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Grand Tournalin Posto a 3379 metri di quota, il maggiore dei due Tournalin è la maggiore elevazione riscontrabile lungo la cresta intervalliva Ayas- Valtournanche. Esso incarna l'archetipo stesso di "vetta": una immensa, perennemente incombente costruzione piramidale grigioscura, sormontata da una bella ed ampia fascia rossastra, a guardia dell'alto vallone di Nana. Perfettamente visibile da oriente da qualsiasi punto elevato in Ayas, esso forma una sorta di grande "pinna" stilizzata se considerato insieme al fratello minore, il Petit Tournalin (3207), a meridione. La sua visione è particolarmente impressionante proprio dalla vetta di quest'ultimo, dove riesce a far passare in secondo piano qualsiasi altra vetta a causa della propria vicinanza. Per la salita a questa vetta, si consiglia il manuale Le Vette della Val d'Ayas, utile per ricostruire "sul campo" l'esatta successione dei numerosi punti di riferimento, in un ambiente alpino indiscutibilmente severo. L'ascensione dell'agosto 2011 non ha evidenziato variazioni in riferimento a quanto descritto nel sito e nel manuale. Vai a
Galleria fotografica - Vai a GPS Grand Tournalin. La storia di una montagna Eccezionalmente panoramico, venne dotato addirittura di una mulattiera per animali da soma che, per quanto incredibile possa sembrare!, giungeva a circa mezzora dalla vetta; Mario Aldrovandi ne ricorda il sentiero costruito, a partire da Cheneil, nel lontano 1871 per volere del Club Alpino Italiano, e suggerisce come base del toponimo "Tournalin" il termine Tour à Moulin. Nel 1899, l'abbé Amé Gorret e
Giovanni Varale descrissero il Grand Tournalin nell'opera Guida
illustrata della Valle di Challant o d'Ayas. (...)
Il Grand Tournalin si sale ordinariamente, per la cresta sud, con
facilità dal versante di Valtournanche per i châlets di
Cheneil, seguendo la mulattiera che porta al Colle tra il Grande e il
Piccolo Tournalin; dalla parte d'Ayas invece, l'ascensione che si può
compiere per la faccia est, non è scevra di difficoltà, dovendosi
superare ripidi e perigliosi pendii e rocciosi canaloni. (...) Sarebbe
desiderabile che la Capanna Carrel costrutta sulla vetta ed ora
abbandonata alle ingiurie del tempo e resa inservibile, fosse
ripristinata in modo da poter rendere qualche servizio all'alpinista.
Meta del primo alpinismo internazionale e soprattutto britannico, il
Grand Tournalin venne infatti dotato di un piccolo rifugio da
parte dell'inglese Richard Budden. Il bivacco, citato da Gorret e
Varale, era
intitolato al canonico di Châtillon
Georges Carrel, nato nel 1800 e scomparso settant’anni più tardi ad
Aosta: venne costruito nel 1876, a sei anni di distanza dalla
scomparsa del Carrel, il quale si era laureato in legge a Torino nel
1834 e, nel 1855, aveva contribuito a fondare la prestigiosa Académie
de Saint-Anselme. Socio CAI sin dal 1866 e presidente della sezione
aostana fino alla morte, venne soprannominato “l’amico degli
inglesi” per via della sua conoscenza di lunga data con scienziati
ed alpinisti britannici, quali il citato Richard Henry Budden, James
D. Forbes, John Tyndall, Francis Fox Tuckett. Si racconta che proprio
Carrel volle abbattere il grande ometto eretto dal celebre alpinista
Whymper sulla cima del Grand Tournalin, perché impediva una ripresa
fotografica uniforme del panorama. La sua prima ascensione venne però compiuta dal giovane, e successivamente famoso, Amé Gorret nel 1850; la prima invernale risale invece al febbraio 1873, da parte di Corona, Carrel e Maquignaz. Il Grand Tournalin possiede in realtà due differenti sommità: N (3379), raramente salita, e S (3370 circa), separate da circa sessanta metri in linea d'aria e da un profondo taglio nella cresta sommitale, altrimenti praticamente orizzontale ed accessibile. Qui verrà presentata la relazione della salita alla vetta meridionale da Ayas, via Colle di Nana (2775) e Petit Tournalin (3207); il dislivello da Saint Jacques (1689) è di 1690 metri. Questa salita presenta difficoltà alpinistiche ed è classificata F. Vi sono tratti esposti, passaggi su roccia (I), un tratto attrezzato con corda e frequente possibilità di incontrare nevai o ghiaccio; per questi motivi, oltre che per la quota, la lunghezza del percorso, la carenza d'acqua etc., il Grand Tournalin dev'essere affrontato unicamente da persone ben allenate, equipaggiate e capaci di affrontare esposizione, terreni infidi, pietraie, nevai, passi di roccia, passaggi attrezzati. E' importante non avventurarsi in zona sopravvalutando le proprie capacità, rischiando (come successo) di costituire un pericolo ed un ostacolo per sé stessi e per il prossimo. Grand Tournalin:
variante ayassina e via normale da Cheneil, versante meridionale La nostra ascensione ha origine, nientemeno, che sulla vetta del Petit Tournalin (3207): vi siamo giunti, come si evincerà dall'apposita pagina, via Rifugio Grand Tournalin (2535) e Colle di Nana (2775) mediante i sentieri 4A e 3D. Dalla croce lignea di vetta ammiriamo il possente versante meridionale del Grand Tournalin che giganteggia sopra e davanti a noi: abbandoniamo la vetta scendendo verso sinistra (W) in un'ampia curva declinante verso l'anfiteatro roccioso, simile ad un vasto imbuto, ai piedi del Colle o Passo Tournalin (3130). Sin dai primi passi ci troviamo ad affrontare una instabile pietraia grigia che, sopra all'imbuto, diviene prevalentemente rossastra: qui si incontrano sassi malfermi di ragguardevoli dimensioni. Il fondo dell'imbuto è spesso coperto da un ampio nevaio residuo, in moderata pendenza, che scende dai piedi del Passo (in alto, alla nostra destra) verso sinistra: davanti a noi, imponente e totalizzante, il versante sud del Grand Tournalin con le sue evoluzioni, i suoi basamenti di roccia scura. Purtroppo, a fine agosto 2011 il nevaio è apparso quasi del tutto scomparso, lasciando solo qualche insidiosa, ripida e scivolosa lingua di ghiaccio duro; la discesa dal Petit avviene dunque su ripidi pendii di sfasciumi rossastri ed instabili, poggiati su sabbia cedevole. Si valicano con attenzione
il nevaio o i suoi residui in vista del sentiero proveniente dai 2105 metri di Cheneil:
questo sentiero, sottile linea chiara e pulita, sale
tagliando ripide pietraie ai piedi dei primi, poderosi bastioni grigi
del versante meridionale. In direzione del colle questi bastioni si
tramutano in una grande, massiccia e quasi verticale pietraia grigia,
unita al versante N del Petit Tournalin dalla muraglia di roccia del
Passo. E' importante visualizzare bene il sentiero che sale da Cheneil,
poiché quando si avrà superato il nevaio ai piedi del Passo e ci si
troverà sotto la grande pietraia, non si vedrà più niente: occorre
salire trasversalmente, nella maniera più comoda e sicura possibile
-evitando le rocce minori ed i varchi più estesi di questa singolare
zona- fino ad incontrare il sentiero. Quest'ultimo è ben tracciato,
segnalato con ometti e singole lastre, spesso con il fondo gradinato
in pietra: le sue svolte sono sempre ben intuibili, una volta che lo
si è raggiunto. La zona è comunque molto frequentata, sia da umani
che da stambecchi, e non è difficile trovare il sentiero, una volta
risalite le roccette. Si prosegue tra le rocce alla volta del Passo,
che in realtà si supera senza toccarlo effettivamente, alla nostra
destra: ci troviamo ora sopra, e sul lato opposto, il versante N del Petit
Tournalin. Oltre l'orlo superiore della muraglia rocciosa che
costituisce il Passo Tournalin (3130) intravediamo finalmente il
lontano Corno
Bussola (3023) e la Punta Piure. Una breve curva, piuttosto
cieca, ci porta improvvisamente ai piedi della zona attrezzata, che
comporta passaggi di primo grado su roccia grigia, compatta e -dove si
posano i piedi - levigata: si tratta di un primo passaggio che dal
basso pare verticale, un secondo tratto orizzontale che ci consegna al
proseguimento del sentiero superiore, descrivendo una sorta di punto
interrogativo. Il tutto è attrezzato con un comodo canapone blu, e la
roccia fornisce molti appigli: sul lato interno cade però in uno
stretto colatoio di sfasciumi e nevai residui, molto inclinato e dal
colore rossastro. Il canapone, in effetti, sale di fianco (prima) e
sopra (poi) a tale imbuto: la roccia offre comodi appigli, la corda è
ben congegnata e, se non si soffre l'esposizione e si è predisposti
per questo genere di passaggi, è un punto piacevole e scenografico.
Un punto esposto e delicato, tuttavia, come dimostra tristemente la
targhetta al suo accesso: qui è necessaria la massima attenzione e la
massima sincerità verso sé stessi, per non bloccarsi a metà
canapone. E' altresì importante evitare di accedere in troppi al
passaggio, intasandolo, o sostare -perfino sedendosi!, come visto
durante la salita del 15 luglio 2007- ostruendo il passo a chi sale.
Si raccomanda la massima calma e cortesia in chi affronta questo
passaggio, per non innervosire persone già preoccupate o in ansia. Vai a Galleria fotografica - Vai a GPS Ultimo tratto: cresta sommitale e vetta Siamo ormai giunti, con svolte e piacevoli
incursioni in direzione ovest, nell'ultimo tratto: la fascia rossa e
ferrosa sotto la vetta, ampia e visibile da lontano. Qui il sentiero
prosegue ben visibile tra sfasciumi e grandi lastre, sicuro e
rilassante se perfettamente asciutto. La vetta si presenta dopo un
breve falsopiano dal quale si eleva, verso destra, la sommità. Essa
sporge su Ayas un grande roccione, al disopra del quale, dopo altri
strati di roccia salda e grigia, si scorge già la piccola croce di
ferro, marcata 1990 ed assicurata da un cavetto d'acciaio sul versante
ayassino. Dalla vetta meridionale (3370 circa) la cresta prosegue
orizzontalmente, puntando quasi la Gobba di Rollin ed il Cervino,
alternando tre modeste sommità: le prime due grigie, l'ultima -sulla
quale ci fermiamo- rossa e molto comoda. La vetta N (3379) è grigia,
una pinna strapiombante ad E, più dolce ad ovest, con un ometto sopra: è
rischioso discendere nell'intaglio e risalire alla volta della vetta
N, il che richiede equipaggiamento e competenze alpinistiche e non è
stato affrontato da Varasc.it, richiedendo l'ausilio di una guida
alpina. Incredibile il panorama, assolutamente indescrivibile:
ricordiamo solo la bella Roisettaz (3334) ed il Cervino retrostante, la
singolarità del lago di Cignana alla propria sinistra e del piccolo
Lago Verde sotto al Colle Croce (2801), proprio ai nostri piedi.
Magnifica anche la Becca d'Aran (2952) ed il Petit Tournalin (3207),
con il minuscolo giocattolo nero del rifugio, più in basso. Notevole
la vista ad oriente, verso la sottostante cima del Palon
di Nana. Il
rientro avviene, con ogni attenzione, lungo la via di salita: ancora
una volta è bene rammentare che nel tratto attrezzato vi sarà quasi
certamente coda, facendo quindi attenzione a non agitare o distrarre i
presenti, ad evitare schiamazzi e richiami inutili (!), a non smuovere
stupidamente detriti (!), attendendo con calma il proprio turno e non
ostruendo l'uscita del passaggio attrezzato. Prima di condurre grandi
gruppi di persone su questa montagna, anche da Cheneil, sarebbe meglio
considerare molteplici fattori. Tempistica Ecco i dati riscontrati nel corso della salita
di Varasc.it al Grand Tournalin, domenica 15 luglio 2007. Partiti
dalla vetta del Petit
Tournalin alle 11.14, siamo giunti in vetta al
maggiore alle 12.35, dopo un imbottigliamento evitabile al canapone.
Ripartiti alle 13.35 siamo tornati alle 14.50 sotto la vetta del
Petit, alle 15.49 al rifugio Tournalin senza passare dal Colle di Nana
(itinerario non consigliato: è opportuno scendere
seguendo il percorso dell'andata, illustrato nella pagina relativa al
Petit Tournalin). Ripartiti alle 16.20, siamo giunti in meno di un'ora
a St.Jacques. Domenica 21 agosto 2011, Varasc.it è tornato al Petit ed al Grand Tournalin, con partenza alle 07.35 ed arrivo alle 08.00 al Colle di Nana, al Petit Tournalin alle 09.10. Il sentiero 3D è apparso ben evidente e segnalato, specialmente nella parte più ripida di pietraia, dove malgrado l'assenza di frecce gialle il tracciato resta sempre ben visibile. In vetta, un grande ometto ed un basso recinto per ripararsi dal vento. Ripartiti alle 09.50, abbiamo constatato la quasi totale scomparsa del grande nevaio tra i due Tournalin, affrontando un tratto breve ma estremamente dirupato sul versante nord-nordoccidentale del Petit Tournalin. La risalita sul Grand Tournalin si è confermata invariata e ben segnalata, fino alla vetta, raggiunta alle 11.00. Ripartiti alle 12.00, abbiamo raggiunto alle 13.00 il Petit Tournalin ed alle 14.20 il Colle di Nana, alle 15.00 il rifugio Grand Tournalin. Ripartiti alle 15.45, siamo tornati a Saint Jacques alle 17.00. |