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Punta Ruines Posta a 2824 metri di quota ed a N45 47.877 E7
43.667, nota anche come "Cima, Punta di Mascognaz", la
Ruines si presenta come una rocciosa elevazione situata quasi in linea
tra la gemella Punta Piure dalle tre
sommità, a N, ed il Corno
Bussola (3023), a W; sovrasta da oriente l'abitato di Corbet
(1489), lungo il torrente Evançon. Si tratta di una vetta poco
conosciuta e frequentata, molto panoramica e gratificante: la si può
raggiungere sia dai 1395 metri di Extrapieraz, via alpeggi (percorso
non testato da Varasc.it) sia da est, via Mascognaz.
Questo itinerario di salita è tuttavia da riservarsi non solamente ad
escursionisti esperti ed allenati, capaci di affrontare carenza di
segnaletica, terreni accidentati o in pendenza e pietraie, bensì a
veri appassionati. La salita da Mascognaz (1822, N45 49.404 E7 43.775)
comporta un dislivello di 1002 metri, da Champoluc, 1256 metri. Sono necessarie
04.00- 04.30 ore; l'acqua è presente a Mascognaz. Si sconsiglia la
presenza di bambini. Si specifica che l'annesso tracciato GPS è stato
parzialmente rielaborato, a causa della mancanza di ricezione nella
zona sottostante il Corno Bussola; gli interessati dovranno pertanto
integrarne la traccia con le indicazioni testuali e fotografiche qui
pubblicate. Vai
alla Galleria fotografica - Vai a GPS La salita alla Ruines richiede il passaggio
nel segreto e bellissimo pianoro formatosi ai piedi ed a nord del Corno
Bussola e sud della Punta Piure. L'accesso al vallone occulto è
quantomeno singolare, reso poco accessibile dalla vegetazione e dal
terreno ripido, infido, scivoloso. Punta Ruines:
avvicinamento La nostra escursione ha inizio a Mascognaz, dove prendiamo la carrabile che, inizialmente nel bosco, sale verso gli alpeggi del vallone omonimo (sent. 14, Champoluc- Colle Palasina, 3.30 hs., E). Si superano l'alpe Vieille (1933, N45 48.989 E7 44.107) e Chavannes (2011, N45 48.673 E7 44.593), alcune baite sul lato sinistro della strada che, poco oltre, offre il bivio per l'alpe Toulassa (2088 inf., 2254 sup.). Si supera Chavannes e la retrostante zona di massi, restando sulla carrabile principale diretti verso l'alpeggio successivo, Pra Sec (2152): la strada compie una curva a destra, elevandosi di qualche metro, tra gli alberi. Non si raggiunge Pra Sec, tuttavia. Compiuta la curva, ora alti sul Torrent de Mascognaz, si incontra una deviazione sulla destra che scende alla volta del torrente, risalendo poi dopo aver descritto una sorta di semicerchio fino ad un alpeggio isolato sul lato opposto dell'acqua (2093, visibile su Carta dei sentieri n.8, Val d'Ayas - Valle di Gressoney - Monte Rosa, 1:25.000, L'Escursionista Editore). Ci fermiamo al punto estremo della curva della deviazione, dove si valica il torrente: davanti e sopra di noi gli erti pendii orientali della Piure, poco più a destra ed in basso l'alpeggio, a sinistra la nostra via. Lasciamo infatti il guado e la strada risalendo prima ampi pascoli cosparsi di pietrame, poi prati in lieve pendenza: attraversiamo stretti canali bordati di sassi e detriti, letti prosciugati dei ruscelli provenienti da ovest e sudovest, occupati -nei mesi più caldi dell'anno, per lo meno- da cardi ferocemente territoriali, e stelle alpine di insolita grandezza. Puntiamo il visibile rialzo dal quale proviene il ruscello, sorta di gradino erboso chiuso a sud dai rilievi alla base del Bussola. Se osservata dal basso la zona si presenta così: le basse e rocciose pendici della Piure e del Bussola si chiudono su un dosso verdeggiante ed alberato, dai cui lati cadono i solchi di due rivoli che si riuniscono più sotto, poco sopra la strada per l'alpeggio, tra pascoli in pendenza e macchie di rododendri. Occorre scegliere e risalire il ruscello di sinistra, quello che punta il Bussola (l'altro, tendente alla Piure, è troppo ripido). Si risalgono i suoi pendii più prossimi, senza esitare a portarsi ora sull'uno, ora sull'altro lato, compatibilmente con le condizioni della vegetazione: a parte saltuari ontani, sono i rododendri ad ostacolare maggiormente il passaggio, in assenza di traccia. Si procede verso SW sul lato destro del ruscello, evitando le macchie di vegetazione più dense. E' importante individuare questo punto- chiave, a circa 2240 metri (rilevamento GPS, N45 48.301 E7 44.491): un facile traverso che porta a valicare una modesta cascatella su due bassi gradini di roccia scura, con barbe di muschio, alla quale si sale da destra per poi passare a sinistra, verso il Bussola. La cascatella non comporta difficoltà, mentre bisogna prestare attenzione ai pochi metri di traverso sull'erba alla sua destra (per chi sale), vista la pendenza. Una volta valicato il ruscello si incontrano ampi e ripidi pendii erbosi, privi però di macchie di ginepri o rododendri: ci accostiamo al lato sinistro del dosso alberato, in una sorta di vasto corridoio d'erba e massi sotto le pareti del Bussola. Un'ultima rampa ci porta al colletto erboso (2466, N45 48.098 E7 44.358) dal quale abbiamo l'ultima visione del fondovalle: il panorama è già notevole, con la Punta Piure alla destra, il Bussola torreggiante a sinistra, il Corno Vitello (3057), la Gran Cima (3023), il Monte Perrin (2974) e la Testa Grigia (3314) alle nostre spalle. In prossimità di tale colletto è stato rinvenuto un masso coppellato, descritto e rivendicato nel numero invernale 2008- 2009 della rivista "Carnet Val d'Ayas". Sull'erba notiamo pochi,
vecchi ometti che ci conducono ad ovest, nella prima, grande conca
alle spalle del dosso alberato: essa è solo parzialmente attraversata
da una vasta pietraia proveniente da sinistra, dal Bussola. Ad ovest
intravediamo già parzialmente gli spuntoni della slanciata cresta
rocciosa che collega la Piure e la Ruines: seguiamo gli ometti sul
lato sinistro della prima conca, superando facilmente la vasta e
semipianeggiante distesa di pietre e roccette, alla volta di questa
cresta. Venti minuti circa di cammino portano ad un sorprendente
paesaggio: una seconda conca (2600), minuscola e perfettamente erbosa,
una verdeggiante ellisse appena abbozzata, attraversata addirittura da
un serpeggiante rivolo tra l'erba alta. Un delta del Mekong in
miniatura, bordato e circondato da pietraie, con un notevole effetto
dicotomico che si apprezza meglio dall'alto; imponente, da qui, la Testa
Grigia. Ma è ad ovest che corre la cresta Ruines- Piure,
oltre la pietraia: una cresta scura, poca erba sostenente rocce rotte
e miriadi di sfasciumi grigio chiaro. All'estremità sinistra (S) di
questa cresta notiamo due rilievi: il primo, più evidente e vicino,
è un torrione di roccia inclinato alla nostra volta, sormontato da
una bassa "V" rocciosa, simile -in termini certo poco
montanari- al fumaiolo di una nave da crociera o, vistone il colore, a
quello di una petroliera. Ancora a sinistra sorge un rilievo più
allungato, informe, declinante tra erba e roccette alla volta di una
evidente insellatura che pare posta esattamente sotto le propaggini
occidentali del Corno Bussola: è la base della Ruines, la cui vetta
è invisibile. Punta Ruines: tratto
terminale e vetta Ai piedi della lunga cresta rocciosa e davanti
a noi si stende un'ampia, robusta ed ostica pietraia, proveniente -a
quanto pare- dai dirupati fianchi del Bussola. La pietraia preclude ed
occupa l'erta rampa alla base del valico. Ci vengono in soccorso i
vecchi ometti, posti sugli ultimi, grandi massi della pietraia: siamo
guidati direttamente verso W, senza deviazioni e sull'ultima erba, fin
sotto la cresta Piure - Ruines. A quota 2650 ci ritroviamo sotto
un'erta rampa erbosa che rimonta la cresta, apparente accesso alla
Piure; qui, in costa e sotto la cresta, incontriamo una vecchia
traccia, ancora evidente (per la manutenzione degli ometti, Varasc.it
si affida al buonsenso ed alla responsabilità dei viandanti).
Voltiamo in direzione S, paralleli alla cresta e sopra la
grande pietraia, senza toccarla mai: il sentiero è spesso invaso da
pietrisco ma si conserva ben evidente, sotto le pareti della cresta,
ora alla nostra destra. Sale, in terra battuta e sfasciumi, verso
l'erta rampa sottostante il colle, mantenendosi rigorosamente alla
destra della parte alta della pietraia e permettendo di usare le
pareti rocciose della cresta come una balaustra: gli ultimi metri sono
in forte pendenza, con brevi svolte su roccette rotte e pietrame, ma
l'erba è sempre presente. Emergiamo al valico sulla destra del
piccolo rilievo che lo divide in due, simile ad una sorta di corno
detritico: siamo al Colle Ruines (2800 metri circa, N45 47.834 E7
43.741), dimenticato passaggio tra l'alto vallone di Mascognaz e la
zona di Extrapieraz (1395), ben visibile ai nostri piedi. Alle nostre
spalle, a N, vediamo il ristretto "viale" di pietraia ai
piedi del colle, e l'impressionante versante meridionale della Piure,
perfettamente triangolare da qui. Dalla depressione a S della Piure
scorgiamo perfino il Cervino ed il Grand
Tournalin (3379, N45 52.271 E7 41.234); dal valico è spettacolare
l'inattesa comparsa del Monte
Zerbion (2722, N45 47.285 E7 39.818) mentre semplici
pendii erbosi declinano, in un'ampia curva, fino ai boschi soprastanti
Extrapieraz e gli alpeggi Rivola (1734) e Cleva Bella (2181). La vetta
incombe, per chi arriva dalla pietraia -che si arresta qualche metro
prima del valico, quasi in segno di rispetto per tale ampiezza di
panorama- a destra: si sale verso W lungo brevi pendii erbosi, che
presto si restringono tra le rocce sommitali, fino all'estremo
spuntone nerastro della Ruines. Si incontrano più livelli di rocce
grigie, con licheni gialli e neri (morti). La difficoltà è
valutabile in F (alpinistica) su roccia, dal bianco cartello Reserve
de Chasse in su: in particolare, prestare attenzione all'arrugginito
chiodo superiore destro di tale cartello!, sporgente e pericoloso,
poiché posto esattamente lungo il passaggio delle gambe. Un grande
spuntone roccioso, ai cui piedi si apre un misterioso e profondo buco
naturale (dal quale spira un'aria gelida) premette ad un terrazzino
roccioso caratterizzato da spuntoni abrasivi, immediatamente sotto
alla vetta: ne vediamo la liscia e verticale parete S, sotto la quale
i pendii erbosi strapiombano per decine di metri. Saliamo la liscia
placchetta, debitamente inclinata sui 35°, soprastante il primo
gradino con il cartello bianco: un gradino alto poco meno di un metro,
nero per i licheni morti, con un comodo spuntone all'estrema destra
per chi non riuscisse a superarlo con un'unica falcata. La placchetta
è subito sopra, grigia ma annerita dai licheni, e si risale lungo la
spaccatura che scende perpendicolare, bordata di saltuari licheni
rossi: non rappresenta difficoltà, ma per un gioco ottico appare in
linea con i pendii erbosi soprastanti il colle, costituendo quindi un
potenziale ostacolo (in discesa) per chiunque non amasse
eccessivamente l'esposizione. Sopra la placca vi è un ripiano erboso,
sovrastato da una bassa bastionata di roccette scure, che si costeggia
brevemente sulla destra per poi risalirla nel punto più basso e
comodo, con appigli ed un anonimo sasso al contempo instabile ed
incastrato, impossibile da rimuovere. Si procede ancora brevemente
verso N (destra) su erba e roccette, fino ad una sporgenza ai cui
piedi corre una brevissima cengia grigia: la si supera senza difficoltà,
aiutandosi con le mani solo per non strisciare i lati dello zaino
sulla roccia aggettante. Superatala, si risale a sinistra (W) fino
alla vetta, stretta e caratterizzata da un basso e scuro ometto nel
quale, fino all'agosto 2007, erano incastrati due legni sbiancati dal
sole a mò di croce provvisoria. Siamo a quota 2824 ed a N45 47.877 E7
43.667. Particolarmente notevole è la rara vista sulla cresta S della
Piure, rocciosa ed arcuata, sul vicinissimo Bussola del quale si vede
la croce metallica, sul vasto versante occidentale della Testa Grigia.
Le vette ammirabili sono molteplici, dal Monte
Facciabella al Cervino, dal Monte
Pezzei al Corno Vitello. La
discesa avviene doverosamente per lo stesso itinerario dell'andata, senza
farsi attrarre dall'apparente comodità della curva sassosa che,
dietro (W) e sotto l'ometto, scende alla volta della verticale parete
S della Ruines fino - in parvenza- ai prati provenienti da Extrapieraz.
Tempistica Ecco i dati della prima salita di Varasc.it
alla Ruines, sabato 25 agosto 2007: dati forzatamente sensibili di
riduzione temporale, a causa del carattere "esplorativo" di
tale ascensione. Partiti dalla Cascata alle 08.35, eravamo a Mascognaz
alle 08.52, alle 09.45 al bivio per l'alpeggio 2093: solo alle 11.30,
rallentati dai rododendri e dall'assenza di traccia, siamo giunti al
colletto erboso (2466). Alle 12.00 eravamo all'accesso della seconda
conca (2600), 12.40 al Colle Ruines, in vetta per le 12.54. Partiti
alle 14.16 siamo discesi al valico per le 14.20, alle 15.58 al
traverso sulla cascatella, ormai in vista di Chavannes, scendendo
-questa volta- a sinistra del ruscello, in direzione NE; alle 16.20
eravamo nuovamente al guado sul Torrent de Mascognaz. Nota importante Alcuni testi riportano generiche informazioni riguardanti il percorso Ruines- Piure, in cresta: tra questi "Val d'Ayas. Itinerari escursionistici", P. Bosio, Musumeci Editore (1983), a pagina 93 riporta letteralmente "(...) Per portarsi sulla vicina Punta Piure occorre abbassarsi ad una sella più bassa di un centinaio di metri e risalire, sempre per cresta, superando alcuni passaggi di facile e divertente arrampicata (I e II inf.)". Per quanto concerne Varasc.it, una più dettagliata descrizione dell'itinerario tra le due vette è presente nella pagina dedicata alla Punta Piure, pubblicata nel settembre 2008. Si raccomanda enorme cautela nell'intero tratto, viste le difficoltà presenti.
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