Punta Ruines

 

Posta a 2824 metri di quota ed a N45 47.877 E7 43.667, nota anche come "Cima, Punta di Mascognaz", la Ruines si presenta come una rocciosa elevazione situata quasi in linea tra la gemella Punta Piure dalle tre sommità, a N, ed il Corno Bussola (3023), a W; sovrasta da oriente l'abitato di Corbet (1489), lungo il torrente Evançon. Si tratta di una vetta poco conosciuta e frequentata, molto panoramica e gratificante: la si può raggiungere sia dai 1395 metri di Extrapieraz, via alpeggi (percorso non testato da Varasc.it) sia da est, via Mascognaz. Questo itinerario di salita è tuttavia da riservarsi non solamente ad escursionisti esperti ed allenati, capaci di affrontare carenza di segnaletica, terreni accidentati o in pendenza e pietraie, bensì a veri appassionati. La salita da Mascognaz (1822, N45 49.404 E7 43.775) comporta un dislivello di 1002 metri, da Champoluc, 1256 metri. Sono necessarie 04.00- 04.30 ore; l'acqua è presente a Mascognaz. Si sconsiglia la presenza di bambini. Si specifica che l'annesso tracciato GPS è stato parzialmente rielaborato, a causa della mancanza di ricezione nella zona sottostante il Corno Bussola; gli interessati dovranno pertanto integrarne la traccia con le indicazioni testuali e fotografiche qui pubblicate. Una più esauriente descrizione, completa di dati GPS e cartografia, si trova nel volume Le Vette della Val d'Ayas, pubblicato nell'estate 2008; il toponimo Ruine, qui al plurale, è estremamente diffuso nella Regione aostana e designa, semplicemente, la frana. Deriva dal similare vocabolo latino. 

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La salita alla Ruines richiede il passaggio nel segreto e bellissimo pianoro formatosi ai piedi ed a nord del Corno Bussola e sud della Punta Piure. L'accesso al vallone occulto è quantomeno singolare, reso poco accessibile dalla vegetazione e dal terreno ripido, infido, scivoloso. 

Punta Ruines: avvicinamento 

La nostra escursione ha inizio a Mascognaz, dove prendiamo la carrabile che, inizialmente nel bosco, sale verso gli alpeggi del vallone omonimo (sent. 14, Champoluc- Colle Palasina, 3.30 hs., E). Si superano l'alpe Vieille (1933, N45 48.989 E7 44.107) e Chavannes (2011, N45 48.673 E7 44.593), alcune baite sul lato sinistro della strada che, poco oltre, offre il bivio per l'alpe Toulassa (2088 inf., 2254 sup.). Si supera Chavannes e la retrostante zona di massi, restando sulla carrabile principale diretti verso l'alpeggio successivo, Pra Sec (2152): la strada compie una curva a destra, elevandosi di qualche metro, tra gli alberi. Non si raggiunge Pra Sec, tuttavia. Compiuta la curva, ora alti sul Torrent de Mascognaz, si incontra una deviazione sulla destra che scende alla volta del torrente, risalendo poi dopo aver descritto una sorta di semicerchio fino ad un alpeggio isolato sul lato opposto dell'acqua (2093, visibile su Carta dei sentieri n.8, Val d'Ayas - Valle di Gressoney - Monte Rosa, 1:25.000, L'Escursionista Editore). Ci fermiamo al punto estremo della curva della deviazione, dove si valica il torrente: davanti e sopra di noi gli erti pendii orientali della Piure, poco più a destra ed in basso l'alpeggio, a sinistra la nostra via. Lasciamo infatti il guado e la strada risalendo prima ampi pascoli cosparsi di pietrame, poi prati in lieve pendenza: attraversiamo stretti canali bordati di sassi e detriti, letti prosciugati dei ruscelli provenienti da ovest e sudovest, occupati -nei mesi più caldi dell'anno, per lo meno- da cardi ferocemente territoriali, e stelle alpine di insolita grandezza. Puntiamo il visibile rialzo dal quale proviene il ruscello, sorta di gradino erboso chiuso a sud dai rilievi alla base del Bussola. Se osservata dal basso la zona si presenta così: le basse e rocciose pendici della Piure e del Bussola si chiudono su un dosso verdeggiante ed alberato, dai cui lati cadono i solchi di due rivoli che si riuniscono più sotto, poco sopra la strada per l'alpeggio, tra pascoli in pendenza e macchie di rododendri. Occorre scegliere e risalire il ruscello di sinistra, quello che punta il Bussola (l'altro, tendente alla Piure, è troppo ripido). Si risalgono i suoi pendii più prossimi, senza esitare a portarsi ora sull'uno, ora sull'altro lato, compatibilmente con le condizioni della vegetazione: a parte saltuari ontani, sono i rododendri ad ostacolare maggiormente il passaggio, in assenza di traccia. Si procede verso SW sul lato destro del ruscello, evitando le macchie di vegetazione più dense. E' importante individuare questo punto- chiave, a circa 2240 metri (rilevamento GPS, N45 48.301 E7 44.491): un facile traverso che porta a valicare una modesta cascatella su due bassi gradini di roccia scura, con barbe di muschio, alla quale si sale da destra per poi passare a sinistra, verso il Bussola. La cascatella non comporta difficoltà, mentre bisogna prestare attenzione ai pochi metri di traverso sull'erba alla sua destra (per chi sale), vista la pendenza. Una volta valicato il ruscello si incontrano ampi e ripidi pendii erbosi, privi però di macchie di ginepri o rododendri: ci accostiamo al lato sinistro del dosso alberato, in una sorta di vasto corridoio d'erba e massi sotto le pareti del Bussola. Un'ultima rampa ci porta al colletto erboso (2466, N45 48.098 E7 44.358) dal quale abbiamo l'ultima visione del fondovalle: il panorama è già notevole, con la Punta Piure alla destra, il Bussola torreggiante a sinistra, il Corno Vitello (3057), la Gran Cima (3023), il Monte Perrin (2974) e la Testa Grigia (3314) alle nostre spalle. In prossimità di tale colletto è stato rinvenuto un masso coppellato, descritto e rivendicato nel numero invernale 2008- 2009 della rivista "Carnet Val d'Ayas".

Sull'erba notiamo pochi, vecchi ometti che ci conducono ad ovest, nella prima, grande conca alle spalle del dosso alberato: essa è solo parzialmente attraversata da una vasta pietraia proveniente da sinistra, dal Bussola. Ad ovest intravediamo già parzialmente gli spuntoni della slanciata cresta rocciosa che collega la Piure e la Ruines: seguiamo gli ometti sul lato sinistro della prima conca, superando facilmente la vasta e semipianeggiante distesa di pietre e roccette, alla volta di questa cresta. Venti minuti circa di cammino portano ad un sorprendente paesaggio: una seconda conca (2600), minuscola e perfettamente erbosa, una verdeggiante ellisse appena abbozzata, attraversata addirittura da un serpeggiante rivolo tra l'erba alta. Un delta del Mekong in miniatura, bordato e circondato da pietraie, con un notevole effetto dicotomico che si apprezza meglio dall'alto; imponente, da qui, la Testa Grigia. Ma è ad ovest che corre la cresta Ruines- Piure, oltre la pietraia: una cresta scura, poca erba sostenente rocce rotte e miriadi di sfasciumi grigio chiaro. All'estremità sinistra (S) di questa cresta notiamo due rilievi: il primo, più evidente e vicino, è un torrione di roccia inclinato alla nostra volta, sormontato da una bassa "V" rocciosa, simile -in termini certo poco montanari- al fumaiolo di una nave da crociera o, vistone il colore, a quello di una petroliera. Ancora a sinistra sorge un rilievo più allungato, informe, declinante tra erba e roccette alla volta di una evidente insellatura che pare posta esattamente sotto le propaggini occidentali del Corno Bussola: è la base della Ruines, la cui vetta è invisibile. 

Punta Ruines: tratto terminale e vetta 

Ai piedi della lunga cresta rocciosa e davanti a noi si stende un'ampia, robusta ed ostica pietraia, proveniente -a quanto pare- dai dirupati fianchi del Bussola. La pietraia preclude ed occupa l'erta rampa alla base del valico. Ci vengono in soccorso i vecchi ometti, posti sugli ultimi, grandi massi della pietraia: siamo guidati direttamente verso W, senza deviazioni e sull'ultima erba, fin sotto la cresta Piure - Ruines. A quota 2650 ci ritroviamo sotto un'erta rampa erbosa che rimonta la cresta, apparente accesso alla Piure; qui, in costa e sotto la cresta, incontriamo una vecchia traccia, ancora evidente (per la manutenzione degli ometti, Varasc.it si affida al buonsenso ed alla responsabilità dei viandanti). Voltiamo in direzione S, paralleli alla cresta e sopra la grande pietraia, senza toccarla mai: il sentiero è spesso invaso da pietrisco ma si conserva ben evidente, sotto le pareti della cresta, ora alla nostra destra. Sale, in terra battuta e sfasciumi, verso l'erta rampa sottostante il colle, mantenendosi rigorosamente alla destra della parte alta della pietraia e permettendo di usare le pareti rocciose della cresta come una balaustra: gli ultimi metri sono in forte pendenza, con brevi svolte su roccette rotte e pietrame, ma l'erba è sempre presente. Emergiamo al valico sulla destra del piccolo rilievo che lo divide in due, simile ad una sorta di corno detritico: siamo al Colle Ruines (2800 metri circa, N45 47.834 E7 43.741), dimenticato passaggio tra l'alto vallone di Mascognaz e la zona di Extrapieraz (1395), ben visibile ai nostri piedi. Alle nostre spalle, a N, vediamo il ristretto "viale" di pietraia ai piedi del colle, e l'impressionante versante meridionale della Piure, perfettamente triangolare da qui. Dalla depressione a S della Piure scorgiamo perfino il Cervino ed il Grand Tournalin (3379, N45 52.271 E7 41.234); dal valico è spettacolare l'inattesa comparsa del Monte Zerbion (2722, N45 47.285 E7 39.818) mentre semplici pendii erbosi declinano, in un'ampia curva, fino ai boschi soprastanti Extrapieraz e gli alpeggi Rivola (1734) e Cleva Bella (2181). La vetta incombe, per chi arriva dalla pietraia -che si arresta qualche metro prima del valico, quasi in segno di rispetto per tale ampiezza di panorama- a destra: si sale verso W lungo brevi pendii erbosi, che presto si restringono tra le rocce sommitali, fino all'estremo spuntone nerastro della Ruines. Si incontrano più livelli di rocce grigie, con licheni gialli e neri (morti). La difficoltà è valutabile in F (alpinistica) su roccia, dal bianco cartello Reserve de Chasse in su: in particolare, prestare attenzione all'arrugginito chiodo superiore destro di tale cartello!, sporgente e pericoloso, poiché posto esattamente lungo il passaggio delle gambe. Un grande spuntone roccioso, ai cui piedi si apre un misterioso e profondo buco naturale (dal quale spira un'aria gelida) premette ad un terrazzino roccioso caratterizzato da spuntoni abrasivi, immediatamente sotto alla vetta: ne vediamo la liscia e verticale parete S, sotto la quale i pendii erbosi strapiombano per decine di metri. Saliamo la liscia placchetta, debitamente inclinata sui 35°, soprastante il primo gradino con il cartello bianco: un gradino alto poco meno di un metro, nero per i licheni morti, con un comodo spuntone all'estrema destra per chi non riuscisse a superarlo con un'unica falcata. La placchetta è subito sopra, grigia ma annerita dai licheni, e si risale lungo la spaccatura che scende perpendicolare, bordata di saltuari licheni rossi: non rappresenta difficoltà, ma per un gioco ottico appare in linea con i pendii erbosi soprastanti il colle, costituendo quindi un potenziale ostacolo (in discesa) per chiunque non amasse eccessivamente l'esposizione. Sopra la placca vi è un ripiano erboso, sovrastato da una bassa bastionata di roccette scure, che si costeggia brevemente sulla destra per poi risalirla nel punto più basso e comodo, con appigli ed un anonimo sasso al contempo instabile ed incastrato, impossibile da rimuovere. Si procede ancora brevemente verso N (destra) su erba e roccette, fino ad una sporgenza ai cui piedi corre una brevissima cengia grigia: la si supera senza difficoltà, aiutandosi con le mani solo per non strisciare i lati dello zaino sulla roccia aggettante. Superatala, si risale a sinistra (W) fino alla vetta, stretta e caratterizzata da un basso e scuro ometto nel quale, fino all'agosto 2007, erano incastrati due legni sbiancati dal sole a mò di croce provvisoria. Siamo a quota 2824 ed a N45 47.877 E7 43.667. Particolarmente notevole è la rara vista sulla cresta S della Piure, rocciosa ed arcuata, sul vicinissimo Bussola del quale si vede la croce metallica, sul vasto versante occidentale della Testa Grigia. Le vette ammirabili sono molteplici, dal Monte Facciabella al Cervino, dal Monte Pezzei al Corno Vitello. La discesa avviene doverosamente per lo stesso itinerario dell'andata, senza farsi attrarre dall'apparente comodità della curva sassosa che, dietro (W) e sotto l'ometto, scende alla volta della verticale parete S della Ruines fino - in parvenza- ai prati provenienti da Extrapieraz.  

Tempistica 

Ecco i dati della prima salita di Varasc.it alla Ruines, sabato 25 agosto 2007: dati forzatamente sensibili di riduzione temporale, a causa del carattere "esplorativo" di tale ascensione. Partiti dalla Cascata alle 08.35, eravamo a Mascognaz alle 08.52, alle 09.45 al bivio per l'alpeggio 2093: solo alle 11.30, rallentati dai rododendri e dall'assenza di traccia, siamo giunti al colletto erboso (2466). Alle 12.00 eravamo all'accesso della seconda conca (2600), 12.40 al Colle Ruines, in vetta per le 12.54. Partiti alle 14.16 siamo discesi al valico per le 14.20, alle 15.58 al traverso sulla cascatella, ormai in vista di Chavannes, scendendo -questa volta- a sinistra del ruscello, in direzione NE; alle 16.20 eravamo nuovamente al guado sul Torrent de Mascognaz.  

Nota importante 

Alcuni testi riportano generiche informazioni riguardanti il percorso Ruines- Piure, in cresta: tra questi "Val d'Ayas. Itinerari escursionistici", P. Bosio, Musumeci Editore (1983), a pagina 93 riporta letteralmente "(...) Per portarsi sulla vicina Punta Piure occorre abbassarsi ad una sella più bassa di un centinaio di metri e risalire, sempre per cresta, superando alcuni passaggi di facile e divertente arrampicata (I e II inf.)". Per quanto concerne Varasc.it, una più dettagliata descrizione dell'itinerario tra le due vette è presente nella pagina dedicata alla Punta Piure, pubblicata nel settembre 2008. Si raccomanda enorme cautela nell'intero tratto, viste le difficoltà presenti. 

 

 

 

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