Grand Tournalin

 

Posto a 3379 metri di quota, il maggiore dei due Tournalin è la maggiore elevazione riscontrabile lungo la cresta intervalliva Ayas-Valtournanche. Esso incarna l'archetipo stesso di "vetta": una immensa, perennemente incombente costruzione piramidale grigioscura, sormontata da una bella ed ampia fascia rossastra, a guardia dell'alto vallone di Nana. Perfettamente visibile da oriente da qualsiasi punto elevato in Ayas, esso forma una sorta di grande "pinna" stilizzata se considerato insieme al fratello minore, il Petit Tournalin (3207), a meridione. La sua visione è particolarmente impressionante proprio dalla vetta di quest'ultimo, dove riesce a far passare in secondo piano qualsiasi altra vetta a causa della propria vicinanza. Per la salita a questa vetta, si consiglia il manuale Le Vette della Val d'Ayas, utile per ricostruire "sul campo" l'esatta successione dei numerosi punti di riferimento, in un ambiente alpino indiscutibilmente severo. L'ascensione dell'agosto 2011 non ha evidenziato variazioni in riferimento a quanto descritto nel sito e nel manuale, a parte il rinvenimento di numerosi rifiuti e di un'antica incisione nell'area dell'antico bivacco Carrel, descritto in seguito. Nell'agosto 2013 Varasc.it ha realizzato una nuova salita alla Roisettaz con partenza dalla Becca Trecare potenzialmente utile anche per salire il Petit ed il Grand Tournalin, visto che raggiunge e supera il sentiero numero 30 in salita da Cheneil.

La prima ascensione al Tournalin venne compiuta dal giovane, e successivamente famoso, Amé Gorret nel 1850; la prima invernale risale invece al febbraio 1873, da parte di Corona, Carrel e Maquignaz. Il Grand Tournalin possiede in realtà due differenti sommità: nord (3379), raramente salita, e sud (3370 circa), separate da circa sessanta metri in linea d'aria e da un profondo taglio nella cresta sommitale, altrimenti praticamente orizzontale ed accessibile. Qui verrà presentata la relazione della salita alla vetta meridionale da Ayas, via Colle di Nana (2775) e Petit Tournalin (3207); il dislivello da Saint Jacques (1689) è di 1690 metri. Questa salita presenta difficoltà alpinistiche ed è classificata F. Vi sono tratti esposti, passaggi su roccia (I), un tratto attrezzato con corda e frequente possibilità di incontrare nevai o ghiaccio; per questi motivi, oltre che per la quota, la lunghezza del percorso, la carenza d'acqua etc., il Grand Tournalin dev'essere affrontato unicamente da persone ben allenate, equipaggiate e capaci di affrontare esposizione, terreni infidi, pietraie, nevai, passi di roccia, passaggi attrezzati. E' importante non avventurarsi in zona sopravvalutando le proprie capacità, rischiando (come successo) di costituire un pericolo ed un ostacolo per sé stessi e per il prossimo. 

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Salita al Grand Tournalin: variante ayassina e via normale da Cheneil, versante meridionale 

La nostra ascensione ha origine, nientemeno, che sulla vetta del Petit Tournalin (3207): vi si giunge via Rifugio Grand Tournalin (2535) e Colle di Nana (2775) mediante i sentieri 4A e 3D. Dalla croce lignea di vetta ammiriamo il possente versante meridionale del Grand Tournalin che giganteggia sopra e davanti a noi: abbandoniamo la vetta scendendo verso sinistra (W) in un'ampia curva declinante verso l'anfiteatro roccioso, simile ad un vasto imbuto, ai piedi del Colle o Passo Tournalin (3130). Sin dai primi passi ci troviamo ad affrontare una instabile pietraia grigia che, sopra all'imbuto, diviene prevalentemente rossastra: qui si incontrano sassi malfermi di ragguardevoli dimensioni. Il fondo dell'imbuto è spesso coperto da un ampio nevaio residuo, in moderata pendenza, che scende dai piedi del Passo (in alto, alla nostra destra) verso sinistra: davanti a noi, imponente e totalizzante, il versante sud del Grand Tournalin con le sue evoluzioni, i suoi basamenti di roccia scura. Purtroppo, a fine agosto 2011 il nevaio è apparso quasi del tutto scomparso, lasciando solo qualche insidiosa, ripida e scivolosa lingua di ghiaccio duro; la discesa dal Petit avviene dunque su ripidi pendii di sfasciumi rossastri ed instabili, poggiati su sabbia cedevole.

Si valicano con attenzione il nevaio o i suoi residui in vista del sentiero numero 30 proveniente dai 2105 metri di Cheneil: questo sentiero, sottile linea chiara e pulita, sale tagliando ripide pietraie ai piedi dei primi, poderosi bastioni grigi del versante meridionale. In direzione del colle questi bastioni si tramutano in una grande, massiccia e quasi verticale pietraia grigia, unita al versante N del Petit Tournalin dalla muraglia di roccia del Passo. E' importante visualizzare bene il sentiero che sale da Cheneil, poiché quando si avrà superato il nevaio ai piedi del Passo e ci si troverà sotto la grande pietraia, non si vedrà più niente: occorre salire trasversalmente, nella maniera più comoda e sicura possibile -evitando le rocce minori ed i varchi più estesi di questa singolare zona- fino ad incontrare il sentiero. Quest'ultimo è ben tracciato, segnalato con ometti e singole lastre, spesso con il fondo gradinato in pietra: le sue svolte sono sempre ben intuibili, una volta che lo si è raggiunto. La zona è comunque molto frequentata, sia da umani che da stambecchi, e non è difficile trovare il sentiero, una volta risalite le roccette. Si prosegue tra le rocce alla volta del Passo, che in realtà si supera senza toccarlo effettivamente, alla nostra destra: ci troviamo ora sopra, e sul lato opposto, il versante nord del Petit Tournalin. Oltre l'orlo superiore della muraglia rocciosa che costituisce il Passo Tournalin (3130) intravediamo finalmente il lontano Corno Bussola (3023) e la Punta Piure. Una breve curva, piuttosto cieca, ci porta improvvisamente ai piedi della zona attrezzata, che comporta passaggi di primo grado su roccia grigia, compatta e (dove si posano i piedi) levigata: si tratta di un primo passaggio che dal basso pare verticale, un secondo tratto orizzontale che ci consegna al proseguimento del sentiero superiore, descrivendo una sorta di punto interrogativo. Il tutto è attrezzato con un comodo canapone blu, e la roccia fornisce molti appigli: sul lato interno cade però in uno stretto colatoio di sfasciumi e nevai residui, molto inclinato e dal colore rossastro. Il canapone, in effetti, sale di fianco (prima) e sopra (poi) a tale imbuto: la roccia offre comodi appigli, la corda è ben congegnata e, se non si soffre l'esposizione e si è predisposti per questo genere di passaggi, è un punto piacevole e scenografico. Un punto esposto e delicato, tuttavia, come dimostra tristemente la targhetta al suo accesso: qui è necessaria la massima attenzione e la massima sincerità verso sé stessi, per non bloccarsi a metà canapone. E' altresì importante evitare di accedere in troppi al passaggio, intasandolo, o sostare -perfino sedendosi!, come visto durante la salita del 15 luglio 2007- ostruendo il passo a chi sale. Si raccomanda la massima calma e cortesia in chi affronta questo passaggio, per non innervosire persone già preoccupate o in ansia.   

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Ultimo tratto: cresta sommitale e vetta

Siamo ormai giunti, con svolte e piacevoli incursioni in direzione ovest, nell'ultimo tratto: la fascia rossa e ferrosa sotto la vetta, ampia e visibile da lontano. Qui il sentiero prosegue ben visibile tra sfasciumi e grandi lastre, sicuro e rilassante se perfettamente asciutto. La vetta si presenta dopo un breve falsopiano dal quale si eleva, verso destra, la sommità. Essa sporge su Ayas un grande roccione, al disopra del quale, dopo altri strati di roccia salda e grigia, si scorge già la piccola croce di ferro, marcata 1990 ed assicurata da un cavetto d'acciaio sul versante ayassino. Dalla vetta meridionale (3370 circa) la cresta prosegue orizzontalmente, puntando quasi la Gobba di Rollin ed il Cervino, alternando tre modeste sommità: le prime due grigie, l'ultima -sulla quale ci fermiamo- rossa e molto comoda. La vetta N (3379) è grigia, una pinna strapiombante ad E, più dolce ad ovest, con un ometto sopra: è rischioso discendere nell'intaglio e risalire alla volta della vetta N, il che richiede equipaggiamento e competenze alpinistiche e non è stato affrontato da Varasc.it, richiedendo l'ausilio di una guida alpina. Incredibile il panorama, assolutamente indescrivibile: ricordiamo solo la bella Roisettaz (3334) ed il Cervino retrostante, la singolarità del lago di Cignana alla propria sinistra e del piccolo Lago Verde sotto al Colle Croce (2801), proprio ai nostri piedi. Magnifica anche la Becca d'Aran (2952) ed il Petit Tournalin (3207), con il minuscolo giocattolo nero del rifugio, più in basso. Notevole la vista ad oriente, verso la sottostante cima del Palon di Nana. Il rientro avviene, con ogni attenzione, lungo la via di salita: ancora una volta è bene rammentare che nel tratto attrezzato vi sarà quasi certamente coda, facendo quindi attenzione a non agitare o distrarre i presenti, ad evitare schiamazzi e richiami inutili (!), a non smuovere stupidamente detriti (!), attendendo con calma il proprio turno e non ostruendo l'uscita del passaggio attrezzato. Prima di condurre grandi gruppi di persone su questa montagna, anche da Cheneil, sarebbe meglio considerare molteplici fattori.   

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Tempistica

Ecco i dati riscontrati nel corso della salita di Varasc.it al Grand Tournalin, domenica 15 luglio 2007. Partiti dalla vetta del Petit Tournalin alle 11.14, siamo giunti in vetta al maggiore alle 12.35, dopo un imbottigliamento evitabile al canapone. Ripartiti alle 13.35 siamo tornati alle 14.50 sotto la vetta del Petit, alle 15.49 al rifugio Tournalin senza passare dal Colle di Nana (itinerario non consigliato: è opportuno scendere seguendo il percorso dell'andata, illustrato nella pagina relativa al Petit Tournalin). Ripartiti alle 16.20, siamo giunti in meno di un'ora a St.Jacques

Domenica 21 agosto 2011, Varasc.it è tornato al Petit ed al Grand Tournalin, con partenza alle 07.35 ed arrivo alle 08.00 al Colle di Nana, al Petit Tournalin alle 09.10. Il sentiero 3D è apparso ben evidente e segnalato, specialmente nella parte più ripida di pietraia, dove malgrado l'assenza di frecce gialle il tracciato resta sempre ben visibile. In vetta, un grande ometto ed un basso recinto per ripararsi dal vento. Ripartiti alle 09.50, abbiamo constatato la quasi totale scomparsa del grande nevaio tra i due Tournalin, affrontando un tratto breve ma estremamente dirupato sul versante nord-nordoccidentale del Petit Tournalin. La risalita sul Grand Tournalin si è confermata invariata e ben segnalata, fino alla vetta, raggiunta alle 11.00. Ripartiti alle 12.00, abbiamo raggiunto alle 13.00 il Petit Tournalin ed alle 14.20 il Colle di Nana, alle 15.00 il rifugio Grand Tournalin. Ripartiti alle 15.45, siamo tornati a Saint Jacques alle 17.00.

 

Il Grand Tournalin nella storia e nella letteratura. Una montagna ed un antico bivacco

Eccezionalmente panoramico, il Tournalin era rinomato nei tempi passati come balcone e punto d'osservazione. Tale nomea valse a questa montagna una cospicua serie di citazioni; venne dotata addirittura di una mulattiera per animali da soma che, per quanto incredibile possa sembrare!, giungeva a circa mezzora dalla vetta. Mario Aldrovandi ne ricorda il sentiero costruito, a partire da Cheneil, nel lontano 1871 per volere del Club Alpino Italiano, e suggerisce come base del toponimo "Tournalin" il termine Tour à Moulin.  

Il Canonico G. Carrel nel numero 12 del Bullettino del Club Alpino Italiano, 1° semestre 1868 pubblicò il pregevole articolo La Vallée de Valtornenche en 1867, descrivendo il Grand Tornalin (3400m). Ce pic élancé et pyramidal est situé au nord-est de Paquier. On passe par Cheneil (2067m). Le mulet peut aller jusqu'aux pàturages supérieurs de l'Aran, et dans moins de 2 heures depuis là on peut atteindre le point culminant. On a une magnifique vue sur la vallée d'Ayas, sur les mamelons du Breithorn, du Lyskamm et du Mont-Rose. Il faut environ 5 heures pour y monter. Ed. Whymper accompagné de J.-A. Carrel a fait cette ascension le 7 août 1863. Nel 1899, l'abbé Amé Gorret e Giovanni Varale descrissero il Grand Tournalin nell'opera Guida illustrata della Valle di Challant o d'Ayas. (...) Il Grand Tournalin si sale ordinariamente, per la cresta sud, con facilità dal versante di Valtournanche per i châlets di Cheneil, seguendo la mulattiera che porta al Colle tra il Grande e il Piccolo Tournalin; dalla parte d'Ayas invece, l'ascensione che si può compiere per la faccia est, non è scevra di difficoltà, dovendosi superare ripidi e perigliosi pendii e rocciosi canaloni. (...) Sarebbe desiderabile che la Capanna Carrel costrutta sulla vetta ed ora abbandonata alle ingiurie del tempo e resa inservibile, fosse ripristinata in modo da poter rendere qualche servizio all'alpinista.

Meta del primo alpinismo internazionale e soprattutto britannico, il Grand Tournalin venne infatti dotato di un piccolo rifugio da parte dell'inglese Richard Budden. Il bivacco, citato da Gorret e Varale, era intitolato al canonico di Châtillon Georges Carrel, nato nel 1800 e scomparso settant’anni più tardi ad Aosta: venne costruito nel 1876, a sei anni di distanza dalla scomparsa del Carrel, il quale si era laureato in legge a Torino nel 1834 e, nel 1855, aveva contribuito a fondare la prestigiosa Académie de Saint-Anselme. Socio CAI sin dal 1866 e presidente della sezione aostana fino alla morte, venne soprannominato “l’amico degli inglesi” per via della sua conoscenza di lunga data con scienziati ed alpinisti britannici, quali il citato Richard Henry Budden, James D. Forbes, John Tyndall, Francis Fox Tuckett. Si racconta che proprio Carrel volle abbattere il grande ometto eretto dal celebre alpinista Whymper sulla cima del Grand Tournalin, perché impediva una ripresa fotografica uniforme del panorama. Nel 1923, l'opera "Itinerari alpini V. Dall'Attendamento S.A.R.I. in Valle d'Ayas" descrisse il Grand Tournalin, m. 3379. Bellissimo ed esteso panorama, specie sul Cervino, ghiacciai del Breithorn e Monte Rosa. Ascensione fatta di frequente, specie da Valtournanche. Il volume forniva sommarie indicazioni per la salita dalla cresta nord-ovest, sud e per il versante orientale. L'abbé Louis Bonin, nel 1928, scrisse in merito al sito: (...) La Cabane Carrel, élevée, en 1873 pour honorer la mémoire de cette illustration de l'Alpinisme Valdôtain, a besoin de réparations. Si noti la differente partizione cronologica operata dall'abate. 

Nel 1962, l'esauriente libro La Valle del Cervino di Francesco Cavazzaro riassunse la vicenda dell'antico bivacco. (...) Nell'entusiasmo dei primi tempi mediante sottoscrizioni si era trovato modo di creare una mulattiera che raggiungeva una buona altezza verso il Gran Tournalin e, sulla cima di questa montagna, era stata costruita una capanna. Erano tempi nei quali la gente amava assistere alla levata del sole e molti salivano alla capanna situata su questa vetta per assistere al fenomeno che, pur essendo quotidiano, tuttavia è sempre interessante. Consegnata la costruzione al Club Alpino, la manutenzione venne meno; malgrado gli accorati allarmi nessun lavoro fu fatto, la neve cominciò ad entrare durante l'inverno nel rifugio che un po' alla volta andrò in malora. Francesco Cavazzaro descrisse quindi il gruppo dei Tournalin. A levante di Cheneil si apre un verde vallone ricco di pascoli e di acque che, pur interrotto da uno sbarramento roccioso, va a finire sulle pendici O del gruppo formato dal Grande e Piccolo Tournalin. Tra i due si apre un vallone che permette raggiungere la cresta S del Grand Tournalin. Questa montagna, la più alta del gruppo, è formata da due vette, una S e l'altra N, collegate da una cresta sottile. Dalla vetta S una cresta SO di scarso rilievo scende verso il bacino di Cheneil; un'altra cresta più accentuata scende a SE e racchiude il vallone tra i due Tournalin; dalla vetta N scende una cresta NO che costituisce lo spartiacque e va a riunirsi alla cresta proveniente dalla Roisetta. Su questa cresta N, e specialmente ai piedi d'essa, si trova spesso della neve anche durante l'estate. Whymper, che ne compì l'asc. con J. Ant. Carrel il bersagliere, l'8 agosto 1863, fu tanto entusiasta del panorama che si offriva al suo sguardo, da aprire una sottoscrizione il cui importo permise di costruire una mulattiera tale che perfino le cavalcature giungevano a mezz'ora dalla vetta. Un altro inglese, il Budden, prese l'iniziativa per costruire un rifugio sulla vetta che fu intitolato prima al bersagliere, poi allo stesso Budden. Il tal rifugio si poteva pernottare per assistere poi alla levata del sole, spettacolo che entusiasmava i nostri avi. Purtroppo, malgrado le segnalazioni tempestive e le lagnanze di molti soci, il CAI si disinteressò del rifugio che lentamente si riempì di neve e cadde in rovina. Anche la mulattiera è, in molti punti, crollata. Oggi forse solo gli ottomila sembrano degni di attenzione! Il nome di Tournalin si vuole derivi dal fatto che questa montagna è molto esposta ai venti, perciò tour à moulin, da cui Tournalin.

L'operato di Riccardo Enrico Budden, socio CAI dal 1865 e membro del Consiglio Direttivo dal 1866, venne peraltro ricordato nel Bollettino del Club Alpino Italiano del 1895-1896, volume 29, numero 62: "Presiedette pure il comitato formatosi per attuare il progetto di riparare la mulattiera e tracciare un sentiero che salisse al Col Fenêtre in Valpellina, comitato che ottenne dalle Autorità svizzere, il compimento dell’opera sul versante di Val di Bagnes. Ai suoi aiuti morali e finanziari è dovuta la esecuzione del sentiero che attraversa il Colle di Valcornera, quello del Tournalin, la costruzione di un «pavillon» sul Pic Sismonda e di tutte le capanne della Sezione, la pubblicazione di un album ove sono illustrate la Valpellina, la Valgrisanche e le Valli di Cogne e Rhême".

 

 

 

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