Monte Perrin

 

Bella cima di 2974 metri posta a N45 48.448 E7 46.218, il monte Perrin sorge tra il vallone di Cuneaz ed il vallone di Mascognaz, immediatamente a sudest del lago omonimo, sul quale ricadono i suoi contrafforti rocciosi. La sua sagoma, se scorta dall'alto vallone di Cuneaz, ricorda una sorta di grande "pinna", affiancata sulla sinistra dai 3023 metri della Gran Cima. Il Perrin, poco conosciuto, si trova tuttavia in una zona di grande interesse escursionistico, posto difatti tra sommità interessanti quali la Gran Cima stessa ed il retrostante Corno Vitello (3057 metri), quest'ultimo inserito nella dorsale intervalliva Ayas-Valle del Lys. A nord, il monte Perrin mostra una grande bastionata rocciosa, mentre il versante orientale è costituito da ripide pietraie che ammettono al pianoro sommitale, erboso ed in parziale pendenza. La cresta sommitale, più elevata verso nord e sopra il valloncello detritico, continua lungo il tormentato versante orientale, aprendo un vero e proprio intaglio che deve essere aggirato durante la salita. Per la mancanza di segnaletica aggiornata, per la lunghezza del percorso e per le caratteristiche del terreno, la salita al monte Perrin deve considerarsi riservata ai soli "escursionisti esperti", ben allenati e motivati, capaci di una sicura progressione su roccia e tratti di sfasciumi anche instabili. Vi sono tuttavia due diversi itinerari. Una più esauriente descrizione, completa di dati GPS e cartografia, si trova nel volume Le Vette della Val d'Ayas, pubblicato nell'estate 2008. 

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Monte Perrin: primo itinerario

Il percorso per il Perrin ha inizio dalle sponde del lago omonimo (2635 metri), raggiungibile mediante il sentiero 14A da Mascognaz, il 13 da Champoluc via Crest, il 13C dai vicini laghi Pinter (2689 metri). Raggiunto il Colle Perrin, ovvero l'ampia e larga sella erbosa cui arrivano i sentieri provenienti dal Crest e dai Pinter, e guardando il lago sottostante, si sale a sinistra verso l'evidente vallone orientale cosparso di pietrame e chiuso in una sorta di gola dai contrafforti della Gran Cima e del Monte Perrin. Questo vallone, singolarmente cupo nei giorni di maltempo, è lungo circa un chilometro e mezzo e pur non presentando grosse difficoltà richiede doverosamente tutta l'attenzione dedicata alle pietraie parzialmente instabili: il tratto più prossimo al lago Perrin, dove sfocia il rivolo immissario, è ampio ed in parte erboso, ed immette al valloncello. Sfortunatamente le frane di luglio 2006 hanno stravolto l'orografia della zona, spostando grandi masse detritiche e cancellando lunghi tratti di sentiero, rendendo instabili interi campi di sfasciumi: la gola si affronta comunque sulla sinistra, inizialmente più erbosa, addentrandosi progressivamente in un ambiente caratterizzato da sfasciumi, muschio e pietrame di medie dimensioni. Più oltre, nella parte centrale e superiore del valloncello, il pietrame lascia il posto a rocce maggiori, frequentemente instabili, in un ambiente più simile al Colle Rothorn: occorre testare con cautela la tenuta di ogni singolo appoggio, anche nel caso di rocce e lastre di dimensioni ragguardevoli. L'intero percorso è volenterosamente contrassegnato da bassi ometti di pietra, spesso effimeri, che -se cercati con una buona dose di pazienza- facilitano l'ascesa, la cui direzione resta comunque intuibile. Ne sono stati eretti circa trenta durante la salita di domenica 11 agosto 2013. Sempre salendo sul lato sinistro si giunge infine all'ultimo tratto, meno impervio e con un po' d'erba residua, che premette la prima conca pietrosa, caratterizzata da affioramenti ferrosi dal tipico colore rossastro. Ci troviamo a circa 2850 metri, chiusi in un semicerchio di pietra e detriti dall'aspetto pressoché lunare, in realtà una vera e propria continuazione della cresta meridionale della Gran Cima. Si superano le basse pareti a semicerchio salendo sulla destra –con qualche attenzione, sono coperte da fasce detritiche piuttosto instabili- in direzione del cosiddetto Colletto, 2900 metri, una bassa sommità di roccette rosse e detriti contraddistinta da una vecchia croce di legno con le estremità ricoperte di metallo, tranciata e scomparsa nel settembre 2007, assente nell'agosto 2013. Ci troviamo a pochi passi di distanza dall'attacco del possente sperone orientale del Monte Perrin, e continuando sulla cresta –ora ampia e perfino erbosa, con detriti grigi e piatti- arriveremmo al disopra della parete orientale della prima conca. Da qui scorgeremmo perfettamente il Corno Vitello, inserito nella dorsale intervalliva tra il Colle di Mascognaz ed il Passo di Valfredda (2805). Nella seconda conca pietrosa si trova invece un laghetto (2883 metri, rilievo GPS, prosciugato nel settembre 2007, ricco d'acqua nell'agosto 2013) sovrastato da una lunga e bassa fascia rocciosa su cui si risale per avvicinarsi al versante ovest del Vitello; secondo i dati del Catasto Laghi pubblicati dall'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente in base al rilevamento del 3 luglio 2007, tale lago si estendeva per 1170 metri quadrati. Derivante da escavazione glaciale di circo, privo di fauna e vegetazione, è provvisto di un rivo emissario ed è alimentato dai nevai della zona ad oriente del Monte Perrin e della dorsale Gran Cima-Corno Vitello. 

Tuttavia, dal Colletto (2900 metri) a sud della Gran Cima si inizia la salita al Perrin. Sopra al Colletto, a poca distanza, s'innalza ripida la grande parete orientale del nostro monte, completamente ricoperta da detriti d'ogni dimensione e, specialmente nella fascia inferiore, da grandi lastre e massi. Nel settembre 2007 sono stati rinvenuti alcuni ometti che ne hanno facilitato la salita, tenendosi a sinistra del filo di cresta dello sperone orientale. La cospicua presenza di pietrame e la pendenza, tuttavia, non rallentano affatto l'ascensione, se si è abituati a questo genere instabile di terreno: si tratta di soli 74 metri di quota in più! E' possibile quindi salire a sinistra e lungo la cresta orientale, oppure traversare inizialmente sulla sinistra, partendo dal Colletto, prendendo quota diagonalmente prima di tornare a salire più direttamente per superare dall'alto la bastionata rocciosa obliqua. Le roccette forniscono naturalmente molti appigli, ma la loro resistenza va testata con cautela. Si giunge infine ai primi, ripidi pendii erbosi, che in caso di umidità al suolo possono rivelarsi perfino più insidiosi del pietrame circostante: da qui, in pochi minuti, si accede al pianoro sommitale, contraddistinto da una costante pendenza sulla sinistra, poiché la cresta settentrionale è sensibilmente più elevata. La vetta si raggiunge comodamente e si presenta come un pianoro erboso e sorprendentemente vasto, assolato, preannunciata da un primo totem formato da lastre di pietra erette. Più oltre, un secondo totem, più massiccio, offre una magnifica vista sul sottostante vallone di Mascognaz, sul lago Perrin; ad oriente, imponente e solitario, il Corno Vitello. Una bella vetta pianeggiante che invoglia, semplicemente, a fermarsi a prendere il sole: sembra impossibile che sorga al termine di tanto arido ed ostico pietrame.

Monte Perrin: secondo itinerario

Il secondo percorso, forse più semplice e comune alla Gran Cima, permette un avvicinamento su sentiero: consiste infatti nel salire dai 2400 metri del Rifugio Arp, a sua volta raggiungibile dai 1815 metri di Estoul grazie al sentiero numero 5. Si percorre inizialmente il sentiero 5A alla volta dei laghi e del Colle di Valfredda, salendo (NE) sull'ampia e panoramica cresta orientale che corre verso la Punta Palasina ed il Corno Bussola. Qui, su poggi erbosi, il sentiero si biforca in presenza di un grande totem circolare appena ricostruito, tra 5A per il Colle Valfredda (2805 metri) e 5B per il Vitello. Quest'ultimo tracciato risale la cresta soprastante i laghi, ampia e cosparsa d'erba e roccette, in un'evidente curva che porta ad inserirsi nella dorsale intervalliva, lungo la cresta sudovest del Corno. Il sentiero è ben segnalato da frecce gialle e totem. Con qualche rialzo, il 5B sale generalmente in linea retta offrendo quasi sempre buoni appigli ai lati, anche se l'ambiente circostante resta detritico: scende al di sotto del "dente" roccioso, o spalla, attaccando la parete ovest del Vitello sugli ultimi metri dell'instabile ed abbondante fascia di sfasciumi alla sua base. Proprio qui si abbandona il sentiero piegando a sinistra (W) verso la Gran Cima, superando il falsopiano di rocce allungate e detriti seguendo gli ometti, fino a superare il laghetto e raggiungere l'attacco della cresta S della Gran Cima. Si prosegue brevemente sulla sinistra verso lo sperone orientale del Perrin, superando il Colletto 2900 (ora mancante della vecchia croce lignea) e si sale appena a sinistra del filo della cresta, lungo ometti; in alternativa, come realizzato nell'agosto 2006, si può piegare a sinistra per un breve traverso, tornando poi sulla destra in obliquo e superando la bastionata rocciosa dall'alto.

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Per quanto riguarda la tempistica inerente al primo itinerario, riportiamo i dati registrati nel corso dell'ascensione di Varasc.it alla Gran Cima ed al monte Perrin, lunedì 07 agosto 2006. Partito alle 12.31 dal Colletto (2900 metri), dopo essere sceso dalla Gran Cima alle 12.25, ho affrontato il versante orientale del Perrin obliquando decisamente a sinistra, prima di salire in linea retta aiutandomi spesso con le mani ed incontrando solo saltuariamente rocce instabili; più frequente il pietrame, rischioso per eventuali altri escursionisti. Per le 12.45 ero in vetta, ripartendo alle 12.50 ed impegnandomi in una discesa forse più difficile della salita stessa, che mi ha riportato alle 13.20 sotto al Colletto, per evitare la zona più ampia della fascia di pietre maggiori alla base del versante orientale. Ripartito alle 13.34 per il valloncello detritico ad oriente del lago Perrin, ho raggiunto il lago stesso alle 14.00, ripartendone alle 14.46 ed arrivando ai 2032 metri di Cuneaz per le 15.45.  

Per quanto concerne il secondo itinerario, ecco i dati registrati domenica 23 settembre 2007, provenendo dal Corno Vitello via sentiero 5B ( via Laghi Valfredda e Rifugio Arp). Partiti da Estoul alle 08.06 abbiamo raggiunto il rifugio alle ore 09.13, i laghi alle 09.57 (il superiore), la vetta del Vitello alle 11.15, proseguendo poi alla volta della Gran Cima, raggiunta alle 12.34, e del Monte Perrin. Non si sono riscontrate modifiche al percorso inerente alla Gran Cima; gli ometti nel falsopiano ai piedi delle tre vette sono ben visibili, così come quelli che salgono in cresta alla Cima.

 

 

 

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