Colle Rothorn  e Quota 2963

 

Posto a 2689 metri sulla cresta di confine tra Ayas e la Valle di Gressoney, il Colle Rothorn è un valico situato tra le ripide cime rocciose del Monte Rothorn (3152 metri, verso sud) e del Monte Bettaforca (2971), a nord, che guarda l’omonimo vallone. Il Colle mette in comunicazione l'alpe Contenery (2248)–dove sorge il ristoro Belvedere- con Sitten (2275) e S. Anna (2172 metri), sul versante gressonaro. Sul lato ayassino, quello occidentale, il Colle è anticipato da ampie pietraie e pascoli, mentre immediatamente verso est –pochi metri al disotto del passo- si trovano i bei laghetti del Salero o di Saler (2625 metri). Impressionante è la vista dell'aguzzo Bloabhore, sopra ed a sud del passo.

Il valico stesso è localmente noto come "Passo Saler", ed è solitamente poco frequentato. Per quanto concerne la Val d'Ayas, si raggiunge mediante il sentiero 10 da Frachey (1614 metri) alla volta dei 1949 di Soussun e dell'alpe Contenery, in tre ore e trenta. Oppure –percorso forse preferibile- con il sentiero 11, che parte dai 1979 metri dell'arrivo della funivia al Crest Moreleté (proveniente da Champoluc) per raggiungere il lago Saler, l'alpe omonima ed il Contenery e proseguire fino al colle, in tre ore. In entrambi i casi si tratta di un’escursione adatta a soli escursionisti esperti, allenati e capaci di affrontare terreni di roccia e pietraia, anche instabili; nella zona sottostante il colle si rendono necessarie particolari cautele nella scelta degli appigli per mani e piedi. Raggiunto il lago Contenery, si prosegue abbandonando la strada carrabile parallela al lago ed agli impianti sulla sinistra, per salire verso i pascoli soprastanti, sulla destra di chi sale dal Crest lungo il sentiero 11. Il sentiero per il passo è, inizialmente, poco visibile: per ritrovarlo occorre portarsi al culmine della grande curva che costeggia il lago Contenery, dove c’è il bivio per il Belvedere (a sinistra) ed il grande “imbuto” ai piedi della ripida carrabile che porta poi al lago Ciarcerio (2376 metri). In questo punto si trova un ampio masso erratico ricoperto di vegetazione rupestre, dietro il quale la strada comincia a scendere verso il fondo della gola: i vecchi segnali sono dipinti infatti dietro a questo grande roccione. Raggiunto il masso si taglia per il prato lungo il suo bordo sinistro, abbandonando la strada e salendo verso destra, tra l'erba. Ad ogni modo, il Colle è già visibile dal lago: si tratta semplicemente del punto più basso visibile in direzione di Gressoney, davanti e sulla destra, tra le alte cime rocciose che si stagliano come denti contro il cielo.  

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Risalito il poggio erboso soprastante su tracce di sentiero, roccette ed erba, si accede al primo di una serie di pianori adibiti a pascolo e poco frequentati, in lieve pendenza, che portano al passo ormai visibile ad oriente. In questi morbidi pianori dal fondo umido e lussureggiante si smarrisce la traccia in terra battuta, per cui occorre prestare attenzione agli altri segni indicatori: una cascata sulla destra da cui nasce un placido ruscello, dal letto ben scavato ed uniforme, che si attraversa poco più avanti sull'apposito guado di pietre. Poco oltre, un basso dosso erboso sorregge l'ampia ed evidente pista da sci Sarezza - Contenery, che scende da dietro l'omonimo monte proseguendo a sinistra verso il fondovalle; vi sono anche impianti d'innevamento semipermanenti, utili per orizzontarsi. Attraversando la pista si accede ad un ampio campo di massi parzialmente interrati e coperti d'erba e muschio, superato il quale tracce nuovamente visibili portano ad altri prati umidi, sempre con il monte Sarezza alla propria destra. Da qui si procede verso gli ultimi pianori erbosi, contraddistinti non più da tracce ma da bassi totem sassosi, con il Colle Rothorn ormai vicino. Due ultimi poggi erbosi –l'ultimo con una bizzarra statuetta di plastica bianca, alquanto malconcia, su una lastra di pietra affiorante- precedono la grande ed estesa pietraia sottostante il passo, a circa 2650 metri.Vi è una sorgente sulla sinistra della pietraia, una decina di metri più a sinistra del canalone centrale, da cui nasce un piccolo ruscello sassoso e poco profondo. Questa zona, composta principalmente da grandi massi e lastroni, non è scevra di sfasciumi minori e pietre instabili. Il primo tratto è breve ma più impegnativo, per pendenza e frequenza di appoggi non perfettamente fissi, poi si giunge ad una zona in cui riaffiorano strisce erbose. In tutta la salita lungo la pietraia si notano vecchi segni rossi, probabilmente riconducibili al compianto Gino Buscaini, che suggeriscono il percorso preferenziale; in discesa, più evidenti e frequenti, segni gialli. Al Colle, vento e roccette affioranti accolgono il viandante, offrendo una gradita pausa dopo tanto pietrame –sosta impreziosita dai bei laghetti del Salero sottostanti. Notiamo segnali per i sentieri 10, 11 ed 8A, quest'ultimo proveniente da Gressoney. 

Prima di passare alla tempistica, è doveroso chiarire –a scanso di equivoci e, potenzialmente, infortuni- il "problema" del tragitto Colle Rothorn- Monte Bettaforca, tragitto non segnalato e facilmente confondibile. Viene infatti spesso sostenuto che, risalendo a nord del valico lungo la cresta intervalliva Ayas- Gressoney, si possa conquistare il Bettaforcaz grazie anche alla scarsa differenza di quota ed alla vicinanza delle due località, in linea d'aria. Questo ragionamento è quantomeno fuorviante, e va smentito. La cresta intervalliva riprende immediatamente sulla sinistra del nostro colle, già molto aspra ed esposta a tratti, conducendo in pochi minuti di ripida ascensione su sfasciumi ed erba ad un primo torrione a strapiombo sul lato gressoniardo, con roccioni scuri dai licheni gialli e neri ai suoi piedi. Dietro a questo gendarme, il vuoto: tornando sui propri passi con cautela e perdendo quota, sempre sul lato gressoniardo, si trova un erto passaggio a mezza costa tra sfasciumi e chiazze di muschio. Si passa dunque immediatamente sotto al gendarme, il cui tormentato versante orientale sembra minacciare scariche di sassi, con i luccicanti laghetti in basso alla propria destra: veri e propri passaggi d'arrampicata si rendono necessari per valicare le roccette abrasive ai piedi del gendarme, in mezzo a rigogliosi anfratti pieni di stelle alpine. I successivi pendii erbosi sottostanti non devono ingannare: da essi si risale infatti in cresta, accedendo infine alla sospirata sommità.. Errore: la cresta è aerea e palesemente conosciuta ai soli stambecchi, senza ometti o altre tracce di passaggio umano, ripida ed erbosa ad oriente e strapiombante sul pietroso lato ayassino, ma non conduce affatto al monte Bettaforcaz. Porta piuttosto all'ultima sommità, chiamata "Quota 2963", ai cui piedi in direzione nord si apre un ampio baratro: la cresta intervalliva sprofonda di colpo per poi tornare a risalire verso i 2971 metri del monte. A nord di questo, ben evidente sul lato di Gressoney, la carrabile che collega i 1825 metri di Stafal al vallone di Bettaforca ed a Resy, in Ayas. Il rientro dalla Quota 2963 avviene non più lungo l'erta cresta, bensì sui ripidi ed erbosi pendii orientali, traversando obliquamente a rischio di inopportune scivolate fino ad un terzo lago soprastante i Salero, dal quale –sempre per tratti erbosi molto scoscesi, attraversanti da canalini verticali colmi d'erba pungente- si ritorna sotto al primo gendarme. Qui si ripercorre l'esposto traverso d'arrampicata, sempre tra le stelle alpine, scendendo poi l'ultimo tratto di cresta alla volta del Colle Rothorn. In sintesi, dunque, un percorso assolutamente aspro e non battuto, ricco di fauna altrove introvabile ma difficile, ostico ed inutilmente rischioso.. Inutile, oltretutto, per raggiungere il Bettaforcaz.  

La tempistica, infine: ecco i dati registrati nel corso dell'escursione di Varasc.it di lunedì 31 luglio 2006, ascensione che ha voluto proseguire lungo la difficile cresta a settentrione del valico allo scopo di chiarirne gli aspetti più contradditori. Partito alle 08.30 dal Crest, ho raggiunto alle 08.45 il lago delle Rane (2080). Alle 09.00 superavo il masso erratico abbandonando la carrabile appena oltre il lago Contenery, risalendo i pascoli soprastanti fino alle 09.50, ora cui sono giunto all'ultimo poggio erboso antistante la pietraia del colle. Per le 10.05 avevo superato il breve ma impegnativo tratto iniziale, uscendo sul valico alle 10.13, al sole. Ripartito a sinistra del colle per le 10.57, ho risalito la cresta fino al gendarme (11.05), da cui sono dovuto discendere di qualche decina di metri per proseguire a nord sul versante di Gressoney. Risalito alle 11.20 in cresta, sono arrivato alla Quota 2963 –peraltro panoramicissima, ed inaspettato rifugio per le aquile- alle 11.33; realizzato che il Bettaforcaz era troppo distante a nord e galvanizzato dalla nuvolosità in aumento, sono sceso alle 11.41, tornando alle 12.10 "in salvo" al Colle Rothorn. Per le 12.30 ero sotto alla pietraia, tra le prime gocce d'acqua, arrivando al ristoro Belvedere alle 13.30. Ne sarei ripartito alle 13.45, raggiungendo il laghetto delle Rane alle 13.55, il Crest Moreleté alle 14.06. 

 

 

 

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