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Testa Grigia e Monte Pinter

Nota: Questa pagina dispone di ben tre tracciati GPS scaricabili nell'apposita sezione.

Avviso importante: prestare attenzione al cavo d'acciaio sottostante la vetta che, nel 2016 e 2017, recava due spuntoni taglienti.

 

Alternativamente definita Tête Grise, Grauhaupt, Groab Hont o Greno, la Testa Grigia è un'imponente cima di 3313 metri che sovrasta l'alta Val d'Ayas e la conca di Champoluc, situata al disopra dei verdi pianori del Monte Crest. Posta immediatamente a nord dell'antico valico del Colle Pinter, la montagna vi proietta un vasto sperone roccioso, definito Monte Pinter, che ospita il noto Bivacco Ulrich Lateltin.

La peculiarità di questa massiccia formazione consiste nell'essere la singola elevazione maggiore della dorsale tra Val d'Ayas e Valle del Lys, oltre a rappresentarne da sempre una delle mete più blasonate e frequentate; il toponimo, presente anche in zona Plateau Rosa, vuole evocare il naso di un volto stilizzato, visibile a distanza seguendo il rilievo dello spartiacque. Se ammirata da sudest, dalle Prealpi Biellesi e dai monti della bassa Valle del Lys, questa cima presenta un sinuoso andamento e una "piramide" sommitale a dir poco speculari al Monte Nery o Becca Frudiera, altra possente cima della costiera Ayas-Lys.

Testa Grigia. Salita in vetta

Negli anni 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013 , 2014, 2015, 2016, 2017 Varasc.it è tornato più volte in vetta alla Testa Grigia, proponendo in questa pagina sia i percorsi principali di salita e le loro peculiarità, sia le modifiche riscontrate nel corso del tempo lungo i differenti tracciati. Si ricorda anzitutto a chi sale questa bellissima cima l'obbligo, legale e morale, di riportare a valle i propri rifiuti - che, sfortunatamente, sono stati abbandonati in gran copia in vetta, per decenni.

Testa Grigia. Primo itinerario della Val d'Ayas

Si tratta di un percorso che richiede nominalmente quattro ore dall'arrivo della funivia che da Champoluc sale al Monte Crest, con un dislivello di 1746 metri da Champoluc. Il sentiero 11A si propone come una delle possibilità più gettonate: partendo dal Crest esso porta ai 2032 metri dell'antico hameau Walser di Cuneaz tra magnifici pascoli e, salendo lungo il pittoresco vallone percorso dall'omonimo torrente, giunge alla sella erbosa presso i Laghi Pinter, dopo una salita su rocce umide, costantemente assicurate nel corso degli anni (lavori importanti compiuti nel luglio 2007). Si segnala che lungo il Torrent de Cuneaz, nel 2016, sono stati notati importanti lavori di captazione delle acque, con cantiere e pista sterrata, ultimati nel 2017. Da qui si sale fino ai 2776 metri del soprastante e brullo Colle Pinter, segnalato dal grande ometto dell'Alta Via, per poi puntare a sinistra verso la Testa Grigia, risalendo dapprima una spalla detritica e quindi l'ampio canale di sfasciumi immediatamente sottostante al Monte Pinter ed al Bivacco Ulrich Lateltin. Il tratto è lievemente esposto e il terreno formato da sabbia e minuscoli sfasciumi derivanti dallo sfaldamento delle antiche rocce oceaniche di questa cima; richiede sicurezza di piede ed attenzione nel non smuovere detriti.

La traccia, molto frequentata nella bella stagione, è ben evidente; si incontrano anche numerose segnalazioni che recano il numero 6. L'acqua è disponibile a Cuneaz, oltre che nei vari ruscelli sul percorso. Varasc.it è tornato alla Testa Grigia sabato 30 giugno 2012, partendo dalla stazione di arrivo della funivia del Monte Crest alle ore 08.16, con temperatura elevata e condizioni soleggiate. Non si sono notate variazioni lungo l'intero tragitto 11A fino al Colle Pinter, mentre tra il colle e l'ampio falsopiano tra la vetta della Testa Grigia e del Monte Pinter si sono incontrati vasti nevai in via di scioglimento. Alcuni di essi, vista la pendenza del tratto, richiedono sicurezza di piede. Il colle è stato raggiunto alle 10.10, la vetta della Testa Grigia alle 12.00, viste le lunghe pause fotografiche causate dall'incontro con la fauna locale. In vetta, la vecchia statuetta della Madonna è stata posta sulla sommità del nuovo tripode del Cai Parabiago, in posizione lievemente inclinata; si sono raccolti numerosi rifiuti.

Sabato 27 luglio 2013 si è incontrata una persona in difficoltà, abbandonata dal proprio accompagnatore su un terreno scosceso e detritico, assolutamente incapace di progredire in qualsiasi direzione e sulle soglie del panico. Un forte monito è obbligatorio per chi vuole salire questa splendida montagna: attenzionea non superare i propri limiti psicofisici, mettendo a repentaglio sé stessi ed il prossimo! La salita ha avuto inizio da Champoluc alle ore 07.20, arrivando al Crest alle 08.00, a Cuneaz alle 08.20 ed al Colle Pinter alle 09.50. Dopo una pausa, la vetta è stata raggiunta alle ore 11.30, superando ampi nevai che tuttavia non ricoprivano i passaggi più delicati sulla parte superiore della montagna. Ripartito alle 12.15 ho raggiunto il Bivacco Lateltin, ripartendo alle 12.57 tra le nubi e rientrando alle 13.40 al Colle Pinter.

 

Testa Grigia. Secondo itinerario della Val d'Ayas

Se si preferisce abbreviare leggermente il tragitto e ridurre il dislivello, si può utilizzare la moderna cabinovia per l'Alpe Ostafa, che parte dal Crest Moreleté a poca distanza dall'arrivo della funivia proveniente da Champoluc. All'Alpe Ostafa, servita da moderna cabinovia chiusa, inizia il panoramico sentiero 12 che, superato un tratto sconvolto dalle frane del 2007, porta per vasti pendii verdeggianti dapprima alla sella erbosa sotto i Laghi Pinter, poi all'omonimo Colle, in circa un'ora. Come premesso, la vecchia seggiovia per l'Alpe Ostafa, dopo i lavori del 2005, è stata rinnovata ed elevata al rango di cabinovia chiusa, in funzione dai primi giorni di luglio nell'anno 2011. Il dislivello dall'Ostafa alla vetta della Testa Grigia ammonta a 900 metri, il tempo necessario a circa tre ore. Nel mese di luglio 2011, il costo delle due tratte per un adulto (Champoluc-Ostafa) ammontava a 16 Euro, comprensivo di andata e ritorno, saliti successivamente a 18 Euro. Gli impianti sono usualmente aperti nei mesi di luglio e agosto, più qualche apertura durante i primi fine settimana di settembre. 

 

Testa Grigia. Terzo itinerario dalla Valle del Lys

Una terza e più impegnativa, selvaggia via di salita è stata testata da Varasc.it il 5 settembre 2009, con partenza dai 1407 Chemonal o Tschemonoal, Gressoney-Saint-Jean, in Valle del Lys. La salita è stata ripetuta domenica 19 luglio 2015, per ulteriori rilevamenti.

La salita richiede, secondo la palina al comodo parcheggio di Chemonal, cinque ore e avviene lungo il sentiero numero 6 che sale ai "3315" metri della Testa Grigia via Colle Pinter, in concomitanza con l'Alta Via Numero 1 (fino al colle, ovviamente). Il percorso si propone, oltre che spesso deserto oltre il magnifico villaggio di Alpenzù (1779), come servito da una segnaletica alquanto curata e sempre visibile fino al Colle Pinter. Rispetto al percorso ayassino è un itinerario molto selvaggio e privo di impianti, ricco di animali, e sensibilmente più lungo: si raccomanda caldamente questo percorso a escursionisti ben allenati ed amanti dei percorsi meno frequentati. L'ambiente naturale è intonso e di elevata, sorprendente bellezza. In occasione della salita del 19 luglio, la partenza è avvenuta alle 06.55 da Chemonal, con arrivo alle 07.28 ad Alpenzu e alle 09.25 al Colle Pinter, alle 10.50 in vetta.

Anche questo percorso, nell'aprile 2015, è stato provvisto di un tracciato GPS scaricabile.

 

Testa Grigia. Quarto itinerario della Valle del Lys,

Un'antica traccia oggi in disuso, la cui parte finale era pressoché verticale, portava ad uscire tra l'attacco della vetta e l'inizio dello sperone di rocce rossastre che corre fino al Monte Pinter. La via transitava dal vecchio bivacco Cozzi, in seguito distrutto, il cui basamento è tuttora visibile dall'alto; secondo varie testimonianze raccolte nella Valle del Lys, richiedeva l'adozione prudenziale di corde. Si cercano ulteriori dettagli in merito a questa vecchia via, la cui uscita è segnalata da due bolli gialli lungo il bordo orientale della "schiena" posta tra il Monte Pinter e la pinna della vetta stessa.

 

Testa Grigia. Tratto sommitale e vetta 

A prescindere dal percorso scelto, il tratto terminale è comune. Spaziosa ed aperta, panoramicissima sui 360°, la vetta presenta alcune comode rocce che servono da sedile, e poco altro. Il terreno è sassoso ma stabile, mentre non vi sono ripari in caso di forte vento. Gli ultimi metri di salita, una volta raggiunto il grande falsopiano tra il Monte Pinter e la vetta della Testa Grigia, richiedono circa 15-20 minuti: ci si trova su una vasta e panoramica sella non più caratterizzata da calcescisti bensì da affioramenti di serpentine e talcoscisti con quarziti.

Si procede verso la cima affrontando dapprima un evidente rilievo di rocce nerastre su cui spiccano i bolli gialli della segnaletica e quindi una cresta abrasiva ed esposta che premette la prima catena. La segnaletica è stata migliorata nel corso del 2010 ed è risultata ottima ancora nel 2014; tale tratto, solitamente, mette alla prova il senso dell'equilibrio e la dimestichezza del viandante e deve essere affrontato con calma, in assenza di ghiaccio o forte vento; bambini e persone non use alla montagna dovrebbero astenersi, o valutare con attenzione la propria capacità di procedere oltre in sicurezza. La cresta si affronta sul profilo superiore, oppure sul lato sinistro (ovest, Val d'Ayas), su un'esile traccia appena accennata sul pendio; si giunge ai piedi di un salto roccioso alto circa un metro e novanta, servito da una vecchia ma robusta catena in due tratte e da comodi scalini naturali. Il punto, malgrado la protezione offerta, è singolarmente esposto.

Segue un piccolo ripiano da cui si accede alla nota cengetta, sul lato orientale (Valle del Lys): un percorso lineare, bordato sul lato sinistro da una parete di rocce abrasive da cui è bene guardarsi, che offrono tuttavia appoggio e riparo dal vento. Nell'agosto 2014, proprio in tale punto, un vasto sasso sul fondo della cengia è risultato smosso e traballante. Si perviene all'ultimo tratto, un breve pendio roccioso e scosceso, servito oggi da un moderno cavo d'acciaio, lasco nella sua parte centrale. Il cavo, per una lunghezza di circa 20 metri, è stato posto nell'anno 2005, mentre nell'estate 2007 è stato spezzato dal fulmine durante una tempesta, e rimesso in sede a fine luglio 2007; catena e cavo erano presenti negli anni 2011-2014. Occorre notare che nell'estate 2016 il cavo d'acciaio sottostante la vetta presentava, nel tratto inferiore, due piccoli spuntoni estremamente taglienti e pericolosi. Questi spuntoni hanno tagliato le mani, dita e palmo, di svariati escursionisti; sono stati sommariamente ricoperti con un nastro farmaceutico il 22 agosto 2016, ma il cavo richiede un intervento urgente. I due spuntoni sono stati individuati anche a fine agosto 2017 e riparati da Giancarlo Bonardi ai primi di settembre 2017.

In cima, cui si perviene all'uscita del secondo tratto attrezzato, sorgono solo due strutture artificiali: la prima consiste in un massiccio ometto con ciò che resta di un altare abbattibile in metallo ed una piccola, celebre Madonnina metallica, butterata da decenni di fulmini. L'ometto ospitava un tempo il libro di vetta. Secondo informazioni ricevute nell'ottobre 2014 dal visitatore di Varasc.it, signor Pino Giaveri di Monza, la piccola statua della Madonna è stata posta in vetta nel 1957 da membri di un campo GREST dell'Oratorio Artigianelli di Monza, all'epoca in campeggio a Noversch, presso Gressoney. Due altre identiche Madonnine erano state poste sul Pizzo Scalino nel 1949 (fotografie di Selena Chinnici) e della Marmolada nel 1954, oltre che del Piz Boé (1955) e della Punta Zumstein o Zumsteinspitze nel 1956, nonché sul Gran Paradiso nel 1959. Alcune vennero distrutte dai fulmini, mentre restano quelle della Testa Grigia, del Boé e del Pizzo Scalino.

La seconda struttura, aggiunta nel 2009 su una roccia piana a poca distanza dall'ometto, consiste in un raffinato e moderno tripode: tolto nell'estate 2008, il nuovo modello sostiene la storica campanella del CAI Parabiago, risalente al giugno del 1978, nonché una custodia ermetica a cofanetto per i libri di vetta, accuratamente sopraelevata e protetta dalla neve. Nell'estate 2012, la statua della Madonna è stata posta su questo piedistallo; la nuova posizione è stata confermata anche a fine settembre 2012 mentre nel 2014 è tornata sull'antico ometto principale, probabilmente per motivi di assicurazione e protezione, siccome sul tripode era solamente appoggiata.

Il panorama, come anticipato, è notevole: la Testa Grigia si propone come balcone privilegiato sul versante meridionale massiccio del Rosa, e non solo. Dalla Testa Grigia si scorgono anche il Monte Bianco, l'Emilius e la Grivola, oltre a centinaia di cime valdostane e biellesi; svariate panoramiche, girate nel corso degli ultimi anni, si trovano nel canale YouTube di Varasc.it. La discesa richiede cautela, specialmente nel tratto immediatamente sottostante la cima; è bene ricordare, in caso di maltempo o stanchezza, la vicina presenza del Bivacco Ulrich Lateltin. Particolarmente notevole il panorama autunnale, in caso di inversione termica e "mare di nuvole", che rende veramente suggestiva questa cima.

 

Testa Grigia. Storia, letteratura e geologia

Per quanto ne concerne la geologia, la Testa Grigia è composta da friabili calcescisti e rocce ofiolitiche, vale a dire aggregazioni di gabbri, basalti e serpentiniti originarie dei fondali dell'oceano perduto, la Tetide, la cui espansione cessò nel Cretaceo per soccombere definitivamente in epoca Terziaria alle spinta convergente della zolla africana e della zolla europea. Vi si incontrano anche strati ridotti di micascisti granatiferi e di quarziti micacee. Al Monte Pinter, che chiude la dorsale a sud della vetta, si trovano invece micascisti superficialmente brunastri o color ruggine, originati da antichi paragneiss, a loro volta derivanti dall'orogenesi dell'era paleozoica. Vi si possono incontrare anche gneiss minuti contenenti rocce gabbriche ricristallizzate risalenti al Permiano; magnifica è la vista di questa vetta imponente dalla Gran Cima, a sud, che permette di apprezzarne le particolarità geologiche.

Per la sua altezza ed imponenza, la Testa Grigia fu l'inevitabile teatro delle prime ascensioni in Ayas e Valle del Lys. La salì ad esempio il celebre alpinista inglese John Ball, presidente dell'Alpine Club sin dal 1858, che descrisse le proprie avventure in Zermatt in 1845. Peaks, Passes and Glaciers (Londra, 1859): "The Grauenhaupt is the highest point in the range that divides the Val del Lys from the valley of Ayas, and about 10,800 feet above the sea-level. The ascent is in great part a steep scramble, but the view is magnificent, corresponding in some measure with that from the Cramont". Nel 1899, l'abbé Amé Gorret e Giovanni Varale descrissero la Testa Grigia nell'opera Guida illustrata della Valle di Challant o d'Ayas. (...) e, più vicina, la tentatrice Testa Grigia (Grauhaupt), su cui la sezione Aostana del C.A.I. intende ora erigere una capanna rifugio. (...) Numerose folgoriti sulla vetta. (...) Dal Grauhaupt si può scendere direttamente sul versante di Gressoney, detto Schelbeteberg, lungo la cresta nord, per macereti e nevai, sino ad un pianoro al piede della Testa, donde si divalla a sinistra, per un ripido burrone, detto l'Hunds Pass, o passo del cane, da cui si scende poco discosto dall'abitato della Trinité.

La Testa Grigia fu salita per la prima volta il 7 agosto 1858 dagli alpinisti Delapierre, Laurent, Rignon insieme ai coniugi Pinney, i quali diedero inizio ad un'incessante ripetersi di ascensioni panoramiche che continuano tutt'oggi. Lo stesso Antonio Laurent ne effettuò la prima invernale il 10 gennaio 1864, realizzando allo stesso tempo la prima salita invernale italiana nelle Alpi. Nel 1873 venne salita dal famoso Abate Gorret; nel 1928 l'abbé Louis Bonin la definì Lo Greno, secondo il toponimo più corrente tra le popolazioni francoprovenzali della vallata. La salita venne descritta in modo professionale e completo nel 1896 dagli autori Giovanni Bobba e Luigi Vaccarone. Testa Grigia o Grauhaupt: per la cresta sud - Dal Colle di Pinter seguesi la cresta a nord che porta ad un primo pianoro, ordinariamente coperto di neve, alla base del Monte Pinter. Attraversatosi diagonalmente il pianoro riprendesi a risalire la cresta fin presso la sommità che si afferra girando sul versante di Gressoney - ore 2 - Quest'ultimo tratto di via è alquanto vertiginoso. Gli autori descrissero anche la salita per la cresta nord: da Gressoney-La Trinité per via del ripido burrone detto da quei valligiani l'Hundspass - passaggio del cane - che bisogna infilare per bene, altrimenti la via è sbarrata da scaglioni insuperabili.  

Nel 1923, l'opera Itinerari alpini V. Dall'Attendamento S.A.R.I. in Valle d'Ayas descrisse il Monte Pinter, la spalla meridionale della Testa Grigia. Monte Pinter, m. 3112. Si sale facilmente in poco più di un'ora dal Colle di Pinter, per la cresta nord. La medesima opera trattò anche la cima principale: Testa Grigia (Grauhaupt), m. 3315. Ascensione fatta assai di frequente e interessante per il suo panorama grandioso, che va dal M. Viso all'Ortler. Numerosi edelweiss. Il testo forniva due vie di salita, (...) per la cresta Sud (con ultimo tratto alquanto vertiginoso, ore 2 dal Colle e 7 da Champoluc) e (...) per la cresta Nord. Dal lato di Gressoney per il cosidetto "Hunds Pass" o passo del cane, malagevole sentiero attraverso ripide roccie, e per piccoli nevati si arriva al punto di congiunzione delle creste est e nord, per la quale si arriva alla vetta in 2 ore circa - 5 ore da Gressoney.

Testa Grigia. Natura e botanica

Nel 1982, la Testa Grigia venne descritta da un punto di vista botanico in un dotto articolo di Maurizio Bovio, Itinerari naturalistici in Valle d'Aosta. Valle d'Ayas: alla Testa Grigia (m 3.3314) attraverso il Vallone di Cuneaz, recensito da Varasc.it nel febbraio 2013. Il dotto articolo, corredato da fotografie a colori, mostrava immagini di Epilobium fleischeri incontrato lungo l'emissario dei laghi Pinter, nonché di Cerastium latifolium e di Gentiana bavarica, fotografata al Colle Pinter. L'ultima immagine mostrava la piccola e resistente Linaria alpina ritratta (...) sui franosi pendii della Testa Grigia il 30 luglio 1982.Suggestiva la descrizione delle minute e resistenti piante pioniere delle quote più elevate. (...) A circa 2900 metri entriamo definitivamente nel deserto di alta montagna, in un paesaggio spettrale ricoperto di infidi detriti scistosi. La vegetazione è ormai costituita da isolate piantine o al massimo da zolle erbose discontinue che sfidano gli elementi. E' il regno della Saxifraga oppositifolia, della Campanula cenisia, della Linaria alpina, quest'ultima pianta molto diffusa, che si trova perfettamente a suo agio su questi instabili macereti. L'autore indicava poi una rarità, l'Eritrichium nanum, oltre alla celebre Artemisia Genipi ed a due Crucifere, Thlaspi rotundifolium e Hutchinsia alpina. Sulla grande sella posta tra la vetta ed il Monte Pinter sono stati invece individuati esemplari di Campanula cochleariifolia, Saxifraga bryoides, Androsace alpina, Ranunculus glacialis, Chrysantemum alpinum, Silene acaulis. In vetta, al disopra dei 3300 metri, Bovio segnalava infine sporadici esemplari di Saxifraga oppositifolia, Androsace alpina, Thlaspi rotundifolium, Ranunculus glacialis.

In ultimo, la salita è stata descritta in modo approfondito dal moderno manuale Le Vette della Val d'Ayas, edito nel 2008.

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