|
Grand Tournalin Posto a 3379 metri di quota, il maggiore dei due Tournalin è la maggiore elevazione riscontrabile lungo la cresta intervalliva Ayas- Valtournanche. Esso incarna l'archetipo stesso di "vetta": una immensa, perennemente incombente costruzione piramidale grigioscura, sormontata da una bella ed ampia fascia rossastra, a guardia dell'alto vallone di Nana. Perfettamente visibile da oriente da qualsiasi punto elevato in Ayas, esso forma una sorta di grande "pinna" stilizzata se considerato insieme al fratello minore, il Petit Tournalin (3207), a S. La sua visione è particolarmente impressionante proprio dalla vetta di quest'ultimo, dove riesce a far passare in secondo piano qualsiasi altra vetta a causa della propria vicinanza. Per la salita a questa vetta, si consiglia il manuale Le Vette della Val d'Ayas, utile per ricostruire "sul campo" l'esatta successione dei numerosi punti di riferimento, in un ambiente alpino indiscutibilmente severo. Vai a
Galleria fotografica - Vai a GPS Storia Eccezionalmente panoramico, venne dotato
addirittura di una mulattiera per animali da soma che, per quanto
incredibile possa sembrare!, giungeva a circa mezzora dalla vetta; Mario
Aldrovandi ne ricorda il sentiero costruito, a partire da Cheneil,
nel lontano 1871 per volere del Club Alpino Italiano, e suggerisce come
base del toponimo "Tournalin" il termine Tour à Moulin.
Meta del primo alpinismo internazionale e soprattutto britannico,
venne dotato di un piccolo rifugio da
parte dell'inglese Richard Budden. Il bivacco era
intitolato al canonico di Châtillon
Georges Carrel, nato nel 1800 e scomparso settant’anni più tardi ad
Aosta: venne costruito nel 1876, a sei anni di distanza dalla
scomparsa del Carrel, il quale si era laureato in legge a Torino nel
1834 e, nel 1855, aveva contribuito a fondare la prestigiosa Académie
de Saint- Anselme. Socio CAI sin dal 1866 e presidente della sezione
aostana fino alla morte, venne soprannominato “l’amico degli
inglesi” per via della sua conoscenza di lunga data con scienziati
ed alpinisti britannici, quali il citato Richard Henry Budden, James
D. Forbes, John Tyndall, Francis Fox Tuckett. Si racconta che proprio
Carrel volle abbattere il grande ometto eretto dal celebre alpinista
Whymper sulla cima del Grand Tournalin, perché impediva una ripresa
fotografica uniforme del panorama. La sua prima ascensione venne però
compiuta dal giovane, e successivamente famoso, Amé
Gorret nel 1850; la prima invernale risale invece al febbraio
1873, da parte di Corona, Carrel e Maquignaz. Il Grand Tournalin
possiede in realtà due differenti sommità: N (3379), raramente
salita, e S (3370 circa), separate da circa sessanta metri in linea
d'aria e da un profondo taglio nella cresta sommitale, altrimenti
praticamente orizzontale ed accessibile. Qui verrà presentata la
relazione della salita alla vetta meridionale da Ayas, via Colle
di Nana (2775) e Petit
Tournalin (3207); il dislivello da Saint Jacques
(1689) è di 1690 metri. Questa salita presenta difficoltà
alpinistiche ed è classificata F. Vi sono tratti esposti, passaggi su
roccia (I), un tratto attrezzato con corda e frequente possibilità di
incontrare nevai o ghiaccio; per questi motivi, oltre che per la
quota, la lunghezza del percorso, la carenza d'acqua etc., il Grand
Tournalin dev'essere affrontato unicamente da persone ben
allenate, equipaggiate e capaci di affrontare esposizione, terreni
infidi, pietraie, nevai, passi di roccia, passaggi attrezzati. E'
importante non
avventurarsi in zona sopravvalutando le
proprie capacità, rischiando -come successo- di costituire un
pericolo ed un ostacolo per sé stessi e per il prossimo. Grand Tournalin:
variante ayassina e via normale da Cheneil, versante S La nostra ascensione ha origine, nientemeno,
che sulla vetta del Petit Tournalin (3207): vi siamo giunti, come si
evincerà dall'apposita pagina, via Rifugio
Grand Tournalin (2535) e Colle
di Nana (2775) mediante i sentieri 4A e 3D. Dalla croce lignea di
vetta ammiriamo il possente versante meridionale del Grand Tournalin
che giganteggia sopra e davanti a noi: abbandoniamo la vetta scendendo
verso sinistra (W) in un'ampia curva declinante verso l'anfiteatro
roccioso, simile ad un vasto imbuto, ai piedi del Colle o Passo
Tournalin (3130). Sin dai primi passi ci troviamo ad affrontare una
instabile pietraia grigia che, sopra all'imbuto, diviene
prevalentemente rossastra: qui si incontrano sassi malfermi di
ragguardevoli dimensioni. Il fondo dell'imbuto è spesso coperto da un
ampio nevaio residuo, in moderata pendenza, che scende dai piedi del
Passo (in alto, alla nostra destra) verso sinistra: davanti a noi,
imponente e totalizzante, il versante S del Grand Tournalin con le sue
evoluzioni, i suoi basamenti di roccia scura. Si valica con attenzione
il nevaio in vista del sentiero proveniente dai 2105 metri di Cheneil:
il sentiero, sottile linea chiara e pulita, sale coraggiosamente
tagliando ripide pietraie ai piedi dei primi, poderosi bastioni grigi
del versante meridionale. In direzione del colle questi bastioni si
tramutano in una grande, massiccia e quasi verticale pietraia grigia,
unita al versante N del Petit Tournalin dalla muraglia di roccia del
Passo. E' importante visualizzare bene il sentiero che sale da Cheneil,
poiché quando si avrà superato il nevaio ai piedi del Passo e ci si
troverà sotto la grande pietraia, non si vedrà più niente: occorre
salire trasversalmente, nella maniera più comoda e sicura possibile
-evitando le rocce minori ed i varchi più estesi di questa singolare
zona- fino ad incontrare il sentiero. Quest'ultimo è ben tracciato,
segnalato con ometti e singole lastre, spesso con il fondo gradinato
in pietra: le sue svolte sono sempre ben intuibili, una volta che lo
si è raggiunto. La zona è comunque molto frequentata, sia da umani
che da stambecchi, e non è difficile trovare il sentiero, una volta
risalite le roccette. Si prosegue tra le rocce alla volta del Passo,
che in realtà si supera senza toccarlo effettivamente, alla nostra
destra: ci troviamo ora sopra, e sul lato opposto, il versante N del Petit
Tournalin. Oltre l'orlo superiore della muraglia rocciosa che
costituisce il Passo Tournalin (3130) intravediamo finalmente il
lontano Corno
Bussola (3023) e la Punta Piure. Una breve curva, piuttosto
cieca, ci porta improvvisamente ai piedi della zona attrezzata, che
comporta passaggi di primo grado su roccia grigia, compatta e -dove si
posano i piedi - levigata: si tratta di un primo passaggio che dal
basso pare verticale, un secondo tratto orizzontale che ci consegna al
proseguimento del sentiero superiore, descrivendo una sorta di punto
interrogativo. Il tutto è attrezzato con un comodo canapone blu, e la
roccia fornisce molti appigli: sul lato interno cade però in uno
stretto colatoio di sfasciumi e nevai residui, molto inclinato e dal
colore rossastro. Il canapone, in effetti, sale di fianco (prima) e
sopra (poi) a tale imbuto: la roccia offre comodi appigli, la corda è
ben congegnata e, se non si soffre l'esposizione e si è predisposti
per questo genere di passaggi, è un punto piacevole e scenografico.
Un punto esposto e delicato, tuttavia, come dimostra tristemente la
targhetta al suo accesso: qui è necessaria la massima attenzione e la
massima sincerità verso sé stessi, per non bloccarsi a metà
canapone. E' altresì importante evitare di accedere in troppi al
passaggio, intasandolo, o sostare -perfino sedendosi!, come visto
durante la salita del 15 luglio 2007- ostruendo il passo a chi sale.
Si raccomanda la massima calma e cortesia in chi affronta questo
passaggio, per non innervosire persone già preoccupate o in ansia. Ultimo tratto: cresta
sommitale e vetta S Siamo ormai giunti, con svolte e piacevoli
incursioni in direzione W, nell'ultimo tratto: la fascia rossa e
ferrosa sotto la vetta, ampia e visibile da lontano. Qui il sentiero
prosegue ben visibile tra sfasciumi e grandi lastre, sicuro e
rilassante se perfettamente asciutto. La vetta si presenta dopo un
breve falsopiano dal quale si eleva, verso destra, la sommità. Essa
sporge su Ayas un grande roccione, al disopra del quale, dopo altri
strati di roccia salda e grigia, si scorge già la piccola croce di
ferro, marcata 1990 ed assicurata da un cavetto d'acciaio sul versante
ayassino. Dalla vetta meridionale (3370 circa) la cresta prosegue
orizzontalmente, puntando quasi la Gobba di Rollin ed il Cervino,
alternando tre modeste sommità: le prime due grigie, l'ultima -sulla
quale ci fermiamo- rossa e molto comoda. La vetta N (3379) è grigia,
una pinna strapiombante ad E, più dolce a W, con un ometto sopra: è
rischioso discendere nell'intaglio e risalire alla volta della vetta
N, il che richiede equipaggiamento e competenze alpinistiche e non è
stato affrontato da Varasc.it, richiedendo l'ausilio di una guida
alpina. Incredibile il panorama, assolutamente indescrivibile:
ricordiamo solo la bella Roisettaz (3334) ed il Cervino retrostante, la
singolarità del lago di Cignana alla propria sinistra e del piccolo
Lago Verde sotto al Colle Croce (2801), proprio ai nostri piedi.
Magnifica anche la Becca d'Aran (2952) ed il Petit Tournalin (3207),
con il minuscolo giocattolo nero del rifugio, più in basso. Notevole
la vista ad oriente, verso la sottostante cima del Palon
di Nana. Il
rientro avviene, con ogni attenzione, lungo la via di salita: ancora
una volta è bene rammentare che nel tratto attrezzato vi sarà quasi
certamente coda, facendo quindi attenzione a non agitare o distrarre i
presenti, ad evitare schiamazzi e richiami inutili (!), a non smuovere
stupidamente detriti (!), attendendo con calma il proprio turno e non
ostruendo l'uscita del passaggio attrezzato. Prima di condurre grandi
gruppi di persone su questa montagna, anche da Cheneil, sarebbe meglio
considerare molteplici fattori. Tempistica Ecco i dati riscontrati nel corso della salita
di Varasc.it al Grand Tournalin, domenica 15 luglio 2007. Partiti
dalla vetta del Petit
Tournalin alle 11.14, siamo giunti in vetta al
maggiore alle 12.35, dopo un imbottigliamento evitabile al canapone.
Ripartiti alle 13.35 siamo tornati alle 14.50 sotto la vetta del
Petit, alle 15.49 al rifugio Tournalin senza passare dal Colle di Nana
(itinerario non consigliato: è opportuno scendere
seguendo il percorso dell'andata, illustrato nella pagina relativa al
Petit Tournalin). Ripartiti alle 16.20, siamo giunti in meno di un'ora
a St.Jacques. |