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La storia di Varasc.it

 

Benvenuti in Varasc.it 2.0, la nuova versione del sito interamente dedicato alla Val d'Ayas e alla Comunità Montana dell'Evançon, liberamente fruibile e pubblicata nell'estate 2014.

Per ulteriori informazioni sulla navigazione all'interno del sito, è disponibile una sezione apposita.

 

Varasc.it, 2004-2014. Il primo decennio

Questo sito è stato pubblicato ufficialmente il 12 marzo 2004 ed è vissuto nella sua forma originaria, attraverso aggiornamenti settimanali e spesso quotidiani, fino al mese di dicembre 2013. La sua versione attuale, Varasc.it 2.0, è stata ufficialmente pubblicata il 2 luglio 2014; il 12 marzo 2016, festeggiando con una piccola serie fotografica nel suo account Facebook, Varasc.it ha raggiunto i dodici anni di età.

In entrambe le sue versioni, Varasc.it è sempre stato votato ad un unico scopo: la divulgazione ambientale, naturalistica, culturale e alpinistica della Val d’Ayas, in ogni suo aspetto. Malgrado il suo carattere not for profit ha raggiunto le 100.000 visite nel marzo 2013, arrivando a coprire pressoché ogni zona, cima, lago, colle e rifugio di Ayas, oltre allo scibile dedicato nel corso degli ultimi centocinquant’anni a questa bellissima terra.

La versione precedente di questa pagina, pubblicata nel sito originario, era intitolata La storia di Varasc.it: una costante evoluzione. E così come la montagna è un territorio vivo e profondamente mutevole, anche il sito a lei dedicato manifestava ormai forze centripete e irrequiete che spingevano, premevano per un cambiamento. Per un nuovo inizio.

Varasc.it. Ab initio

La vecchia piattaforma aveva garantito costantemente la “copertura” delle mie ascensioni e delle sempre nuove scoperte in Ayas, premiata e gratificata da un flusso decennale di contatti e richieste di collaborazione da parte del pubblico, di ricercatori e alpinisti, studenti e storici, bibliofili e geologi, medici di montagna e via dicendo. Ciò purtroppo non poteva celare i due principali problemi del vecchio sito, indissolubilmente legati alla sua stessa natura: la grafica ormai obsoleta e poco funzionale, la difficoltà di navigazione al suo interno.

La grafica della versione originaria di Varasc.it era ormai improponibile, in un mondo e in un’ecologia virtuale globale in costante e velocissimo cambiamento, in cui perfino i browser ed i plugin sono soggetti a continui aggiornamenti e modifiche. Pur avendone spinto l’editor ai limiti estremi cui FrontPage sia mai arrivato, l’insieme era ormai inefficiente, legato ad un’architettura a tabelle e singole pagine che creava un sito enorme e del tutto statico. E’ sempre la stasi a condannare le specie all’estinzione, secondo le leggi dell’entropia.

Sfavorito da una grafica Anni Novanta, tre anni dopo il “giro di boa” del primo decennio del Duemila, Varasc.it aveva inoltre un secondo difetto. Ogni nuova vetta o via di salita si traduceva in una nuova pagina, a sua volta corredata da decine di singole immagini; il tutto aumentava a dismisura il novero dei links e dei contenuti. Se questo era positivo per la completezza dell’offerta al pubblico, comportava un sempre maggiore rischio di confusione: l’impossibilità di “arrivare” alla singola meta con un massimo di tre o quattro click, la difficoltà di trovare il Palon di Resy o la Becca Mortens per chi ne ignorasse l’esatta posizione fisica nella valle. Non si trattava esclusivamente di un “difetto”, bensì del problema insito nel tentativo di trasporre in virtuale una realtà complessa e multiforme quale un’intera valle; ciò nonostante rendeva difficile la navigazione ai neofiti e richiedeva un notevole adattamento da parte del navigatore, nell’imparare la posizione delle varie pagine di suo interesse all’interno del sito, o nel rassegnarsi al ricorso al motore di ricerca di Varasc.it.

Dal 2011 in poi la dicotomia tra questa piattaforma obsoleta e gli strumenti modernissimi che utilizzavo sul lavoro era sempre più forte e surreale. Gestivo quotidianamente siti importanti e costosi, realizzati per progetti internazionali della mia azienda o del suo principale committente. Dal 2012, la mia passione per la fotografia (finora vista semplicemente dal punto di vista funzionale di Varasc.it) mi aveva portato a creare un account su 500px.com. Mi trovavo in sintesi ad utilizzare il meglio della tecnologia informatica sul lavoro, pressoché senza limiti di spesa, e ad ammirare sempre più le linee pulite, la genialità e duttilità dell’architettura software/hardware di Apple, ad aver acquisito in breve tempo un’attrezzatura di buon livello sia sul piano fotografico che, soprattutto, informatico. Ero affezionato a Windows sin dalla sua gloriosa versione 95, e tuttavia com’era possibile tornare ogni volta al buon vecchio FrontPage e alle sue rozze logiche di base? Tutto ciò mi ha infine spinto alla decisione di pensare un’architettura, un qualcosa del tutto nuovo. Una serie di "pezze" sull'architettura preesistente non mi avrebbero soddisfatto.

Come doveva essere il futuro Varasc.it, per coniugare funzionalità e rispetto della sua storia precedente?

Il bello dell’intera vicenda era l’assenza di limiti alla mia fantasia; sarebbe venuto il momento di tornare con i piedi per terra e confrontarmi con difficoltà e restrizioni di ogni tipo, ma non era quello il momento. La mia immaginazione volava. Come sarebbe stato il mio sito in versione 2.0? Le migliori soluzioni tecnologiche di oggi, ho sempre creduto, nascono da una lunga evoluzione e si interfacciano con la storia di uomini e donne geniali, con il meglio del proprio passato. Il compito di ripensare ex novo un sito ormai enorme era improbo, e solo tornando alle origini avrei potuto fare chiarezza su ciò che volevo, per poi rivisitarlo finalmente in chiave moderna.

Il vecchio incipit della versione precedente di questa pagina era semplice e chiarissimo. Tutto ebbe inizio nell’anno 2004: brodo di coltura primordiale fu una forte passione per la montagna, mentre la scintilla (fulmine o meteora, come preferite) che accese la vita nelle desolate lande di un provider fu un forte, lancinante senso di “mancanza” nei confronti dell’amata Val d’Ayas. 

Quel vecchio testo riassumeva tutto: le storiche linee guida di Varasc.it, e me stesso. Il costante fastidio per una vita “da scrivania” del sottoscritto, nato per l’aria aperta, la fatica, la salita, la scoperta. E conseguentemente alcune costanti del mio lavoro di questi dieci anni:

 

Ormai all’alba del 2014, nei tempi morti di un lungo viaggio di lavoro, sono ripartito da questi tre concetti-chiave per pensare a cosa volevo esattamente.

Non mi interessavano troppo i social networks, l’aggregazione forzata ad ogni costo, per quanto dovessi spesso ricorrervi sul lavoro. In un'epoca che premeva sull'acceleratore del concetto di cloud, Varasc.it doveva essere e restare un prodotto fine a sé stesso, volto alla piena e soddisfacente fruizione da parte del singolo appassionato: non desideravo adornarlo di Likes come trofei, né scalare a ogni costo il ranking dei principali motori di ricerca. Non mi interessavano nemmeno altri possibili orpelli, guestbooks o fora, in cui dopo pochi post il dialogo scade immancabilmente in discorsi meno coerenti. Varasc.it era sempre stato un porto franco, un territorio virtuale connesso ad altre realtà, ma mai confuso con esse, né subalterno. Non era questione di vita o di morte vederne solamente trend positivi, non dovevo rispondere ad alcun CDA, non ero schiavo di rendimenti trimestrali: una volta tanto, lavoravo per mio diletto.

I buoni propositi

Nel suo primo decennio di vita, Varasc.it aveva certo seguito la seconda e terza delle sue regole, completezza e vocazione non profit. Tuttavia aveva ormai infranto la prima linea guida, e nessuna policy - aziendale o associativa - può dirsi realistica, se un terzo dei suoi punti viene disatteso.

Il ritorno alla semplicità, dunque, si imponeva drasticamente. Avevano ragione i Lynyrd Skynyrd a cantare: And be a simple kind of man \ Oh be something, you love and understand. Avevo ben chiari i canoni generici della moderna sitografia: tra questi, l’immediata accessibilità di tutti i contenuti da qualsiasi punto del sito. Durante quel viaggio buttai giù qualche idea sul taccuino poggiato sul bracciolo del sedile sballottato dalle turbolenze: Linee pulite. Voglio spazio. Una barra dei menu visibile in ogni punto del sito. Menu a tendina per l’accesso alle varie “zone” della valle. Facilità di contatti con il webmaster. Ordine. Chiarezza. Univocità in tutto il sito. Fruibilità immediata.

Altre soluzioni meno immediate si aggiunsero nei giorni e mesi successivi al fortunoso atterraggio: la consapevolezza che nessun serio committente avrebbe mai approvato un layout da alveare con sfondo nero e testo giallo, per quanto fossi affezionato alla vecchia e gloriosa divisa di Varasc.it. O più seriamente la necessità di testi vettoriali, in modo da risultare perfettamente leggibili a prescindere dallo zoom prescelto dall’utente. L’urgenza di gallerie fotografiche dinamiche e fruibili senza dover ricorrere al pulsante “Torna indietro” del proprio browser, come nell’alto Medio Evo. L’uniformità totale dei font, a seconda del tipo di pagina e soprattutto dei contenuti: qualcosa di facilmente organizzabile mediante dei templates che, una volta pensati, potessero adattarsi a ogni evenienza del mio sito. I preziosi consigli dell’esperto e paziente collega Emanuele Ferrari mi hanno aiutato molto nel periodo in cui cercavo di capire cosa servisse, prima ancora di come realizzarla, cercando di tradurre in termini informatici le mie visioni messianiche ed i miei Sarebbe bello se…

Varasc.it. Ispirazione

Ognuno di noi trae segreto sollievo, piacere e ispirazione dall’opera altrui, dalla musica e dalla pittura, dalla letteratura o da singoli oggetti. Nell’inverno 2012, a Londra, ho capito di percepire in tre brand molto speciali le mie preferenze istintive per l’ordine, la pulizia e la bellezza delle linee e degli spazi intonsi, aperti. Anzitutto il sito 500px.com, online dal 2009, che nell’autunno 2013 ha modificato il layout dei singoli accounts in modo simile alle nuove (e ancora inedite, all’epoca) gallerie di Varasc.it 2.0. Secondariamente due blasonate aziende, parte della storia della mia famiglia: Omega, la Casa orologiaia fondata nel 1848 da Louis Brandt, e la compianta industria fotografica Zeiss-Ikon, nata nel 1926 e scomparsa negli anni Settanta. Questi tre brand e le loro caratteristiche mi hanno certamente ispirato, a livello di aderenza concreta e tangibile ai miei sogni, alle mie aspirazioni. Alle mie preferenze e a ciò che sentivo mio.

Altro che tecnologia. Varasc.it 2.0 ha preso vita anzitutto su mezza dozzina di fogli A3, mediante il software più antico di tutti: matita, righello e gomma. E’ stato un lavoro lungo e complesso, esteso grossomodo dal luglio 2013 ai primi mesi del 2014, che ha richiesto la trasposizione di migliaia di links ed immagini dalla vecchia piattaforma, offrendo tuttavia l’opportunità di una revisione generale dei testi e la correzione di vecchi errori. Ha richiesto un notevole investimento in termini di tempo e ore di lavoro, oltre che finanziario, principalmente relativo all’acquisto di un MacBook Pro con display Retina e di tutto il software necessario. Provavo finalmente il piacere di lavorare su un progetto personale, seppure in orari notturni; e amavo già la vista dei margini ampi e ordinati del nuovo sito, che richiamavano la purezza degli antichi volumi d'antan.

Il rovescio della medaglia

In questi anni, purtroppo, Varasc.it ha sofferto svariati episodi di plagio e appropriazione indebita, o meglio di pubblicazione non autorizzata del materiale fotografico e testuale del sito. Eventi particolarmente odiosi se si considera l’enorme quantità di ore, energia, denaro e fatica investiti in questo lavoro privo di fini di lucro, nella ricerca dello scibile ormai introvabile che rende uniche tante pagine di Varasc.it, nelle pazienti interviste in Ayas e altrove. Fotografie riciclate e spacciate come proprie, copertine e recensioni utilizzate per vendere libri nelle case d’asta, interi percorsi copiati e incollati in presunti siti turistici. Waypoints GPS riciclati in pubblicazioni altrui, guarda caso proprio quelli relativi alle cime più impervie e meno raggiungibili; materiale fotografico pubblicato senza farne la minima richiesta in un libro recente. Addirittura, librerie antiquarie scoperte a usare le mie recensioni per vendere rare copie del loro stesso volume.

Malgrado il suggerimento contrario di amici e colleghi ho deciso di mantenere liberamente fruibile l’intero sito, pur continuando a tutelarne ogni contenuto in sede legale; non ho creato aree riservate né convitati di pietra, lasciando tutto “in chiaro”, senza chiudere un login, una registrazione, un contratto. Ho sempre disprezzato la tendenza dei “sapienti” italiani (autentici e presunti) a rinchiudersi in torri d’avorio, non sarebbe stato coerente seguirne l’esempio per colpa di una quarantina di disonesti. La montagna mi ha donato molto e le cose belle vanno condivise; qualcosa va anche restituito al prossimo.

 

Varasc.it 2.0

Da tutto ciò e altro ancora, dopo mesi di gestazione e altri di duro lavoro, è nato Varasc.it 2.0. E ancora, ogni cosa ha dovuto essere calibrata ad hoc, come durante i primi giorni di test su strada di una nuova fuoriserie. Il pilota e la macchina imparano a conoscersi, crescono insieme.

Nel DNA di questo sito pulsa da sempre la convinzione che non basti descrivere dalla A alla Z le escursioni e la natura di una terra, per poter veramente affermare di conoscerla. Alpinismo e cultura, escursionismo e storia vengono così proposte inscindibilmente: la montagna non è solo dislivello e scale di difficoltà, bensì curiosità e passato, saggezza e tradizione, toponomastica e leggende, storia e mistero. Una convinzione ereditata in questi trentuno anni di vita e più di venticinque di montagna, trascorsi a prendere pazienti appunti sui moleskine per poi riversarli nel sito, nei miei libri: una tecnica accurata che non ho ancora visto da parte di alcun altro autore o webmaster, a parte l'amico Luca Zavatta (che però preferisce ricorrere a un registratore!).

Alcune tappe fondamentali hanno scandito l’evoluzione di questo sito, e mi piace riportarle anche nella sua nuova versione, per ricordarne le radici più profonde. Del dicembre 2007 è l'idea di estendere il novero delle località illustrate nel sito anche alla Comunità Montana Evançon. Nell'agosto 2008 è stato pubblicato il manuale Le Vette della Val d'Ayas; nel maggio 2010 è stato varato il Sunto archeologico e, a fine anno, è avvenuta la pubblicazione dell'indagine storica Operation Pointblank. Bombardamenti alleati nel Nord-Ovest. Nel novembre 2011 è stata pubblicata la sezione Le prime fonti. Le Bolle pontificie e la Val d'Ayas, volta a colmare una lacuna storiografica di rilievo. Nello stesso anno è nato The Varasc.it YouTube Channel e, nel 2012, l'account su 500px.com. A fine 2013, infine, tre anni di ricerca sono culminati nel libro Braccati. Prigionieri di guerra in Piemonte e Valle d’Aosta, principalmente dedicato alle valli di Ayas e del Lys. Nel 2014, infine, la seconda sorpresa: dopo Braccati, il varo del nuovo sito. Nel gennaio 2015 è nata la sezione Collabora con Varasc.it, che delinea i due modi principali di sostenere l'attività del sito, oltre a svariate sezioni, tra cui quella doverosamente dedicata alla Cookie Policy di Varasc.it. E' stata inoltre creata una pagina apposita su Facebook, il cui scopo consiste nel divulgare anteprime, fotografie e aggiornamenti del sito. Infine, nell'ottobre 2015, è stata lanciata una collaborazione sperimentale con Movescount, volta a proporre "move" con dati dettagliati per ogni escursione e ascensione di Varasc.it: altitudine e dati meteo, temperatura e pressione, distanza, frequenza cardiaca, tracciato GPS, il tutto comodamente accessibile dall'utenza dalle singole pagine di Varasc.it.

Tra l'inverno 2014 e l'estate 2015, tra le molte iniziative, le ascensioni e il costante aggiornamento del sito, Varasc.it ha aderito sin dall'inizio al gruppo di lavoro "Ripartire dalle Cime Bianche", volto a promuovere la tutela dell'omonimo Vallone, minacciato da un progetto di collegamento funiviario. Infine, nel mese di marzo 2016, ha festeggiato come premesso i dodici anni di età, trascorsi il più possibile in e insieme ad Ayas.

 

In altre parole, Varasc.it ha compiuto molta strada da quel lontano marzo 2004, riflettendo ogni mio passo compiuto in montagna, ogni pagina letta e studiata, ogni mia piccola scoperta. Se avete letto fin qui la sua storia attraverso questi miei pensieri e ricordi sconnessi, comprenderete perché mi piaccia pensarlo come un continuum in piena evoluzione, una piattaforma che tra altri dieci anni sarà ancora più diversa; ma nel frattempo è in grado di rispondere alle esigenze del suo pubblico, offrendo “tutto” senza sacrificare nulla. E mostrando un intero territorio, un’entità complessa e variegata, in modo ordinato e facilmente accessibile.

Benvenuti, ancora una volta, in Varasc.it.

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