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Corno Vitello

Nota: Questa pagina dispone di un tracciato GPS scaricabile nell'apposita sezione.

 

Interessante sommità rocciosa di 3057 metri, caratterizzata da una sagoma distinguibile a grande distanza il Corno Vitello o Kalberhorn sorge lungo la costiera intervalliva Ayas-Valle del Lys, in una zona ricca di mete interessanti e poco frequentate quali la Gran Cima ed il Monte Perrin; più precisamente, è collocato tra il Colle di Mascognaz ed i 2807 metri del Passo di Valfredda, precisamente a N45 48.269 E7 47.312. La sua salita offre, da entrambe le vie, un'escursione panoramica ed altamente gratificante, giustamente rinomata; nel 2013 è stato aperto un sentiero di collegamento fino al lontano Colle Palasina, particolarmente piacevole e panoramico, che valica la Punta Palasina. Nel 2015, parte del grande ometto di vetta è crollata, ma è stato ripristinato negli anni successivi ed è parso intatto nel luglio 2019, così come nel 2020, nel luglio 2022 e nell'ottobre 2023.

Per chi sale da Ayas o comunque da occidente, il Vitello si presenta come un'imponente "pinna" rocciosa con un'ampia parete occidentale, subito affiancata ad un grande "dente" di roccia (2920 metri, N45 48.138 E7 47.194) che la rende inconfondibile. La salita al Corno Vitello, sia per l'area isolata e poco frequentata, sia per le caratteristiche del percorso, è da riservarsi ad escursionisti capaci e ben allenati, in grado di affrontare percorsi su roccia e detriti anche instabili. Una più esauriente descrizione, completa di dati GPS e cartografia, si trova nel volume Le Vette della Val d'Ayas, pubblicato nell'estate 2008; nominalmente, essa richiede 2 ore dal Rifugio ARP o Arp, con difficoltà EE. Alcuni tratti sono stati rilevati rovinati nel luglio 2022, come indicato in seguito.

 

Corno Vitello o Kalberhorn. Storia, letteratura e toponomastica

La salita al Vitello venne descritta sin dal 1896 dagli autori Giovanni Bobba e Luigi Vaccarone, Corno del Vitello o Kalberhorn m. 3056. (...) Le roccie del Kalberhorn e del Pfaffe ricordano la curiosa leggenda di un vitello tenuto a battesimo da uno stupido chiericuzzo.

Nel 1899, l'abbé Amé Gorret e Giovanni Varale descrissero il Corno Vitello nell'opera Guida illustrata della Valle di Challant o d'Ayas; tale passo spiega anche l'ambigua ed ormai dimenticata leggenda alla base del nome, in lingua italiana, e della sua versione in antico dialetto Walser, Kalberhorn. (...) Secondo essa, uno sciocco pretocolo, trovandosi agli alpi di Loage, mentre una vacca partoriva, avrebbe impartito il battesimo al vitello. Lo scandalo sollevò rumore ed al prete fu imposto per penitenza di alternare lo studio colla preghiera. Ritornato egli alla montagna, un dì s'accorse che una frana stava per piombare sull'alpe e sulla mandra e fu a tempo di porsi con questa in salvo. Da quel dì, la figura del prete sarebbe rimasta impressa sulla roccia e la punta avrebbe preso il nome di Corno di Vitello. In realtà, poco sopra una gran frana che sovrasta ai pascoli di Loage, osservasi, nel mezzo di una rupe, una estesa chiazza nerastra, raffigurante, assai grossolanamente, un prete e prodotta evidentemente da stillicidi d'acqua che scola lungo la parete squarciata dalla frana. Tale macchia è designata appunto col nome locale di Pfaffe (pretaccio). Cfr. su questa bizzarra tradizione lo scritto dell'ab. A. Carestia, in Bollettino del C.A.I., N.15.

Nel 1923, l'opera Itinerari alpini V. Dall'Attendamento S.A.R.I. in Valle d'Ayas descrisse il Corno Vitello. Corno Vitello-Kalberhorn, m. 3057. Dal Passo di Mascognaz si sale assai facilmente per la cresta nord, ore 6 da Champoluc.

 

Corno Vitello. Le vie di salita

Per quanto concerne la Val d'Ayas, il Corno Vitello si raggiunge mediante due possibili itinerari: il primo rinnovato nell'estate 2006 ed in anni più recenti, vale a dire il comodo sentiero 5B che sale dall'ARP via Laghi Valfredda (2533 metri) in due ore, classificato "EE". Il secondo percorso è molto meno segnalato, poco conosciuto e forse più impegnativo, non riportato dalle carte: prevede la salita dal Lago Perrin

Il primo percorso, come annunciato, parte dal Rifugio Arp, a sua volta raggiungibile dai 1815 metri di Estoul grazie al sentiero numero 5. Si percorre inizialmente il sentiero 5B alla volta dei Laghi e del Colle Valfredda, raggiungibile in circa un'ora dal rifugio: la zona è stata recentemente rinnovata con rifacimento del fondo in terra battuta, dei totem e della segnaletica, molto curata e visibile. Si superano i due Laghi di Valfredda nella loro valletta, salendo verso nordest oltre il più alto fino a guadagnare l'evidente cresta che chiude la valle sopra ai laghi.

Qui, su poggi erbosi, il sentiero si biforca in presenza di un grande totem circolare appena ricostruito, tra 5A per il Colle Valfredda (2807 metri) e 5B per il Vitello. Quest'ultimo tracciato risale la cresta soprastante i laghi, ampia e cosparsa d'erba e roccette, in un'evidente curva che porta ad inserirsi nella dorsale intervalliva, lungo la cresta sudovest del Corno. Qui il terreno diviene detritico, caratterizzato da rocce maggiori ed abbondanza di sfasciumi: il recente lavoro di rifacimento, tuttavia, ha fatto sì che il fondo sia spesso ben battuto (pure sul pietrame) e generalmente stabile, ben segnalato da frecce gialle e totem. Nel mese di luglio 2022 alcuni brevi tratti sono qui stati riscontrati in cattive condizioni, con il fondo terroso tendente a franare a valle, e pietre smosse; tale osservazione è avvenuta anche nell'ottobre 2023.

Con qualche rialzo, il 5B sale generalmente in linea retta offrendo quasi sempre buoni appigli ai lati, anche se l'ambiente circostante resta detritico: scende al di sotto del "dente" roccioso, o spalla, attaccando la parete ovest del Vitello sugli ultimi metri dell'instabile ed abbondante fascia di sfasciumi alla sua base. L'ultimo tratto di sentiero sale in linea verticale, con brevi svolte spesso su fondo umido o cedevole (sabbia e pietrisco bagnato) tra roccette rossastre. Si sbuca a poca distanza dalla vetta vera e propria, una sommità molto panoramica ma poco spaziosa, caratterizzata da un ampio basamento di sfasciumi rossi dal quale s'alza una croce di legno del 1996. Il sentiero 5B è stato testato per la prima volta il 17 agosto 2015 in discesa. Idem, peraltro, nel luglio 2019 e nel 2022 durante la splendida concatenazione Vitello-Corno Bussola.

Il secondo percorso, come premesso, è sensibilmente più impegnativo, sia per le condizioni del terreno, sia per la mancanza di segnalazione recente come quella del 5B. Per tali motivi è da affrontarsi solo con debito allenamento e capacità, ed è sconsigliabile ai bambini. Paradossalmente, si tratta di un itinerario non segnalato né riportato sulle carte, ma intuitivo e rettilineo. Parte dai 2635 metri del Lago Perrin, raggiungibile mediante il sentiero 14A da Mascognaz, il 13 da Champoluc via Crest, il 13C dai vicini Laghi Pinter. Raggiunto il Colle Perrin, ovvero l'ampia e larga sella erbosa cui arrivano i sentieri provenienti dal Crest e dai Pinter, e guardando il lago sottostante, si sale a sinistra verso l'evidente vallone orientale cosparso di pietrame e chiuso in una sorta di gola dai contrafforti della Gran Cima e del Monte Perrin.

Questo vallone, singolarmente cupo nei giorni di maltempo, è lungo circa un chilometro e mezzo e, pur non presentando grosse difficoltà, richiede doverosamente tutta l'attenzione dedicata alle pietraie parzialmente instabili: il tratto più prossimo al Perrin, dove sfocia il rivolo immissario, è ampio ed in parte erboso, ed immette al valloncello. Sfortunatamente, le frane di luglio 2006 hanno stravolto l'orografia della zona, spostando grandi masse detritiche e cancellando lunghi tratti di sentiero, rendendo instabili interi campi di sfasciumi: la gola si affronta comunque sulla sinistra di chi sale, inizialmente più erbosa, addentrandosi progressivamente in un ambiente caratterizzato da sfasciumi, muschio e pietrame di medie dimensioni. Nell'agosto 2015 molti dei vecchi ometti ivi presenti sono parsi distrutti, probabilmente dalle valanghe invernali.

Più oltre, nella parte centrale e superiore del valloncello, il pietrame lascia il posto a rocce maggiori, frequentemente instabili, in un ambiente più simile al Colle Rothorn: occorre testare con cautela la tenuta di ogni singolo appoggio, anche nel caso di rocce e lastre di dimensioni ragguardevoli. L'intero percorso è volenterosamente contrassegnato da bassi ometti di pietra, spesso effimeri, che facilitano l'ascesa, la cui direzione resta comunque intuibile. Sempre salendo sul lato sinistro, si giunge infine all'ultimo tratto, meno impervio e con un po' d'erba residua, che premette la prima conca pietrosa, caratterizzata da affioramenti ferrosi dal tipico colore rossastro. Ci si trova a circa 2850 metri, chiusi in un semicerchio di pietra e detriti dall'aspetto pressoché lunare, in realtà una vera e propria continuazione della cresta meridionale della Gran Cima, sommità che si allunga in alto, alla nostra sinistra. Si superano le basse pareti a semicerchio salendo sulla destra (con qualche attenzione, sono coperte da fasce detritiche instabili) in direzione del cosiddetto Colletto, 2900 metri, una bassa sommità di roccette rosse contraddistinta da una vecchia croce di legno con le estremità ricoperte di metallo. Si perviene, a pochi passi di distanza, all'attacco del possente sperone orientale del Monte Perrin, e continuando sulla cresta (ora ampia e perfino erbosa, con detriti grigi e piatti) si arriva al disopra della parete orientale della prima conca. Esattamente alle nostre spalle, il valloncello detritico proveniente dal Perrin; sulla sinistra, la dorsale sale verso la cresta sommitale della Gran Cima (3023). Il falsopiano antistante ospita polle e laghetti effimeri, gelati il 17 agosto 2015.

Scendendo, sempre verso est e tenendoci genericamente sulla sinistra, ci troviamo in una seconda e più ampia conca, caratterizzata dagli stessi abbondanti sfasciumi e da qualche ometto, oltre che (soprattutto) da un modesto laghetto, 2883 metri secondo rilievi GPS. Secondo i dati del Catasto Laghi pubblicati dall'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente in base al rilevamento del 3 luglio 2007, talelago si estendeva per 1170 metri quadrati. Derivante da escavazione glaciale di circo, privo di fauna e vegetazione, è provvisto di un rivo emissario ed è alimentato dai nevai della zona ad oriente del Monte Perrin e della dorsale Gran Cima-Corno Vitello. Le acque blu e tranquille del bacino senza nome sembrano singolarmente fuori posto nell'ambiente lunare della zona, e vengono quasi dimenticate quando si supera la fascia rocciosa retrostante: una lunga e bassa dorsale, declinante verso destra, oltre la quale si apre un ampio falsopiano sempre inclinato a destra ed attraversato lateralmente in tutta la sua larghezza da similari fasce rocciose, basse, arrotondate e grigioverdi. Queste formazioni si superano senza problemi, pur imponendo un continuo saliscendi: davanti a noi, lievemente spostato sulla destra, appare ormai la sagoma del Corno Vitello con il suo "dente" laterale e l'ardita pinna del versante occidentale.

Pochi ometti di sassi, volenterosi ma sfortunatamente mimetici, ci indicano il percorso più rapido per varcare gli ultimi saliscendi, senza possibilità d'errore a causa dell'imponente vetta bene in vista. La sua base, però, è difesa da un'ampia ed alta fascia di sfasciumi di medie dimensioni, altamente instabili, del tutto simile a quella ai piedi del Rifugio Guide d'Ayas al Lambronecca: la parete soprastante appare quasi verticale ed estremamente rocciosa, di colore rossastro cupo. Valicata con cautela ed attenzione la prima fascia detritica, però, notiamo sopra di noi alcune lastre di pietra appositamente erette, con frecce gialle evidenti anche dal basso: viene infatti in soccorso il già citato sentiero 5B, ed è con sollievo che si constata come il tratto terminale sia comune ai due percorsi. Puntando la freccia più prossima arriviamo al sentiero, ripido e dal fondo spesso umido, ma apprezzabilmente segnalato, che in pochi minuti ci conduce in vetta. Per quanto concerne infine la tempistica relativa al secondo itinerario, riportiamo i dati registrati nel corso dell'escursione di Varasc.it di sabato 5 agosto 2006 al Corno Vitello, esperienza che ha coniugato entrambi gli itinerari proposti in questa sezione esponendone pregi, difetti, rischi e potenzialità.

Corno Vitello. Le tempistiche

Partiti dai 1553 metri Champoluc alle 08.22 con tempo nuvoloso, abbiamo raggiunto Cuneaz alle 09.20, salendo lungo il sentiero 13 ed intersecando il 13C alle ore 10.40. Per le 11.02 eravamo al Colle Perrin, trovando il lago ancora colmo di fanghiglia superficiale dopo le precipitazioni di luglio. Ripartiti alle 11.25, abbiamo pazientemente risalito il vallone orientale tra i detriti, superando la prima conca e giungendo al lago senza nome alle 12.20; per le 13.10 eravamo in vetta al Vitello, ormai avvolti dalle nuvole e sferzati dal nevischio gelato. Abbiamo prudentemente optato per il 5B, non fidandoci delle rocce bagnate del valloncello per il lago Perrin!, lasciando la vetta alle 13.26 sotto la nevicata. A metà della grande parete ovest, il sentiero si stabilizza quasi in piano, correndo ben battuto alla volta del "dente" tra i detriti, con frecce gialle e frequenti totem. Per le 13.54 eravamo sulla dorsale intervalliva proveniente dai 2805 metri del Passo di Valfredda, sotto una forte pioggia a tratti gelata: la dorsale piega gradualmente sulla cresta interna proveniente dalla Punta Palasina (2782), tra la zona di Palasina e l'alto Vallone di Mascognaz. Da qui siamo scesi agevolmente ai laghi Valfredda, su tracciato ben segnalato (sentieri 5A-5B), arrivando al lago superiore per le ore 14.25 e ripartendo alle 15.00, dopo aver pranzato. Per le 15.17 eravamo sulla strada dell'alpe Palasina (2406 metri), recentemente rifatta grazie ad inserti di cemento, mentre alle 15.32 il lago della Battaglia si apriva davanti a noi, vantando il suo nuovo ponticello in stile vagamente gressoniardo. Percorsa la sua riva destra e preso il sentiero numero 4 per il Colle Palasina (2668 metri, N45 47.604 E7 45.501), salivamo alle 15.56 al Lac du Couloir, accolti dallo stesso fronte temporalesco incontrato prima e dopo il Vitello; nove minuti più tardi eravamo al colle, alle 16.55 sulla carrabile per gli alpeggi di Mascognaz, sotto il diluvio. Alle 17.55, ormai fradici e ricoperti di grandine, abbiamo trovato riparo nel paesino.   

Per quanto riguarda invece l'itinerario più "classico" di salita al Vitello, quello via sentiero 5B ( via Laghi Valfredda e Rifugio Arp), ecco i dati registrati domenica 23 settembre 2007. Partiti da Estoul alle 08.06 abbiamo raggiunto il rifugio alle ore 09.13, i laghi alle 09.57 (il superiore), la vetta del Vitello alle 11.15, proseguendo poi alla volta della Gran Cima e del Monte Perrin. Non si riscontrano modifiche inerenti al Corno Vitello, tranne un breve tratto di sentiero parzialmente franato (2946), immediatamente dopo la cresta orientale cui si accede dai laghi, su pietraia, nei pressi del grande "dente" meridionale del Corno. La progressione è comunque agevole, le frecce gialle della segnaletica e gli ometti restano ben visibili. In vetta è stata posta una croce, un bussolotto ligneo ed un secondo libretto, identici a quelli posizionati sulla Becca Mortens da parte di un membro del CAI Savona.

Nota del settembre 2007: Il "Dente" del Vitello

Poche parole per illustrare la salita anche a questa vetta a sé stante e tuttavia "satellite" del Vitello. La si può raggiungere comodamente dal sentiero 5B nel punto in cui esso piega a sinistra (N) per inserirsi sotto il versante occidentale del Corno, su sfasciumi; in vetta (N45 48.138 E7 47.194, circa 2985 metri) è posto un basso ometto. Il panorama sulla vetta maggiore è singolare, almeno quanto l'esposizione sui tre lati del "Dente", apprezzabile anche dalla dirupata sella ombrosa tra le due elevazioni. In zona si trova usualmente un branco stanziale di stambecchi, particolarmente numeroso nell'estate 2013 e nel mese di luglio 2022, come riscontrato durante la panoramica traversata fino al Colle Palasina e al Corno Bussola.

Aggiornamento del primo agosto 2009. Nubi e grandi nevai

Varasc.it è tornato al Corno Vitello sabato primo agosto 2009, verificando la correttezza e l'aggiornamento delle informazioni contenute inizialmente nel sito e nel manuale Le Vette della Val d'Ayas. Partito da Champoluc ho raggiunto l'arrivo delle funivie del Crest alle ore 8.15, riscontrando una forte umidità che ha reso "pesante" la salita, raggiungendo Cuneaz alle 08.25 e, alle 8.40, il bivio del sentiero 13 per l'alpe Pian Long. Alle ore 09.35 ero al Lago Perrin, alle 11.20 in vetta al Corno Vitello, ai cui piedi - fino al Lago Perrin - permangono grandi nevai. Sono salito per lo spigolo settentrionale del monte, intercettando il sentiero 5B solo negli ultimi metri. Per via delle nubi che preannunciavano temporali a sudest, previsti dai servizi meteo, ho giudicato prudente rinunciare alle pur vicine Gran Cima e Monte Perrin, scendendo alle 11.40 e rientrando alle 12.24 al Lago Perrin, grazie ai continui nevai. Ripartito alle 12.55 per il Crest, ho raggiunto Cuneaz alle 13.40 ed il Crest dodici minuti più tardi.  

Una salita dal Rifugio Arp è avvenuta domenica 19 settembre 2010, raggiungendo il "Dente" e la vetta del Vitello in due ore esatte.

Varasc.it è tornato al Corno Vitello mercoledì 08 agosto 2012, partendo alle ore 08.30 dal Crest e raggiungendo dapprima il Lago Perrin alle ore 10.10, il Vitello alle 12.20. La salita ha evidenziato la presenza di numerosi ometti nel canalino orientale che dal lago sale tra la Gran Cima ed il Monte Perrin; molti altri ometti sono stati eretti in giornata.

La salita del 17 agosto 2015, che ha concatenato Gran Cima, Corno Vitello, Punta Palasina e Corno Bussola, ha evidenziato la rovina dell'ometto sommitale e del suo bussolotto per il libro di vetta. Alcune fotografie sono state pubblicate nell'account Facebook di Varasc.it.

Domenica 21 luglio 2019, la concatenazione Corno Vitello-Corno Bussola non ha presentato cambiamenti rispetto a quanto indicato nelle rispettive pagine di questo sito.

Le salite dell'anno 2020 e del luglio 2022 non hanno rilevato cambiamenti rispetto a quanto descritto in questa pagina.

La salita del 15 ottobre 2023, proseguita subito alla volta del Monte Perrin, ha confermato quanto descritto nella pagina.

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