Graines 

 

Antico borgo posto a 1375 metri, Graines è situato nella bassa Val d'Ayas ed è raggiungibile in automobile mediante la statale 506, che si abbandona all'altezza della lussureggiante conca di Arcesaz (1132) prendendo il bivio per i 1291 metri di Curien. Da Graines partono numerosi sentieri per interessanti escursioni nella bassa Ayas, tra cui il turistico numero 8 per Fenilliaz (0.45 minuti), il 9 per i Laghi e Passo di Frudiera (tre ore, E), il 9A per il Colle Ranzola (3.30, T), il 9B per il Colle della Garda (3.30, E). Ad oriente del paesino si stende il profondo vallone omonimo, lungo ben nove chilometri e percorso dal Torrent de Graines, chiuso sul confine con la Valle del Lys dal Colle di Frudiera (2271). Nel 1928, l'abbé Louis Bonin precisò che la foresta di pins et sapins che ricopriva il vallone di Graines era nota come Bois Noire, con riferimento al (...) feuillage sombre et austère. 

E' possibile scendere a Graines da Fenilliaz (1641, N45 45.104 E7 45.448), provenendo da Estoul, mediante un vecchio sentiero inizialmente bordato da vecchi e bassi muretti a secco e rovi, sempre volto a S; il percorso piega quindi a destra, superando un boschetto e scendendo in terreno aperto su Graines. Il tempo di discesa è di circa 40 min., di risalita verso La Croix 01.30 h. Un importante aggiornamento relativo al maniero di Graines, risalente al 15 novembre 2009, è disponibile in calce a questa pagina, mentre nel maggio 2010 è stato creato il sunto archeologico della Val d'Ayas.

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Il maniero di Grana. Storia e vicissitudini

(...) E di secoli il Castello di Graines ne conta parecchi: 

di sotto e d'intorno a lui è passata la fioritura di più di mille primavere

Cesare Chiodi, 1911

Graines possiede una storia ricca ed insospettata, molto antica, come illustrato dalle fonti testamentarie medievali recensite da Varasc.it. 

L'attuale borgo fu centro dell'antico possedimento Borgognone. La Val d'Ayas in quei tempi lontani era parte del vasto "Mandement de Graines", un territorio che comprendeva i villaggi presso Challand-Saint-Anselme, Brusson, Ayas e buona parte di Gressoney La Trinité. Nel 515, il re borgognone Sigismondo il Santo ricostruì l'abbazia di San Maurizio d'Agauno nel Vallese, risalente addirittura al 350 e fondata da San Teodoro vescovo: oltre alla ricostruzione, la dotò di terre e beni immobili, tra cui il maniero di Graines in Ayas. I canonici vi risiedettero, probabilmente, fino al XIII secolo; ad essi si dovrebbe la piccola cappella, descritta perfettamente da Monsignor Edoardo Brunod. Si tratta di una costruzione a pianta rettangolare, con abside rotonda adorna di archetti pensili e muratura a spina di pesce. La lunghezza interna è di dieci metri, la larghezza, 5.80. La ricorrenza della consacrazione cadeva il giorno dodici delle calende di giugno, come illustrato da un messale del secolo XI: XII kal. junii dedicatio cappelle Sancti Martinii Castro. Tale struttura è illustrata, sin dalla stessa copertina, nell'ottimo volume di Francesco Corni, "Segni di pietra. Torri, castelli, manieri e residenze della Valle d’Aosta".

Nel corso dei secoli i monaci di San Maurizio mantennero il dominio di queste terre a sud delle vette attualmente di confine tra Svizzera ed Italia, fino all'avvento del feudalesimo: la data è incerta –si parla della fine del XII secolo, del 1241 e così via- ma alla fine i signori di Challant, peraltro già influenti sul posto, vennero investiti del feudo. Il 19 dicembre 1241 Gotofredo di Challant, nipote del visconte Bosone, riconobbe ad Amedeo IV di Savoia di aver ricevuto il castello di Villa; il 28 luglio 1263, lo stesso nobile dichiarò d'aver ricevuto in feudo il castello di Graines da parte dell'abbazia di Saint-Maurice. Il maniero, però, risale forse all'XI secolo, il che rimanderebbe all'antica tradizione di un monastero fortificato in luogo del successivo castello: questa tradizione si inserisce nel solco della più vasta leggenda che vorrebbe i monaci di San Maurizio responsabili della diffusione del cristianesimo in Ayas, e fondatori della chiesa di Brusson, votata a San Maurizio. Veniva anticamente definito Castro Sancti Martini, in onore della locale chiesetta di San Martino. 

Secondo Cesare Chiodi, autore nel 1991 dell'articolo Il Castello di Graines, il maniero sarebbe (...) sorto probabilmente come i suoi coevi sotto lo sgomento che gettavano intorno le frequenti scorrerie dei Saraceni, appartenne dapprima, come feudo, ai monaci di S. Maurizio che fin dal 516 avevano avuta in dono la terra di Graines e di Brusson dal fondatore dell'Abbazia, il re Sigismondo. Curiosamente, lo stesso Autore aggiunse: (...) Non è però probabile che i monaci vi abbiano mai abitato: a nessuno, certo, di loro poteva bastare l'animo di abbandonare la vita tranquilla della comoda abbazia per passare al di qua delle Alpi a reggere il governo del loro feudo montanino. 

Si tratta ad ogni modo di un castello di tipo primitivo, consistente dunque in una semplice cinta difensiva di 80 metri per 50 con all'interno una torre ed una cappella. Il mastio è caratterizzato da una struttura inferiore "a scarpa", da una porta d'accesso in posizione elevata e ben difendibile. L'accesso obbligava gli attaccanti ad esporre il proprio lato destro, non protetto dagli scudi, mentre a nord ed a sud le mura sono possenti e dotate di merli, più volte ristrutturate e modificate nel corso dei secoli. La torre o donjon è robusta e misura circa 5.50 metri di lato. Dotata di poche finestre quadrate rappresentava l'ultima linea di difesa, ma a nulla valse la sua possanza davanti a secoli di incuria, sottrazioni di materiale e disastrose ricerche di fantomatici tesori: nel 1906 venne salvata dalla rovina completa dal canonico Vuillermin di Brusson mediante una sottoscrizione, cui partecipò la stessa Regina Margherita con trecento lire. Renato Willien, nell'ottima Nouveau Guide de la Vallée d'Aoste (1968), paragona il mistero di questo antichissimo luogo a quello del castello di Montmeilleur, nella Valgrisanche, aggiungendo: (...) "Nous ignorons quelle est la part de vérité qui les concerne. La légende dépassera certainement l'histoire.."

Il castello di Graines divenne successivamente emblema del dominio feudale, amministrato da un castellano fedele ai signori di Challant. Pare improbabile che abbia ospitato a lungo i nobili –gli stessi castellani dimoravano abitualmente nei più comodi borghi di Arcesaz e Brusson- per cui la famosa leggenda della terra gettata dai contadini sui nevai di Chasten, per risparmiare la pelle delle nobildonne dai raggi solari riflessi, è probabilmente esagerata. Tra il 1449 ed il 1452 il maniero venne ristrutturato e fortificato, equipaggiato di balestre e colubrine provenienti da Châtillon per volere di Pietro d'Introd, il forte partigiano di Caterina di Challant durante la lotta per la successione al padre Francesco contro il rivale Giacomo di Challant-Aymavilles ed il ducato di Savoia. Vennero rialzate le mura ed immagazzinate grandi quantità di proiettili da usare in caso d'assedio. La causa di Caterina e Pietro finì malamente con la morte del secondo in battaglia e la disgrazia della nobildonna. Il castello di Graines passò ai Savoia, e nel 1615 il duca Carlo Emanuele I vi pose una piccola guarnigione (due archibugieri di Brusson e quattro moschettieri di Challand, secondo Nouveau Guide de la Vallée d'Aoste di Renato Willien) per tema di una incursione spagnola in Ayas. Alla morte dell'ultima Challant, contessa Gabriella (1841) il castello ormai diroccato passò ai Passerin d'Entrèves, che successivamente ne diedero al Comune di Brusson il diritto di usufrutto. Il paese di Graines ospita anche una cappella del 1668 - come indicato dalla data sulla facciata -, dedicata a Santa Margherita e restaurata nel 1967 con rifacimento di tetto e facciata. Essa contiene una statua della Santa con il drago ai piedi, in legno intagliato e dorato, risalente al XVI secolo ed alta 73 centimetri. In precedenza, vi si trovava anche una tela dipinta del 1668, raffigurante la Trinità, San Rocco, la Vergine, Santa Margherita e San Sebastiano, con la dicitura Gott dam almenchsigen und ehren ob ich Petrus Bonin dire daftel allheso machen sas S. Rochus S. Maria 1668 S. Margorida S. Sebastian. 

Per ulteriori informazioni, Varasc.it consiglia caldamente di visitare l'interessante e completo sito dedicato al maniero, www.castellodigraines.it, recensito nella sezione Links.

 

Aggiornamento di domenica 15 novembre 2009

Si rende noto (fonte: ANSA Valle d'Aosta, 14 novembre 2009) che i manieri di Graines e di Saint-Germain verranno restaurati nel quadro del progetto Interreg Anciennes vestiges et ruines, volto a restituire al pubblico i castelli e le strutture fortificate da tempo dimesse. Il programma è stato varato nel 2007 e ha già visto l'avvio di similari lavori per il maniero di Avise e per la nota Tour de La Mothe, ad Arvier. Partners del progetto sono la Regione Autonoma Valle d'Aosta (Assessorato Regionale alla Cultura) ed il Conseil General de Haute Savoie.

L'11 settembre 2009, con delibera numero 2465 del Consiglio Generale della Valle d'Aosta, è stato conferito l'incarico allo Studio Geoform ed associati per effettuare, dietro compenso di 97.000 Euro, (...) rilievi topografici, laserometrici, ortofotogrammetrici con restituzione vettoriale, di dettaglio bi e tridimensionale, dei castelli di Graines a Brusson e di Saint-Germain a Montjovet. L'Assessore alla Cultura Laurent Viérin ha inoltre affermato, nel corso della seduta consigliare numero 759 del 7 ottobre 2009: (...) Esiste la volontà di valorizzare e di mettere a sistema le realtà monumentali quali Graines nel comune di Brusson e Saint-Germain nel comune di Montjovet, ma anche come tipologia Châtel-Argent di Villeneuve e Cly di Saint-Denis. Questi siti rientrano in un progetto Interreg: "Anciennes vestiges et ruines", programma che prevede non solo il recupero di diversi castelli dell'arco alpino, ma la valorizzazione e la messa in rete del patrimonio, che crediamo, da un punto di vista della tipologia, molto importante, diversificando l'offerta in base alla tipologia di beni culturali. Il modo di operare della Sovrintendenza e dell'Assessorato nel settore della tutela dei beni culturali prevede quale primo elemento la ricerca, come secondo il restauro, successivamente la valorizzazione e ultimo elemento che abbiamo voluto inserire in questi ultimi tempi: la restituzione alla Comunità. I rilievi oggetto di affido sono indispensabili e propedeutici alla stesura delle future progettazioni e indispensabili proprio per questa nostra volontà di valorizzazione.

 

 

 

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