoney- Saint- Jean, in Valle del Lys. Il tempo necessario, quattro ore esatte; la salita, appassionante e piacevole, con ottima segnaletica, in un contesto ambientale semplicemente magnifico.
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