Monte Roisetta 

Bella e panoramica sommità di 3334 metri, il Roisetta - o Roisettaz, N45 53.235 E7 40.860- è formato dall'unione di tre creste che danno origine a ben tre differenti vette: la maggiore, a N, la vetta meridionale e l'anticima occidentale (3324) sulla quale è posta una croce, e che tuttavia non va confusa con la sommità vera e propria. Queste tre elevazioni formano una sorta di semicerchio o anfiteatro, occupato -ormai solo parzialmente, purtroppo- da un piccolo ghiacciaio, in pessime condizioni nell'estate 2007. Il valico del breve tratto di ghiacciaio richiede però competenze ed attrezzature alpinistiche e non verrà contemplato, né suggerito, nella presente relazione. Si segnala che nel 1928 l'abbé Louis Bonin definì questa vetta Roesetta. 

La montagna è posta a S del Colle Inferiore delle Cime Bianche (2896), a N del Grand Tournalin  (3379, N45 52.271 E7 41.234). Si può raggiungere dai 2105 metri di Cheneil in Valtournanche o da SE, da Ayas: qui verrà proposto questo secondo itinerario, che comporta un dislivello di 1645 metri da St.Jacques (1689, N45 51.688 E7 43.872) e che si svolge sul sentiero n.4, EE. Paiono francamente eccessive le sette ore (07.30 sulle paline a Saint Jacques) indicate per raggiungere il Roisetta; ad ogni modo non vi sono particolari difficoltà, ad eccezione della lunghezza del percorso e della tipologia del terreno, costantemente su pietraia o nevaio. E' quindi un monte da riservarsi ad escursionisti ben allenati ed equipaggiati per il freddo ed il vento, capaci di affrontare tratti su pietraia instabile o umida, nevai e semplici passaggi su roccia nell'area sommitale. Si sconsiglia la partecipazione di bambini, persone non allenate o cani; l'acqua è disponibile nel vallone di Nana ed al rifugio Grand Tournalin (2550, N45 51.511 E7 41.621). Una salita scialpinistica al Roisetta, qualificata MSA, è illustrata anche nel raro "Scialpinismo in Val d'Ayas" di Giorgio Merlo, a p.41.  Per la salita a questa vetta, si consiglia soprattutto il manuale Le Vette della Val d'Ayas, utile per ricostruire "sul campo" l'esatta successione dei numerosi punti di riferimento.

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Avvicinamento 

Il nostro itinerario parte appunto da questa bella struttura, posta nella conca ai piedi del Colle di Nana (2775, N45 51.279 E7 40.810), del Petit Tournalin (3207, N45 51.908 E7 41.051) e della Becca di Nana (Falconetta) (3010, N45 50.917 E7 41.047). Osservando il rifugio dalla strada d'accesso, notiamo che sulla sinistra della struttura alcune pietre, poste parallelamente a delimitare una sorta di breve vialetto, conducono al sentiero 4 (prima, solo carrabile) che dopo circa dieci- quindici minuti su prati e roccette porta ai piccoli Laghi Croce (2586). Si prosegue sulla sinistra del lago principale, acquistando quota e superandone, sempre su prati, il rivolo immissario; da qui si raggiunge facilmente il Colle Croce (2801, N45 52.138 E7 42.040), in circa mezzora dal rifugio. E' interessante notare che, salendo a destra (est) dal valico si raggiungono prima l'anticima, poi la vetta stessa del Croce, o Mont Brun (2894, N45 52.121 E7 42.262), in un tempo che va dai dieci ai venti minuti di salita, su pietre e roccette. Il 4, invece, scende sul sottostante e magnifico Lac Vert (2723, N45 52.256 E7 41.986), caratterizzato dalla dicotomia cromatica tra le sponde rossastre e l'acqua verde intenso. Non si tocca, in realtà, il lago, mantenendosi più in alto lungo la pietraia alla sinistra del bacino, accedendo quindi a modesti dossi d'erba e pietrame, con ometti. A settentrione del lago si trova infatti una bassa muraglia arrotondata di calcemicascisti, attraversata solo dalla rossa curva dell'emissario. Qui inizia un curioso terrazzo parallelo al sottostante vallone di Cime Bianche, formato per quasi tutta la sua lunghezza da banchi di calcemicascisti ed un tempo caratterizzato da piccole polle, scomparse poi per colmataggio o prosciugamento, dopo la fine dei nevai perenni soprastanti. Resta solo il più meridionale, il Lago Verde, un lago di circo. Poco oltre, tornati a circa 2800 metri, incontriamo i segni gialli che ci accompagneranno verso la vetta: ci troviamo infatti nel suddetto gigantesco terrazzo orografico che si estende dal Roisetta alle falde del Monte Croce, una serie di grandi conche o depressioni alternamente ricoperte da pietraie, sabbia e pietrisco, erba e pietrame. Affrontiamo un erto canalino di pietre rosse ed instabili, dove restano spesso alcuni nevai: i segni gialli ci porterebbero sulla sinistra del nevaio, obbligandoci però ad attraversarlo nel punto di massima pendenza!, e per questo motivo si è da tempo creato un percorso alternativo sulla destra del canalino: si sale ripidamente su sabbia umida e schegge, tra sponde di pietrame, senza però dover attraversare il nevaio. Poco sopra i segni gialli, provenienti appunto dalla nostra sinistra, tornano a guidarci; l'intero punto è comunque ben visibile dal basso, ed intuitivo per chi sale. Ci troviamo ora in una sorta di falsopiano di pietre rosse, sotto la parete orientale del Tournalin; dopo circa quindici minuti di cammino verso NO raggiungiamo quota 2900 e superiamo alcune pozze, sulla sinistra. Appena oltre superiamo anche, sempre sulla sinistra, una conca pietrosa passando su rocce instabili, sulle quali -anche se ci si trova apparentemente su una normale pietraia, e si procede in linea orizzontale- è doveroso prestare molta attenzione: è facile cadere in seguito a movimenti delle pietre. Risaliamo la conca con un breve ma erto tratto di sentiero sui 40°, a quota 2995: procediamo verso NO e finalmente scorgiamo la vetta del Roisetta, chiara e bassa sull'orizzonte, facile a confondersi con altri modesti rilievi nelle vicinanze. Vi accediamo tramite un vastissimo ed allungato falsopiano dal colore terroso, cosparso di roccette estremamente friabili, dall'aspetto pressoché lunare: visto dall'alto, il numero 4 spicca nettamente per il semplice passaggio dei viandanti, che tracciano una linea scura nella sabbia più chiara. Segue un pianoro particolarmente cedevole, cosparso di schegge di pietrame, con segni gialli: continuiamo verso NO (3170 metri circa). Siamo ormai ai piedi del rilievo sommitale, composto da rocce più robuste ed estese: proprio qui sotto compiamo l'ultima salita dopo tanto tempo su tratti pianeggianti, portandoci verso sinistra, alla volta di una evidente fascia di sfasciumi nerastri che scende obliquamente da sinistra verso destra. Siamo quasi arrivati: resta da compiere un breve traverso di 70 metri in modesta pendenza, verso sinistra e SW, su schegge molli e cedevoli, franose, che ci mostra l'aspetto lunare e spoglio del pianoro appena attraversato. Usciamo sull'ampia sella rocciosa tra la vetta, a N (destra) e l'anticima meridionale, a S (sinistra). Qui ammiriamo innanzitutto il sottostante scivolo glaciale, ultimo baluardo di una ben più ampia formazione, che sotto i nostri piedi compie una breve curva alla volta dei 2245 metri di Ollia (Euillia, in Valtournanche). Davanti a noi, a SW, l'alta cresta proveniente dall'anticima S termina nell'anticima occidentale, dove sorge una croce; tra noi e quest'ultima si trovano però il ripido scivolo glaciale ed il rovinato torrione roccioso dell'anticima stessa, connubio impossibile da affrontare senza attrezzatura e competenze alpinistiche.  

Monte Roisetta: salita alla vetta 

Dalla sella si procede verso N, alla nostra destra: qui troviamo roccette stabili, di grandi dimensioni, ma molto friabili ed abrasive, simili a quelle presenti negli ultimi tratti che precedono la vetta della Testa Grigia (3314, N45 49.849 E7 47.200) là dove c'è la prima catena. Si passa sulla sinistra scendendo di qualche metro in una breve cengia, alla cui destra e sopra si allunga un'ampia roccia: occorre prestare attenzione al volto ed alla spalla destra, salendo!, la roccia è sensibilmente abrasiva ed invadente. Dopo pochi passi si piega a destra e si risale alle spalle della roccia stessa, prestando unicamente attenzione ai tanti detriti e wafer di roccia presenti nella sabbia ai nostri piedi. Siamo ora in una sorta di strettoia tra le due sezioni della vetta: risaliamo -sempre verso N, con facilità, prestando attenzione a non smuovere minutaglie- e raggiungiamo una zona subito più ampia, parimenti ricoperta di sabbia e scaglie friabili. E' importante notare che, nell'agosto 2007, una grande e robusta roccia collocata proprio in questo punto delicato -tra la strettoia e la risalita verso la vetta- risultava debolmente instabile, al passaggio di un maschio adulto. E' quindi opportuno prestare attenzione durante il transito, specialmente in discesa. La vetta è ampia e piatta, estremamente panoramica sul Cervino e sulle Cime Bianche, sul Grand Tournalin a S e sui ghiacciai della testata di confine; da notare il Gran Lac de Tzére (2860, N45 53.978 E7 43.788). Qui non vi è alcuna struttura a parte un massiccio ometto, a N, ed i resti di un secondo, poco più a S. La discesa avviene per il medesimo itinerario, avendo cura di tornare fino al Colle Croce: i canalini e le ipotetiche vie di discesa sulla sinistra (est), in realtà, strapiombano immancabilmente sul vallone di Cime Bianche.  

Tempistica 

Ecco i dati della prima salita di Varasc.it al monte Roisetta, registrati domenica 19 agosto 2007: dati ovviamente suscettibili di diminuzione, proprio a causa del carattere "esplorativo" di tale escursione. Partiti alle 08.30 dal rifugio Tournalin abbiamo raggiunto il Colle Croce alle 09.04, cogliendo l'occasione per una puntata alla vetta omonima, raggiunta -di corsa- alle 09.10. Rientrati al valico alle 09.22, siamo giunti sopra al canalino con nevaio (2874 metri, rilievo GPS) alle 09.50; alle 11.10 eravamo alla sella tra la vetta e l'anticima S, alle 11.30 -dopo dieci minuti di sosta- in vetta. Ripartito alle 11.40, sono giunto alla sella alle 11.45, scendendone alle 12.12 per via del maltempo. Alle 13.40 eravamo al Lago Verde per il pranzo, ripartendone alle 14.03 e tornando al rifugio alle 14.40, con pioggia. Ripartiti alle 15.44, abbiamo raggiunto Saint Jacques alle 17.20. In sostanza, si evince un tempo medio di due ore e trenta- tre ore dal rifugio Grand Tournalin alla vetta, più ovviamente due ore alla volta del rifugio stesso. In totale, dunque, cinque ore da Saint Jacques, per escursionisti allenati: una tempistica che, pur accentuata a ben sei ore!, resta comunque lontana dalle sette ore o sette e trenta indicate dalla segnaletica in zona.  

 

 

 

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